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All’Università ci vado online

Boom di iscrizioni ai corsi a distanza: luci ed ombre delle accademie telematiche

Ven 27 Feb 2015 | di Claudio Cantelmo | Media

Il prestigioso settimanale inglese “Economist” non ha esitato a definirla una delle più importanti rivoluzioni del ventunesimo secolo. Uno studio congiunto del Mit di Boston e dell’università di Harvard, guarda caso due degli atenei che hanno più massicciamente investito in questa direzione, ha affermato che sarà la soluzione che permetterà alle future leve universitarie americane di smarcarsi dal fardello economico dei prestiti studenteschi. Il Brasile, poi, ha appena gettato le basi per trasformarla in un caposaldo della partnership pubblico/privato e dell’istruzione garantita a tutti. Se tre indizi fanno una prova, queste argomentazioni saranno sufficienti a capire perché l’università telematica, anche nei confini tricolori, riscuota interessi sempre crescenti. Impennata di iscritti Mentre gli atenei “fisici” arrancano in soverchie difficoltà, caratterizzate da una diffusa riduzione di iscritti, le accademie telematiche vivono un vero e proprio boom. In poco più di un decennio dal loro riconoscimento, infatti, le matricole italiane dei corsi “virtuali” sono passati da poco più di 1.500 ad oltre 40mila, continuando a crescere con indici compresi tra il 16 e il 17% annuo, oltre il doppio rispetto all’incremento mostrato dalle università "materiali". Alla crescita degli iscritti corrisponde un’ovvia impennata del fatturato, a sottolineare come ormai la formazione a distanza sia una realtà consolidata e dal prestigio crescente. Se persino in Italia siamo prossimi al superamento dei pregiudizi che, agli esordi, hanno fatto storcere il naso a più d’uno rispetto al peso dei titoli rilasciati in modalità remota, oltralpe lo sdoganamento è ormai acquisito: un esempio su tutti dalla famosa catena di caffetterie Starbucks (oltre 20mila punti vendita in 58 paesi del mondo): i manager statunitensi hanno deciso di pagare le tasse di iscrizione ai dipendenti che decideranno di iscriversi a un corso di laurea online. Da noi, per superare definitivamente le diffidenze e rendere le università virtuali davvero equiparabili alla pur ottima preparazione accademica tradizionale, occorre - sono gli stessi rettori delle telematiche a chiederlo - un ulteriore impegno da parte del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, sotto forma di una particolare cura e attenzione alla selezione e alla qualità. Proprio al Ministero si chiede di consolidare il suo ruolo di vigilanza, che esercita dal 2006 tramite l’agenzia Anvur. Naturalmente, la didattica virtuale non è praticabile sempre e comunque, in special modo nei casi in cui il percorso di studio preveda delle componenti che l'insegnamento a distanza, per sua natura, chiaramente non può garantire. Pertanto, prima di scegliere la facoltà che fa per noi, è opportuno ragionare attentamente su quali possono essere i vantaggi e gli svantaggi di una laurea a distanza rispetto ad una tradizionale. Perché sì È fuori dubbio che il maggior appeal l'insegnamento in remoto lo eserciti verso chi ha poco tempo da dedicare allo studio, come per esempio gli studenti lavoratori. E la flessibilità è, senza dubbio, una delle colonne portanti della formazione in rete. Per prendere parte ad un corso accademico on-line, infatti, non è necessario interrompere la propria attività, in quanto i materiali di studio saranno disponibili a tutti gli iscritti 24 ore su 24 sulla piattaforma di facoltà. La scelta di un percorso di questo tipo può quindi far risparmiare molto in termini logistici. Prendere parte ad un percorso di studio on-line significa anche avere una maggiore quantità di tempo libero, dal momento che vengono tagliate tutte le dispersioni (trasporti, file, attese, ecc). L’università telematica fonda le proprie relazioni con gli studenti sui tutor, giovani dottorati e cultori delle vari discipline che seguono gli studenti attraverso i canali delle tecnologie della comunicazione: e-mail, chat, forum, assegnazione di esercitazioni, correzione di test e di elaborati, fino ad arrivare al faccia a faccia attraverso Skype e al contatto diretto durante gli esami e l’elaborazione e discussione delle tesi. Riguardo al livello di soddisfazione, parlano i messaggi che gli studenti - giovani o meno, spesso proprio lavoratori - inviano a portali come skuola.it, i quali testimoniano che questi rapporti non hanno nulla di meno, o caso mai qualcosa in più, di quelli che avvengono nelle aule, nei corridoi e negli studi dei docenti delle università tradizionali durante gli orari di ricevimento, per la verità non sempre scrupolosamente rispettati. Perché nessuna istituzione, tanto meno l’Università, può oggi prescindere da quello che è stato definito ‘lo tsunami digitale’. Non si può pensare che giovani o meno giovani, che per lavoro o per diletto vivono una vera e propria “second life” su smartphone e tablet, possano regredire digitalmente e concepire una formazione solo dentro i banchi di scuola o di università, nei rituali immodificabili del liceo o delle facoltà. E la qualità? Anche la qualità dell'insegnamento è tutt'altro che discutibile: nella formazione a distanza si può pensare di avere anche Bill Gates a tenere un corso di management dell’informatica o comunque tutti i migliori docenti che una Nazione come l’Italia può vantare. Iscriversi ad una università in rete porta con sé la potenzialità di entrare in contatto con un numero molto ampio di persone; questo, anche solo da un punto di vista più strettamente umano, è un vantaggio che diventa ancora più grande considerando che le persone che si approcciano potrebbero rivelarsi in futuro potenziali partner per progetti professionali. Infine, le facoltà in rete emettono titoli che hanno lo stesso valore di quelli tradizionali: in certi casi sono proprio le università tradizionali a mettere a disposizione dei propri studenti anche corsi a distanza. Perché no Molteplici i fattori da considerare anche in chiave dissuasiva: è indubbio che studiare a casa abbia dei vantaggi, ma bisogna anche valutare se l’ambiente in cui ci troviamo sia o meno adatto. Anche relativamente ai costi occorre una riflessione: in alcuni casi, infatti, una università telematica risulta più cara della sua controparte in presenza. Per questo motivo è fondamentale informarsi con precisione. I percorsi formativi in rete necessitano poi di una massiccia dose di autodisciplina e organizzazione autonoma del lavoro. Se ritenete di non disporre di queste capacità, potreste incorrere in serie difficoltà. Ma c’è un aspetto importante da considerare: quanto entusiasmo in più dà l’andare all’Università sapendo di incontrare i propri amici, con cui condividere paure e ore di studio? In una società che sempre più si isola dalla realtà, creandone di altre virtuali, forse la multimedialità anche nello studio potrebbe essere eccessiva. E chissà come vorrebbero andare negli Atenei quelli che loro malgrado sono costretti a studiare on line, lontani da ogni contatto umano... Certamente, in definitiva, scegliere lo tsunami digitale significa compiere un volo di fantasia nel riprogettare il personale sistema formativo del futuro e, per certi versi, la propria vita.                                        

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