acquaesapone Zona Stabile
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Luca Ward: spezziamo le catene!

La voce più famosa del cinema a teatro con un musical

Lun 30 Mar 2015 | di Giuseppe Stabile - zonastabile@ioacquaesapone.it | Zona Stabile
Foto di 8

Il grande pubblico lo conosce come doppiatore di attori e film memorabili, da Russell Crowe protagonista de “Il Gladiatore” a Keanu Reeves interprete di Neo nella trilogia di “Matrix”. In queste settimane sta girando l’Italia con lo spettacolo teatrale “Tutti insieme appassionatamente”, è nei cinema con “Le leggi del desiderio” di Silvio Muccino e in tv con la fiction “Le tre rose di Eva”. 
 
Luca, ti senti più a tuo agio nei panni dell’attore o del doppiatore?
«Amo fare il doppiatore e ho accumulato una grandissima esperienza, ma per farlo bene è importante essere anche un bravo attore. Ho recitato spesso in ruoli drammatici, ma sono contento perché Silvio Muccino nel suo ultimo film “Le leggi del desiderio” mi ha dato la possibilità di esprimere il mio lato comico».
 
Insieme a Vittoria Belvedere sei in tournèe con lo spettacolo teatrale “Tutti insieme appassionatamente” nel quale recitano anche molti bambini. Che esperienza stai vivendo?
«Fantastica, sono felice di poter raccontare questa storia vera ambientata negli anni ’30 del secolo scorso, che ribadisce due messaggi molto forti ai quali tengo molto: il rifiuto della guerra e l’importanza dell’amore familiare. Mi entusiasma lavorare con i bambini: s'impara molto sul piano umano e basta seguirli per far riuscire lo spettacolo. Avendoli al fianco ti accorgi di lavorare con il futuro». 
 
Hai iniziato molto presto a recitare. Che cosa vuol dire per un bambino stare su un palcoscenico?
«Recitare è un’esperienza molto formativa e dovrebbe essere proposta in tutte le scuole, anche se solo una piccolissima parte degli alunni sceglierà poi il mestiere di attore. Ai miei giovani colleghi e ai loro genitori ricordo sempre che recitare deve essere considerato un mestiere come qualunque altro; gli attori non devono essere visti come degli eletti e non ci deve essere una corsa alla notorietà. Io provengo da tre generazioni di attori e vorrei spezzare questa catena. Ho fatto l’attore bambino, so cosa vuol dire e le tante responsabilità che comporta. Vorrei che i miei figli facessero altro».
 
Il nostro Paese fa abbastanza per far emergere i propri talenti?
«Purtroppo in Italia il talento sembra non interessare più nessuno. A livello artistico si è perso molto, anche per la sbagliata politica di centralizzazione. Negli anni passati grandi produttori come Cristaldi o De Laurentiis chiedevano ai registi di fare provini itineranti in tutta Italia. Oggi invece bisogna trasferirsi per forza a Roma per frequentare un’Accademia di recitazione, togliendo la possibilità a molti giovani di approfondire la loro passione e a tanti colleghi di trasmettere le loro competenze. Non s'investe più nel talento personale: ricordo che quando da bambino recitavo negli sceneggiati della Rai, venivano anche dagli USA per imparare il nostro modo di lavorare».
 
L’Italia della tua infanzia era molto diversa da quella di adesso? 
«L’Italia degli anni ’70, che ho conosciuto nella mia giovinezza, non c’è più. Ricordo tanta gente onesta e forte, che lavorava e sapeva anche lottare e ribellarsi. Oggi siamo tutti addormentati! Spesso auguro per i miei figli un futuro fuori dal nostro Paese: ho girato quasi tutto il mondo e ci sono tante Nazioni dove si vive molto meglio. L’Italia sarebbe il posto ideale dove vivere e anche il più bello, ma purtroppo lo stiamo distruggendo: in altre parti del mondo c’è un’energia diversa». 
 
Da dove possiamo ricominciare a ricostruire?
«Sono convinto che il ruolo più importante sia della famiglia, non c’è nessun altro che può sostituirsi ad essa per il bene e il futuro dei nostri figli. Anche a me è capitato di separarmi e spesso si vive lontani, ma non bisogna mai dimenticare la responsabilità che abbiamo verso i figli che abbiamo generato. Noi genitori combattiamo grandi battaglie contro tutto quello che incontriamo giornalmente e dobbiamo stare attenti anche a quello che arriva dall’esterno da tv, internet. La famiglia è sacra ed è il fulcro fondamentale, ma c’è un grande impoverimento, anche spirituale, che comporta seri problemi».
 
Come contrastare l’impoverimento spirituale?
«C’è bisogno di un impegno individuale all’interno delle nostre case, senza aspettarci interventi esterni. L’incapacità di ascoltare la nostra anima ci sta portando alla deriva: la superficialità è molto pericolosa, soprattutto quando coinvolge chi dovrebbe gestire l’interesse pubblico». 
 
Qual è il tuo atteggiamento nei confronti di Dio?
«La mia educazione è stata cattolica ma con una grande apertura e rispetto per le altre religioni. Sono sempre stato un po’ in conflitto con Dio, soprattutto per la scomparsa di mio padre quando avevo appena tredici anni; oggi mi arrabbio per la morte e le sofferenze di tanti bambini nel mondo. Forse ho un atteggiamento un po’ infantile nei confronti del Signore, perché di fronte a tanto male a volte Gli chiedo se esiste veramente. Sicuramente Lui ci ama molto, ma forse dovrebbe fare un salto sulla Terra: ci manca la Sua presenza per richiamarci su quello che stiamo combinando. Oggi c’è Papa Francesco che sta portando un grande messaggio: mi piace perché viene dalla strada. Lì ha imparato moltissimo e questo lo rende credibile».            


 

Figlio d’arte
Luca Ward, attore, doppiatore e direttore del doppiaggio, nasce a Roma il 31 luglio 1960. Figlio d’arte, inizia a recitare in uno sceneggiato Rai con Paolo Stoppa a soli tre anni. Si specializza nell’attività di doppiaggio, dando la voce a star di livello internazionale, da Gary Cooper a Russell Crowe. Contemporaneamente si mette in mostra come attore di cinema, teatro e fiction. Silvio Muccino lo ha voluto nel suo recente film “Le leggi del desiderio” e, con Vittoria Belvedere, sta portando in scena il musical “Tutti insieme appassionatamente”.   

Condividi su:
Galleria Immagini