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Il rastrellamento del Quadraro

Storia di una deportazione di civili italiani non ebrei

Ven 30 Gen 2015 | di Stefania Spirito | Attualità
Foto di 14

È il 17 aprile del 1944 quando la borgata romana del Quadraro viene sconvolta da un fatto gravissimo: la deportazione di circa 750 persone destinate ai campi di lavoro coatto nelle fabbriche del Terzo Reich. Un episodio sepolto nella memoria dalla polvere accumulata in più di 60 anni di storia, che lo scorso dicembre, presso l’Archivio di Stato di Roma, è stato riportato alla luce: sono stati presentati, infatti, i primi risultati della ricerca promossa dall’ANRP sul rastrellamento nella borgata romana del Quadraro. 

LA VICENDA
La vicenda storica del rastrellamento nazista nella borgata del Quadraro di Roma fu un caso particolare della deportazione italiana, poiché coinvolse civili. è questa la novità più importante che emerge dai primi risultati della ricerca promossa dall’ANRP con l’ideazione e la direzione del progetto dello storico dell’arte Pierluigi Amen.
Il rastrellamento fu compiuto dai reparti nazisti diretti dall’ufficiale tedesco comandante delle SS nella città di Roma Herbert Kappler e coinvolse i nati maschi tra i 16 e i 55 anni che i tedeschi riuscirono a catturare, circondando la borgata ed effettuando una violenta irruzione nelle abitazioni all’alba. L’operazione fu compiuta con il duplice intento di stroncare le forze partigiane che operavano nella periferia di Roma e di procurare manodopera per le fabbriche naziste e coinvolse all’incirca 750 persone. Erano non soltanto romani, ma anche originari di altre regioni italiane, in prevalenza meridionali. All’epoca vivevano in questa borgata anche per la necessità di trovare una casa, persa per ragioni belliche, o per nascondersi dall’occupazione tedesca della Capitale. Ad eccezione di alcuni che vennero rilasciati per malattie infettive e di altri che riuscirono in vari modi a fuggire, i prigionieri furono trasformati da deportati politici in lavoratori coatti e condotti con questa funzione nei territori tedeschi, austriaci e polacchi controllati dal Terzo Reich, come manodopera indispensabile alla prosecuzione della guerra. Soltanto nei mesi successivi alla fine del conflitto, tra il giugno e la fine di ottobre del 1945, riuscirono a tornare a Roma dai luoghi di internamento, in forma individuale o in piccoli gruppi; 16 le vittime finora accertate, per malattia, cause belliche o maltrattamenti. I decessi avvennero anche perché alcuni di loro furono tradotti per punizione dai campi di lavoro annessi alle fabbriche ai campi denominati Konzentrations-Lager, spesso abbreviati in “KL” o “KZ”, che erano destinati agli oppositori politici o ai nemici del Terzo Reich. 
Tra le altre novità che stanno emergendo dall’analisi dei documenti vi è la cattura degli ebrei Angelo Sereni e Michele Ascoli e dei due fratelli partigiani appartenenti alla banda Basilotta, Mario e Getulio Lo Cicero, che non furono riconosciuti come tali, riuscendo quindi a ritornare alle loro case. 

DON GIOACCHINO
In risalto c’è anche la figura di Don Gioacchino Rey, già cappellano militare e Medaglia di Bronzo al V. M. durante la Prima Guerra Mondiale poi parroco della Chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio a Roma. Le virtù eroiche di Don Gioacchino appaiono evidenti: egli fu la figura centrale dell'avvenimento storico e della successiva azione di aiuto e sostegno alle famiglie. è grazie alla sua intuizione di raccogliere i nominativi dei rastrellati che si è potuto nel tempo far riconoscere a buona parte degli aventi diritto le provvidenze e le qualifiche dovute per legge, essendo andati distrutti gli elenchi redatti dai tedeschi al momento della cattura; per lui è in corso di svolgimento l’istruttoria per la concessione di una Medaglia d’Oro al Merito Civile. ANRP e Roma Capitale stanno inoltre collaborando per verificare le generalità dei rastrellati ancora in vita e dei loro congiunti, grazie all’impegno degli ufficiali di Stato civile dell’anagrafe capitolina, allo scopo di promuovere il conferimento della “Medaglia d’Onore per i Cittadini Italiani internati e deportati nei lager nazisti”. Il Centro Studi, in vista del 70° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale (8 maggio 2015) si sta concentrando sulla realizzazione a Roma di un luogo della memoria da dedicare agli IMI (Internati Militari Italiani) nei lager del Terzo Reich tra il 1943 e il 1945; sulla preparazione dell’Albo d’Onore degli IMI caduti nei lager e sulla realizzazione del Lessico Biografico LeBi, con l’inserimento online della banca dati nella quale saranno registrati in ordine sistematico dati anagrafici e biografici del più alto numero possibile degli oltre 600mila militari italiani internati.                    

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