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Patto (segreto) USA-UE, cibo sano a rischio

Rischiamo l’invasione di Ogm e di veder sparire il meglio del Made in Italy a tavola

Ven 27 Feb 2015 | di Roberto Lessio | Ambiente
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Nomi come Annamaria, Emilia, Franca, Giovanna e Paola sono molto diffusi in Italia; sono nomi però che presto potrebbero scomparire. Questo non perché improvvisamente cadranno in disuso tra la popolazione, ma semplicemente perché fanno parte di un particolare tipo di famiglia: è quella delle uve autoctone che sono sempre meno coltivate nel nostro Paese, perché sostituite da pochi tipi di vitigni, soprattutto di origini francesi: gli stessi che ormai vengono coltivati in tutto il mondo. In Italia infatti nei secoli sono stati impiantati oltre mille tipi di uva da vino e tutt’oggi ne esistono circa 250, ma la stragrande maggioranza delle coltivazioni ormai riguarda solo 9 varietà. Lo stesso discorso vale per i formaggi: la Coldiretti nel 2011 ne ha contati 515 a livello nazionale e di questi 43 sono DOP (Denominazione di Origine Protetta), cioè che non possono essere falsificati con denominazioni uguali o simili. Gli esempi con altre categorie di prodotti alimentari tipicamente italiani potrebbero continuare all’infinito, perché la diversità genetica e le potenzialità offerte dal nostro territorio è ricca di specificità locali e di saperi tradizionali. Ed è proprio questa specificità che viene esaltata in tutto il mondo come “dieta mediterranea”.

PATTO SEGRETO USA - UE
Tutto questo bel patrimonio, però, presto dovrà fare i conti con una nuova spinta verso l’omologazione a livello mondiale dei consumi. Si chiama TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) ed è un negoziato internazionale avviato nel mese di agosto 2013 tra le nazioni del Nord America (USA in testa) e i Paesi dell’Unione Europea. La discussione, finora svoltasi in segreto, riguarda l’apertura di un unico mercato di libero scambio tra le due sponde dell’oceano Atlantico; il nome del trattato deriva da questa indicazione geografica.
La commissione UE giustifica il raggiungimento di questo accordo con la necessità di abbattere le barriere di ingresso delle merci tra le rispettive aree, accorciare le distanze e velocizzare tale scambio per favorire l’economia. Tutte cose auspicabili, soprattutto in un tempo di crisi come quella attuale. Solo che ancora una volta, come già successo con l’istituzione dell’area di libero scambio tra i paesi dell’UE, insieme all’acqua sporca si rischia di buttare via anche il bambino.
A fare la differenza sarà solo il prezzo di vendita e non la modalità con la quale è stata prodotta una determinata merce, alimenti inclusi. Tutto il sistema di regolamentazione dei nostri prodotti tipici (ad esempio i disciplinari tecnici per produrre i vini e i formaggi nostrani) potrebbe essere messo a repentaglio.

ALLARME MADE IN ITALY
Infatti, il pericolo maggiore è rappresentato proprio dal fatto che il TTIP è un accordo che punta all’abbattimento di gran parte delle leggi che fino ad ora hanno regolamentato gli scambi commerciali tra le due aree geografiche. Addirittura si sta paventando l’ipotesi che le multinazionali possano citare in giudizio in Tribunale (non è chiaro dove) il governo di una nazione sovrana che decide in senso contrario ai loro interessi. Il rischio quindi è quello di vedersi invasi da prodotti fatti con OGM (organismi geneticamente modificati), carne imbottita di ormoni, concentrazioni eccessive di antibiotici, pesticidi nei mangimi o nell’alimentazione umana, polli igienizzati con cloro ed altro “cibo spazzatura”. La cultura alimentare millenaria italiana e le conquiste in termini di salute e di protezione verso i consumatori rischia di fare una brutta fine.

NATURA VERA ADDIO?
Non solo, a causa dell'indomabile pressione delle lobby degli Ogm che puntano a concentrare nelle proprie mani il controllo sulla vita (specialmente su semi a piante), a rischio è la stessa biodiversità e l'immensa ricchezza che la natura regala e la libertà di poter coltivare in modo indipendente dai colossi che vogliono imporre i loro semi sterili (con annessi pesticidi e fertilizzanti) e la democrazia in àmbito alimentare. E, peggio ancora, potrebbe essere minacciata la stessa capacità riproduttiva vegetale secondo natura. Va registrata però un'ottima notizia: ciascuno dei 28 Stati membri dell'Unione Europea potrà vietare sul proprio territorio la coltivazione degli Ogm. La norma è stata approvata a larghissima maggioranza (480 favorevoli, 159 contrari e 58 astenuti) dal Parlamento europeo in prima lettura. La nuova mìnormativa entrerà in vigore a primavera.

 



ogm flop su ioacquaesapone.it


Scomettere contro la natura si sta rivelando il peggior affare della storia, a partire dalla patria degli Ogm, gli Usa. Leggi l'inchiesta "Le colture Ogm sono già fallite" sul nostro sito www.ioacquaesapone.it

 



L’Europa resiste agli Ogm

Ora ogni Stato dell’Unione può vietarne la coltivazione sul proprio suolo

Dal 13 gennaio scorso gli Stati membri dell’UE possono, se vogliono, vietare le coltivazioni fatte con semi geneticamente modificati, che praticamente danno piante a loro volta sterili e di solito che "funzionano" solo in abbinamento a certi specifici prodotti chimici forniti dagli stessi signori degli Ogm. Il Parlamento Europeo in tale data ha approvato il testo di una legge che riconosce tale facoltà, invertendo l’orientamento espresso alcuni anni fa.
Il testo approvato però contiene alcune lacune che sembrano anticipare l’accordo sul TTIP, orientato a facilitare lo scambio di merci tra Unione Europea e Usa, in cambio di un “alleggerimento” delle rigorose normative europee. La principale riguarda il fatto che gli Ogm possano comunque circolare all’interno di uno Stato membro dell’UE, anche se quello stesso Stato ne ha vietato la produzione al suo interno. Questo vuol dire che se per caso il carico di una nave di mais transgenico (che già parecchi problemi alla salute ha causato proprio negli Stati Uniti) viene scaricato in un porto italiano che è destinato ad arrivare in un’altra nazione, l’Italia non può vietarne il transito, anche se avrà messa al bando la sua coltivazione. Se poi quel carico arrivi o meno a destinazione è un altro paio di maniche. Allo stesso modo l’UE si riserva la “reversibilità” di tale divieto, perché esso dovrà essere adottato per motivi “diversi” da quelli già vagliati positivamente rispetto ai rischi legati alla salute e all’ambiente effettuata dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA). Tradotto e fuori dal complicato linguaggio degli euroburocrati, significa una sorta di diritto di veto sulla sovranità alimentare di un popolo, in virtù del quale l'Unione europea potrà  in certi casi annullare il divieto imposto da uno Stato. Di conseguenza si è lasciato in mano alle multinazionali del settore un ampio spazio di contestazione della normativa che vieterebbe l’utilizzazione di tali prodotti. Altro fronte riguarda l’etichettatura di alimenti derivanti da animali nutriti con Ogm. Questo obbligo all’interno del mercato dell’UE esiste già, ma riguarda i prodotti destinati direttamente all’alimentazione umana, ma non è vigente per i mangimi. Guarda caso già in passato soprattutto gli USA hanno considerato l’etichettatura che obbliga a dichiarare la presenza di Ogm un “ostacolo alla libera circolazione delle merci”. Una definizione molto chiara di quali siano le intenzioni ultime per l’istituzione del trattato transatlantico.
In America, infatti, da tempo ormai hanno assodato che i consumatori non li comprano i prodotti se c'è scritto “prodotto Ogm” e non a caso gli inventori e produttori di organismi transgenici hanno sempre cercato in tutti i modi di evitare che sulle etichette americane vi fosse una tale dicitura. E ci sono riusciti. Se non altro, qui in Italia, alcune aziende e alcuni supermercati scrivono “non contiene Ogm” o diciture simili.    
 



L’EUROPA NON SI FA COLONIZZARE dagli ogm

L’Europa è il continente che più resiste all'invasione del cibo prodotto violentando la natura. Dei 45 Paesi del continente europeo, ben 37 si sono dichiarati contro gli Ogm. 8 Paesi UE hanno vietato le colture Ogm: Austria, Francia, Germania, Ungheria, Lussemburgo, Grecia, Bulgaria e Polonia. L'Italia, coi vari governi, è in prima linea contro gli Ogm. La Svizzera, che non fa parte dell’UE, ha adottato una moratoria – cioè un blocco - fino al 2013, a tempo indeterminato. Nell’Unione Europea, hanno detto no alle coltivazioni transgeniche ben 169 sulle circa 300 amministrazioni corrispondenti alle nostre Regioni, 123 amministrazioni intermedie (corrispondenti alle nostre Province), 4.713 governi locali (Comuni e comunità municipali che interessano aree per oltre un milione di ettari). Infine, ma non in ordine di importanza, nell’UE ci sono oltre 31mila agricoltori che hanno scelto individualmente che mai e poi mai coltiveranno Ogm sui loro terreni. Molti di essi si stanno organizzando per fare l’esatto contrario, cioè produrre semi da destinare alla propagazione e alla riproduzione delle specie e delle varietà in forma non industriale. Il movimento sta crescendo rapidamente.


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