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Casa mia per piccina che tu sia...

Il nostro rapporto con il mattone: tra ipoteche, speranze e banche

Lun 30 Mar 2015 | di Armando Marino | Soldi

Casa mia per piccina che tu sia… Casa mia? E chi lo dice che è nostra la casa? Tra i luoghi comuni più citati sull’Italia c’è quello sulla straordinaria passione per il mattone di proprietà. Circolano dati, a volte esagerati, secondo cui saremmo praticamente tutti proprietari dell’abitazione in cui viviamo, ma sarebbe più corretto dire che c’è una tendenza storica degli italiani a inquadrare il rapporto con la casa come un pieno possesso. La maggioranza degli italiani in realtà quando acquista un appartamento chiede un mutuo alla banca. Diventa così proprietario secondo uno schema giuridico che gli consente di disporre pienamente dell’immobile, nonostante la tagliola dell’ipoteca: se non paga la rata del mutuo la casa dovrà lasciarla alla banca, esattamente come l’inquilino moroso deve cedere la casa a chi gliel’ha concesso in affitto. La grande differenza è soprattutto nel nostro atteggiamento mentale e nelle possibilità di modificare l’immobile, che sono molto più ampie nel caso della proprietà con ipoteca, rispetto all’affitto. Può apparire una puntualizzazione cavillosa, ma serve a far riflettere sulla reale natura del nostro rapporto col mattone e sulla differenza con quel che succede all’estero. In molti Paesi, ad esempio in Svizzera, la maggior parte delle case resta comunque formalmente di proprietà della banca. E anche da noi, complice la crisi, la situazione sta cambiando. Innanzitutto, perché le banche sono sempre più restie a concedere mutui. E poi perché si stanno affacciando nuove forme di finanziamento, che potenzialmente possono stravolgere la situazione. Ad esempio, dal 19 marzo è legge il prestito vitalizio ipotecario: chi ha più di 60 anni può chiedere un prestito alla banca dando in cambio in copertura la propria casa. Potrà concordare di restituire il prestito a rate o in blocco alla scadenza. Se muore prima, saranno gli eredi a scegliere se riscattare l’immobile pagando tutto il valore del prestito o se lasciarlo alla banca. Dunque nel nostro futuro potrebbe esserci questa situazione: a 30-35 anni acquistiamo la prima casa, paghiamo il rateo del mutuo per 25 anni, poi a 60 anni diventa davvero nostra. Ma a quel punto decidiamo che ci farebbero comodo un po’ di soldi e li chiediamo. E appena estinta un’ipoteca, un’altra ne prende il posto. Gli effetti di questa legge sono tutti da valutare, anche se è facile prevedere che ci saranno più case di proprietà delle banche in futuro. Forse l’affare alla fine potrebbero averlo fatto proprio gli istituti di credito.    


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