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Alejandro Marmo: la ricerca dell’impossibile

Dalle periferie del mondo al cuore della cristianità

Gio 26 Feb 2015 | di Giuseppe Stabile - zonastabile@ioacquaesapone.it | Zona Stabile
Foto di 6

Le sue sculture sono partite dalle periferie del mondo e con Papa Francesco sono arrivate al centro della cristianità. Alejandro Marmo attraverso l’arte fa rifiorire la bellezza tra gli scarti, umani e materiali, della nostra iniqua e confusa società. 

Alejandro sei giovane, ma con le tue opere hai già girato il mondo!
«Per tanti anni ho viaggiato ovunque dando tutto me stesso per l’arte. Ora ho una splendida famiglia con due figli e non posso lavorare standone lontano; al primo posto metto loro, perché ho capito che non ha senso creare opere e avere successo se poi si è soli».

Quanto è importante per te esprimerti attraverso la scultura e la pittura?
«È fondamentale, perché sento l’arte come una forza astratta, che mi aiuta anche a stare con Dio: mi solleva, aiutandomi ad esprimere pure la mia rabbia. Attraverso una scultura riesco ad esprimere i tormenti presenti nella mia anima».

Da dove arriva la tua rabbia?
«Sin dall’infanzia ho sempre immaginato un’esistenza personale e sociale diversa da quella che vedevo intorno a me. Ogni artista credo porti dentro di sé una certa dose di rabbia, perché vede quanto è difficile realizzare concretamente quello che ha nell’anima. Attraverso l’opera artistica possiamo manifestare ciò che non sempre riusciamo a sperimentare nell’esistenza quotidiana: è una tensione particolarmente radicata nella cultura dell’America Latina».

Sei nato in Argentina, ma tuo padre era italiano, tua mamma greca e hai lavorato spesso in Europa. Quale bagaglio culturale ti porti dentro?
«Sono tra i figli dei milioni di migranti europei del dopoguerra: anch’io porto in me un po’ di nostalgia e il desiderio di realizzare sempre qualcosa d’inafferrabile. In Sud America la gente è abituata a combattere per tutto ed a immaginare svariate esistenze, mentre nel mondo occidentale si tende ad organizzare e programmare ogni cosa. Può sembrare comodo, ma non credo sia positivo per un bambino trovarsi tutto già impostato, dalla scuola al lavoro: la cosa divertente è cercare la propria strada. La vera arte non è una scultura o un quadro, ma la testimonianza della ricerca umana dell’impossibile». 

C’è qualcosa di impossibile che si è realizzato nella tua esistenza?
«Era davvero impossibile immaginare che un ragazzo figlio di emigrati abitanti nella periferia di Buenos Aires potesse un giorno vedere, vicino alle grandiose opere d’arte presenti in Vaticano, due sue sculture realizzate con gli scarti della società. Eppure, grazie a Papa Francesco, questo è successo! Sono felice di questa collaborazione e del risultato raggiunto, ma continuerò a cercare l’impossibile e l’apparentemente inutile».

Qual è il significato delle tue imponenti e sorprendenti sculture che Papa Francesco ha voluto installare nei Giardini Vaticani?
«Il Cristo operaio e la rappresentazione della Vergine di Lujan, patrona della Repubblica Argentina, simboleggiano la Chiesa che guarda verso il Sud del mondo, quello degli scarti e degli emarginati. Sono state realizzate utilizzando ferro e altri materiali di scarto da ragazzi tossicodipendenti da alcool e droghe che lavorano con me nelle periferie di Buenos Aires in un progetto di arte e integrazione sociale. Dagli scarti, umani e materiali della società alla bellezza, testimonianza anche della forza che ha l’arte di trasformare le cose e donare emozioni e messaggi sociali».

Sembra bizzarro proporre il valore dell’inutile in una società drogata dal consumismo.
«L’inutilità è la poesia e la poesia è la vita. La marginalità non esiste solo nelle aree povere del mondo, perché ci sono anche tanti poveri spirituali: conosco moltissime persone piene di beni materiali, ma vuote nell’anima! Questo è il drammatico frutto della nostra epoca, dominata dal materialismo, dalla tecnologia e dall’ansia. Dobbiamo uscire da noi stessi e andare incontro a chi è rifiutato, scartato: solo così possiamo muoverci dall’oscurità alla bellezza. Contemporaneamente, chi si sente escluso ha la possibilità di sperimentare la bellezza dello Spirito attraverso l’arte:  non è importante se piace o meno il risultato artistico, ciò che conta è la testimonianza nei confronti della cultura degli scarti». 

Qual è il valore della tua collaborazione con Papa Francesco?
«Ho conosciuto il Cardinale Bergoglio durante la crisi argentina del 2001, perché condividevamo lo stesso universo popolare, lui con la sua attività pastorale e io col mio impegno artistico: insieme abbiamo lavorato molto in Argentina su varie iniziative di “arte sociale”. Nel 2009 gli presentai un progetto artistico da realizzare con gli scarti della società: apprezzò molto la mia proposta, collaborando alla realizzazione delle varie opere che poi benedisse.
Naturalmente, dopo la sua nomina a Pontefice è aumentato l’interesse verso questa attività e ha voluto che queste due opere, realizzate con gli scarti presenti nei magazzini delle Ville Pontificie, fossero installate nei Giardini Vaticani. Papa Francesco è l’icona di una Chiesa con le porte aperte, vicina alla gente, ai lavoratori e ai sofferenti. Le mie opere sono un messaggio di speranza: tutto ciò che è morto, i materiali e le persone scartate, possono rinascere in una Chiesa aperta. Dobbiamo testimoniare la poesia della trasformazione, di chi è nell’oscurità e cerca di arrivare alla bellezza e al Paradiso. Anche nelle cose di tutti i giorni, nella famiglia, nel lavoro, nel mutuo da pagare, dobbiamo morire tante volte se vogliamo cercare la vita vera». 

Che rapporto umano ti lega a Papa Francesco?
«Abbiamo condiviso molte esperienze di vita quotidiana: alcune privatamente, altre le abbiamo vissute nelle periferie e nei luoghi dove operavo, nei quali lui diventava un lavoratore tra gli altri e un infaticabile pastore di anime. Continuiamo a sentirci e vederci, ha donato molto a me e alla mia famiglia: qualche mese fa ha battezzato anche la mia secondogenita. Lui è una persona gioiosa e positiva, incoraggia sempre per trovare una soluzione; soprattutto, testimonia una grande umiltà e semplicità. La nostra amicizia è profonda, ma Padre Giorgio non esiste più, ora lui è risorto ad una vita nuova come Vescovo vicino alla gente di Roma e come Papa di una Chiesa aperta a tutti».

La guida spirituale del sacerdote Bergoglio è stata importante per la crescita della tua fede?
«Certamente, lui è il pastore che ogni persona vorrebbe al proprio fianco. È un sacerdote attento e sempre vicino, che parla con parole accessibili a tutti. Frequentandolo la mia fede si è rinnovata: ho scoperto che il Gesù raccontato nel Vangelo abita in lui. Ora sento la responsabilità di confrontarmi con il suo spirito così elevato e di non tradire la grande energia che mi ha donato, insegnandomi a vivere e lavorare per il bene comune. Ho molta fiducia nel mondo interiore che ognuno di noi si porta dentro, con la consapevolezza che siamo sempre sostenuti sia dalla forza del Signore, solidale con chi soffre, sia dall’incoraggiamento della Madonna. Le due sculture che il Papa ha voluto nei Giardini Vaticani ci ricordano proprio questo: la forza di Gesù Crocifisso povero e realizzato dai poveri, affiancato dall’amore di Maria, con il suo abbraccio di vera ed unica madre».                                                               


La benedizione di Papa Francesco

Il Pontefice, in occasione della posa delle due opere di Alejandro Marmo nei Giardini Vaticani, ha detto:
«Queste immagini sono il segno della creatività capace di trarre anche dallo scarto di merce abbandonata un degno uso. Sono un simbolo del genio che Dio volle fosse nella mente di un artista. Questo è un messaggio al mondo che fino a quando il Figlio dell'uomo verrà nulla è perduto, nulla viene scartato, tutto ha un significato all'interno della magnifica opera di Dio». 

 


La bellezza degli scarti

Alejandro Marmo è uno scultore nato a Buenos Aires (Argentina) il 19 febbraio 1971 da padre italiano e madre greca. Fin da bambino crea delle opere, utilizzando i materiali della ferramenta del papà e a venticinque anni organizza la sua prima mostra. Da quel momento, inizia una proficua collaborazione con Gallerie e Università di tutto il mondo, soprattutto in Italia, Austria e Giappone, sviluppando gradualmente l’idea di “Arte sociale”, per promuovere l’incontro tra diverse culture e il coinvolgimento di persone disagiate. Dal 2001, nel pieno della dura crisi argentina, inizia a collaborare strettamente con l’allora Cardinale Jorge Mario Bergoglio, operando tra gli operai delle grandi fabbriche chiuse e le famiglie indigenti. A dicembre scorso Papa Francesco ha fatto installare nei Giardini Vaticani due opere, un Cristo operaio e la rappresentazione della Vergine di Lujan, che lo scultore ha realizzato con materiali di scarto insieme a ragazzi disabili e poveri.

 


I POVERI AL PRIMO POSTO

Papa Francesco, anche nella sua attività pastorale in Argentina ha sempre messo i poveri al primo posto. Nacque così la collaborazione e l’amicizia con lo scultore Alejandro Marmo, per un’arte degli scarti che testimoni la bellezza della Creazione nella nostra società consumistica.

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