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Un oceano di rifiuti

L’immensa isola d’immondizia galleggiante nel Pacifico

Mar 23 Giu 2009 | di Francesco Buda | Ambiente
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A 800 miglia dalle Hawaii c'è un’isola molto più grande. Niente sorrisi, collane di fiori e palme in spiaggia. È il “Pacific Trash Vortex”, il vortice di rifiuti del Pacifico, come lo chiamano scienziati e ricercatori.
Un mulinello che fa venire le vertigini, superando ogni immaginazione. Visto sui modelli ricostruiti dagli studiosi, lascia senza parole: una macchia gigante sul blu del mare più grande sulla faccia della Terra. E come ogni isola che si rispetti, ha un suo scopritore, il capitano Charles Moore che vi si è imbattuto nel 1997, a bordo del suo catamarano “Alguita”. Da quel momento ha fondato l'Algalita Marine Research Foundation per studiare questa mostruosità.

Discarica grande da 2 a 50 volte l'Italia
Altri l'hanno ribattezzata “The Great Pacific Garbage Patch”, cioè la grande chiazza d'immondizia del Pacifico. La sostanza non cambia: è la più grande discarica a cielo aperto del pianeta alimentata dai rifiuti di tutto il globo. Milioni di tonnellate di scarti galleggianti, per un'estensione grande almeno più di due volte l'Italia, 700.000 chilometri quadrati. Ampiezza che raggiungerebbe, secondo alcuni, i 15 milioni di chilometri quadrati. Vale a dire 50 volte il Belpaese.
E qui il dato – se ve ne fosse bisogno – è ancora più impressionante, perché significa ben l'8% dell'Oceano Pacifico.

Una zuppa killer per la fauna...
I materiali si sono accumulati per via di un gioco di correnti e venti, che convogliano e intrappolano i materiali. Ma la causa è senza dubbio chi quei rifiuti li produce: l'uomo. La maggior parte del “suolo” di quest'isola è formata da plastica (80%) e il suo peso viene calcolato in almeno 3 milioni e mezzo di tonnellate.
Miliardi e miliardi di oggetti che fluttuano formando un minestrone avvelenato che la fauna marina mangia. Il Programma per l'Ambiente Unep delle Nazioni Unite calcola che ogni anno oltre un milione di uccelli ci lasciano letteralmente le penne e oltre centomila i mammiferi come delfini, foche e balene. Tra le principali vittime, migliaia di tartarughe che restano soffocate. Le particelle di veleni ingurgitati passa di animale in animale, dal pesce più piccolo a quello più grande che se lo mangia a sua volta.
Ma pure gli uccelli marini, come gli albatros, scambiano per cibo i frammenti di plastica, che si sminuzza ma resta non biodegradabile e dunque conserva la sua carica tossica.

... e per l’essere umano
Un sabotaggio della catena alimentare mai visto prima. E in cima a quella catena c'è l'uomo, ci siamo noi, con la soglioletta per il bimbo, il tonno, seppie, scampi e mazzancolle. Ma il Pacifico è lontano? Sì, però moltissimi merluzzi, tanto per esempio, vengono da lì. Se non invertiamo la tendenza nella produzione d'immondizia e nello spreco, finiremo per mangiare plastica pure noi. E non sarà come la plastica che ci rende più “belli”. Secondo l'Encyclopedia of Coastal Process, “i problemi creati sono cronici e potenzialmente globali”. Oltre alla propria tossicità, la plastica si carica di altri veleni, come Ddt, diossina e altri micidiali composti chimici. Una vera bomba ad orologeria fluttuante e in espansione.
La rivista Science nel 2006 ha ipotizzato la fine delle riserve di pesce entro l'anno 2048,  se il sovrasfruttamento attraverso la pesca e l'inquinamento continueranno.

Ischia discarica
Scaricavano in mare reflui e fanghi (rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi) senza depurarli, per fare più soldi. Questa l’accusa di cui devono rispondere responsabili e addetti della ditta incaricata del trattamento rifiuti fognari tra Ischia e Procida.
Avrebbero causato - secondo i Carabinieri - “un danno incalcolabile all’ecosistema” delle due isole dell’arcipelago campano. Anche più di 60 albergatori sono indagati.

Mediterraneo stop navi killer
Le navi non possono più buttare rifiuti nel Mare Mediterraneo dal primo maggio 2009. Lo sancisce il divieto imposto dall'Unep, il Programma Ambientale delle Nazioni Unite. E questa è una buona notizia.
Lascia sbigottiti, invece, il fatto che fosse consentito fino ad oggi usare il Mare Nostrum come discarica. Motivo ufficiale? L'inadeguato servizio di raccolta rifiuti nei porti. L'Onu è stata creata nel 1945, il Mediterraeno un po' prima. Ci sono voluti 64 anni per bandire lo scarico d'immondizia. Ancora più assurdo il fatto che occorra un divieto.


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