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Arriva la luce, anche senza Sole

Piena di poesia e genio scientifico, la tecnologia che riproduce la luce naturale. Ce la racconta il suo inventore italiano

Lun 30 Mar 2015 | di Francesco Buda | Energia
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Dante e il suo Paradiso, la bellezza, la persona e il cosmo, un'apertura originalissima e inaspettata tra laboratorio e spazi eterni, testa e cuore. Scienza e poesia. Così arrivano il cielo e il Sole in qualunque luogo chiuso e senza finestre. È l'intuizione divenuta realtà con tanto di business innovativo grazie al genio italiano. Anche senza un filo di Sole, possiamo riprodurre la luce naturale  persino in un bunker. è senz’altro questo uno dei segni più forti di questo Anno internazionale della Luce.

CIELO E SOLE OVUNQUE
Come? In parole povere, si tratta di una tecnologia che combina materiali nanostrutturati (ossia a base di minuscolissime particelle) per fare un "cielo solido", uno speciale proiettore a led che produce le caratteristiche spettrali della luce solare e sofisticati sistemi ottici che "ricreano" la profondità del cielo e il Sole all'infinito. Una trovata già disponibile e che lascia davvero a bocca (e pupilla) aperta! Si chiama CoeLux, è la sfida vinta dal prof Paolo Di Trapani, che insegna ottica e fisica sperimentale all'università dell'Insubria di Como. La Commissione europea l'ha scelto tra i 12 progetti tecnologicamente più innovativi, lo scorso anno è stato insignito del primo premio del Lux Awards 2014 e l'autorevole rivista americana Edison Report l'ha inserito tra i 10 migliori prodotti del settore.

GIOCARE CON LA LUCE, ROMPERE LE BARRIERE
Una sorta di sofisticatissimo gioco di prestigio che fa percepire come se vi fosse davvero una finestra. «Oltre a proporre una tecnologia che rompe le barriere dell'architettura e dell'illuminotecnica contemporanea, offrendo tutto il comfort di vivere un ambiente interno e chiuso come se fosse aperto all'esterno e illuminato da cielo e sole, vogliamo fare in modo che le persone recuperino la familiarità con la luce naturale e, così facendo, riscoprano la bellezza della natura», spiega il docente. Questa invenzione non è una semplice simulazione o una finzione scenica, ma ricostruisce gli stessi meccanismi che avvengono in natura. La scienza è una messa in scena, è teatro, è un tentativo che l'uomo fa avendo intuito i fenomeni della natura. Ricostruendoli, ne faccio una rappresentazione. Il linguaggio scientifico, come l'opera d'arte, è in grado di rappresentare la natura, al fine di consentirmi di vedere ciò che ho davanti».

LUCE, RELAZIONE, APERTURA: LA PERSONA NEL TUTTO
È un fiume in piena questo scienziato quando ti racconta questa avvincente e vincente esperienza, da cui è nata un'azienda che produce e commercializza l'invenzione. «La luce è il nesso che connette l'occhio, quindi il corpo e quindi l'uomo, con il sole. Dante parlando di Beatrice dice che guardare lei è come guardare il Sole ("E sì come secondo raggio suole - uscir del primo... ") e in questa analogia c'è tutta l'esperienza della luce!  La luce è quell'oggetto in cui l'uomo connette sé con il mondo e nel fare questo si connette con il Sole. C'è così percezione dello spazio al livello cosmico, l'uomo partecipa di una percezione architettonica dello spazio, quindi i 150 milioni di chilometri che ci separano dal sole, nella luce diventano casa. E così c'è la possibilità di abitare il cosmo, come dice il grande architetto tedesco Rudolf Schwarz, perché l'occhio è casa della luce».

OGNUNO È FINESTRA DEL COSMO
«La luce veicola un'esperienza di conoscenza in cui l'uomo conosce se stesso in rapporto al cosmo - continua il Prof Di Trapani -, scoprendo di essere l’“apertura” verso cui il significato stesso del cosmo  si comunica. Parafrasando Schwarz , potremmo dire che la possibilità che l'uomo percepisca l'universo come casa e che possa abitare il cosmo dipende dalla natura fisica della luce. Essendo l'occhio casa della luce, l'occhio ospita il Sole, e questa esperienza "abitativa" della luce nella persona permette al Sole di entrare nella casa dell'uomo. L'occhio, la pupilla, è una finestra; metafora dell’uomo, finestra sul cosmo».
Insomma, l'universo abita il suo abitante? Siamo i suoi interlocutori, se c'è luce? «Esatto. L’uomo è apertura al cosmo: per questo abbiamo bisogno di finestre. Come nella Madonna Litta di Leonardo, dove attraverso la bifora sulla parte il cielo, e con esso l'intero universo, sembra entrare ad abbracciare il bambino. Con la nostra tecnologia CoeLux®, provochiamo l’uomo a non accontentarsi di vivere in una casa percepita come una “scatola”, ovverosia un insieme di pareti che ci separano dal mondo. Per questo ricostruiamo artificialmente il cielo ed il Sole, mettendo in scena tra le quattro mura le aperture stesse dell'universo. Così la casa diviene “teatro” del cosmo. Sorprendentemente, come accade per un’opera d’arte, tale ricostruzione “artificiale” del cielo non distoglie il nostro sguardo dal mondo. Non è un “Truman show”. Al contrario! Proprio perché è artificiale, e così simile al vero,  CoeLux® provoca una rinnovata attenzione dell’uomo alla luce del mondo. Così che uscendo dall'edificio scopro, forse per la prima volta, che la mia vera casa non è il mio palazzo; e non è neppure il cortile, la mia città, il mio Paese… il mio pianeta, ma tutto l'universo. Schwarz dice “il mondo sotto lo sguardo diviene stella,  cui l'occhio corrisponde come stella aperta; insomma tutto ciò che è toccato dal Sole, persino l’occhio medesimo, diviene nuovamente Sole. Schwarz racconta questa verità al livello architettonico. Dante lo esprime in versi, Van Gogh nel suo autoritratto in cui dipinge i cerchi e i raggi che convergono negli occhi. Lui che lo guarda, diventa egli stesso Sole».

 



L’Anno della Luce

Il 2015 è l'Anno internazionale della Luce, promosso dall'Unesco, l'agenzia educativa dell'Onu. In questa grande iniziativa, fatta di tanti appuntamenti e contenuti, il nostro Paese è in prima linea. Come potrebbe essere altrimenti? I nostri astronomi ed astrofisici sono tra i migliori al mondo. In tempi che per tanti versi appaiono bui, questo tema è un vero raggio di sole, con cose belle, affascinanti, positive, utili alla conoscenza e alla vita e foriere di uno sviluppo finalmente sostenibile. È infatti dalla luce che sta arrivando una rivoluzione, non più vecchio stampo e antagonista dell'ecosistema.
«La luce è la tecnologia più antica che abbiamo a disposizione, pensiamo a quando l'uomo cominciò a fare il fuoco - spiega ad Acqua & Sapone Alberto Cora, astrofisico dell'osservatorio di Torino e membro della Commissione per l'organizzazione di eventi e programmi dell'Anno della Luce -. Con questa iniziativa mettiamo insieme e vogliamo divulgare tanti aspetti, la luce veramente incide su tutto. Attraverso di essa vediamo ed abbiamo l'informazione dell'universo circostante. Per conoscere le stelle, che sono lontanissime da noi, l'informazione viaggia a cavallo della luce, sulle stelle non possiamo mandare sonde, ma molte cose su di esse ce le dice la luce, studiando le variazioni di intensità della luce e dei colori con la spettroscopia. Ma la luce ci consente molto altro: ad esempio, riusciamo a trasmetterci i dati attraverso la fibra ottica che mette in comunicazione tutto il mondo, con il laser possiamo compensare la miopia oppure ascoltiamo musica e vediamo film su dvd. Altri aspetti importantissimi sono legati all'ambiente». Ormai sappiamo sempre più che la luce del Sole surclassa le fonti fossili (petrolio, gas, carbone), vecchie ed inquinanti, per produrre energia. Ma alle fonti rinnovabili vanno associati sistemi illuminanti efficienti. A che serve avere tanti megawatt se poi li sciupo? «Noi la luce la utilizziamo male - dice il dottor Cora -, a cominciare dagli ambienti urbani, ma a cosa serve tutta questa illuminazione? Ormai nelle nostre città non si vede più la Via Lattea, che è la nostra galassia. Dovremmo invece vedere una coperta con 6.000 stelle su tutta la volta celeste, in una notte quindi dovremmo poter contare 3.000 stelle nel nostro emisfero, mentre dai nostri habitat urbani ne vediamo a malapena qualche decina. L'inquinamento luminoso è il più pervasivo, interessa il 60% della popolazione mondiale e nei Paesi industrializzati quasi il 100%. Tante volte, poi, la luce è rivolta dove non c'è bisogno, verso l'alto. Insomma, troppo spesso l'illuminazione pubblica è uno spreco pubblico! Perciò una delle iniziative della International Astronomical Union dell'Unesco in questo Anno della Luce è di ridurre l'inquinamento luminoso». Ed è qui che sta sfondando la tecnologia dei led, davvero rivoluzionaria. Sembrano minuscoli pezzi di plastica che magicamente s'illuminano, consumando assai meno sia delle lampadine tradizionali che di quelle a basso consumo e dei neon, e durano molto di più. Siamo ormai ad una svolta. «Con l'arrivo dei led blu, invenzione che è valsa il Premio Nobel 2014 per la Fisica a tre scienziati giapponesi, possiamo illuminare a costo ridottissimo, ma possiamo anche riprodurre una luce bianca molto vicina a quella del Sole, quindi molto più adatta all'occhio umano. Si stima che coi led, solo nell'illuminazione pubblica che ai Comuni italiani costa 1,6 miliardi l'anno, possiamo risparmiare un 30%, ossia circa mezzo miliardo di euro l'anno, rispetto alle lampade attualmente impiegate». Insomma, non basta averla la luce, bisogna saperla trattare! È uno dei paradossi del cosiddetto progresso.

 



IL LED BLU: Invenzione illuminante

Siamo in pieno boom delle lampade a led. Questo termine è una sigla che racchiude le iniziali di tre parole inglesi: Light Emitting Diode, cioè diodo ad emissione luminosa. Da quando nel 1962 fu messo in vendita il primo led che dava luce rossa, questa tecnologia ha fatto passi davvero da gigante fino a diventare il sistema più efficiente, intelligente, economico, duraturo e "verde" per illuminare. Un salto di qualità sensazionale è arrivato nel 1993 coi led che emettono luce blu, che "ha permesso lo sviluppo di sorgenti di luce bianca luminose ed energeticamente economiche”. Questa è la motivazione del Premio Nobel per la Fisica ai padri di questa invenzione, i 3 giapponesi Isamu Akasaki, Hiroshi Amano e Shuji Nakamura. Il colore della luce emessa dipende dal tipo di materiale (semiconduttore). I tre scienziati, in 30 anni di ricerca, sono riusciti a trovare quello giusto, un composto a base di cristalli di nitruro di gallio. Grazie a loro, ad esempio, il nostro smartphone è tutto illuminato e brillante e sotto i pensili in cucina possiamo installare delle eleganti e sottili stecche luminose. 


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