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Dieta e jogging? Sė ma con moderazione

La virtų sta nel mezzo, dicevano gli antichi e avevano ragione: ecco il no a digiuni e maratone forsennate

Lun 30 Mar 2015 | di Claudio Cantelmo | Salute
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Footing e alimentazione controllata per tenersi in forma e prevenire le malattie? Sì, ma rigorosamente a piccole dosi. Lo suggerisce uno studio pubblicato sul Journal of American College of Cardiology, in collaborazione coi ricercatori del Frederiksberg Hospital di Copenhagen, in Danimarca, che hanno esaminato 5.048 individui in buone condizioni di salute al Copenhagen City Heart Study, intervistati, fra le altre cose, sulle loro abitudini in quanto a sport e tavola. Le conclusioni? Presto dette: troppo esercizio fisico e dieta draconiana possono uccidere proprio come lo star fissi sul divano a sgranocchiare noccioline. Morale? Occorre mangiare con criterio e concedersi una corsetta lenta al massimo tre volte a settimana, per non più di 2-4 ore complessive. Più nel dettaglio, tra le oltre cinquemila persone analizzate, sono stati individuati 1.098 amanti del jogging e 413 sedentari. Prendendo in considerazione le ore di esercizio, la frequenza cardiaca e la percezione individuale del ritmo di attività fisica, i ricercatori hanno scoperto che, in dodici anni, chi fa jogging intenso ha le stesse probabilità di morire di chi è sedentario, mentre la corsa moderata è associata ad una mortalità più bassa e una frequenza cardiaca migliore. «Se il vostro obiettivo è quello di diminuire il rischio di morte e di migliorare l'aspettativa di vita - ha detto Peter Schnohr, autore dello studio - fare jogging un paio di volte alla settimana a un ritmo moderato è una buona strategia. Fare di più non è solo inutile: può diventare dannoso».
La rivincita del rosso
E anche nelle diete e nella degustazione del buon vino, la virtù sta proprio nel mezzo: tra l'astemio e l'alcolista, meglio fa chi beve un buon bicchiere di rosso. Gli studi del noto farmacologo Hartmut Glossmann, della Society for Medicinal Plant Research parlano chiaro: purché in modiche quantità e dopo i 30 anni, il vino previene cancro, diabete, Alzheimer, allunga la vita e aiuta il sesso. Glossmann ha ricordato anche una ricerca dell’Università di Seattle in cui si dimostra che modiche quantità di vino abbassano il rischio di cancro ai polmoni e alla prostata. Ha insistito sui nuovi studi sul diabete mellito, una vera pandemia del ventunesimo secolo, secondo i quali il vino rosso in modiche quantità può agire beneficamente in termini di prevenzione. E ha ricordato che, a fronte di una scarsa efficacia di tutti i farmaci anti Alzheimer oggi sul mercato, ci sono ormai ben cinque studi clinici a dimostrare che un consumo moderato di vino rosso diminuisce del 50% le possibilità di ammalarsi.

No all’alimento unico
Dopo aver celebrato le proprietà taumaturgiche del nettare degli dei (senza stancarsi di ripetere: in quantità moderata e dopo i trent’anni), le raccomandazioni sull’alimentazione: la dieta deve essere equilibrata, varia e moderata nei consumi. Non eccedere nelle quantità e soprattutto non limitarsi a pochi alimenti mangiati a dismisura perché gli unici graditi.  Non esiste infatti – insiste lo studioso tedesco – né come prodotto naturale né come trasformato, l’alimento completo o perfetto che contenga tutte le sostanze nella giusta quantità e che sia quindi in grado di soddisfare da solo le nostre necessità nutritive, come lo è ad esempio il latte nell’alimentazione del neonato nei suoi primi mesi di vita. I cibi debbono essere distribuiti tra i diversi gruppi alimentari, secondo la classica piramide, e distribuiti nell’arco della giornata. Si deve prevedere quindi il 15% di assunzione durante la colazione, il 35% a pranzo, il 30% durante la cena, il 20% nello spuntino da dividere tra quello mattutino e quello pomeridiano.

Sette kg in 7 giorni? Mai!
Quando ci si mette a dieta, spesso, si ha l'obiettivo di perdere chili rapidamente. È il primo errore: più la perdita di peso è rapida, più l’equilibrio dell'organismo è compromesso. È un po' come quando si viaggia: il nostro corpo fa fatica ad adattarsi a un brusco cambiamento di clima, orari e abitudini alimentari, e spesso si hanno dei problemi digestivi. Quando si comincia una dieta drastica, riducendo improvvisamente le calorie, l'organismo non riesce più a fornire l'energia bruciando gli alimenti, il che può causare una stanchezza insolita. Inoltre, quando il metodo è sbilanciato (ricco di proteine, senza frutta e verdura...) può danneggiare alcuni organi, in particolare reni e fegato, anche molto seriamente.

Occhio a stress e ossa
Un altro problema che colpisce soprattutto le donne è il rischio osteoporosi. Spesso, quando ci si mette a dieta, si dice addio a latte e formaggio partendo dal presupposto che facciano ingrassare. Ma se il corpo è privato di calcio, le ossa sono più deboli e il rischio di fratture aumenta, senza contare che i latticini, consumati nell'ambito di un'alimentazione equilibrata (per esempio senza eccedere con i formaggi), non sono responsabili del sovrappeso. Le diete “fai da te” si concludono spesso con un ritorno al peso di partenza, magari con qualche chilo in più. Non solo ci si è affamati, rinunciando al piacere di mangiare i piatti preferiti, ma si vive anche una sensazione di sconfitta, perché non si è riusciti a raggiungere l'obiettivo che ci si era prefissati. Le diete, insomma, rischiano di minare la fiducia in se stessi e le conseguenze più gravi possono essere depressione e disturbi gravi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia...). Inoltre, una dieta sbagliata può creare un circolo vizioso: si cerca di dimagrire, non ci si riesce, si comincia una nuova dieta, si fallisce di nuovo e la sconfitta diventa un'ossessione.

Il pericolo yo-yo
Il rischio di una dieta troppo rigida è poi sregolare l’organismo per consentire al corpo di funzionare con meno energia. Non trovando le risorse di cui ha bisogno nel cibo, il corpo le cerca nelle riserve. Le prime che consuma sono i muscoli, provocando una perdita della massa magra, mentre quella grassa non viene intaccata. Poi, se l’alimentazione continua a non essere sufficiente, fissa delle priorità: proteggere il cervello e gli organi fondamentali per la sopravvivenza, come il cuore. Gli altri apparati, per esempio reni, fegato o pancreas, funzioneranno meno bene, provocando dei problemi digestivi, ormonali. Quando si ricomincia a mangiare normalmente, l'organismo cercherà di accumulare le riserve nel caso in cui dovesse affrontare una nuova mancanza di cibo. Ecco perché si riprendono i chili persi e magari anche qualcosa in più. Quando si vuole perdere peso, insomma, la soluzione è parlarne col medico, che creerà un programma alimentare personalizzato, adatto alle vostre esigenze, per dimagrire più lentamente, certo, ma in maniera più equilibrata e duratura. Così come per l’attività fisica, attenzione e buon senso devono prevalere sulla tentazione di lasciare l’anima sul tapis roulant. Perché, obietta spiritosamente qualcuno, ci sarà pure un motivo se l'inventore del jogging e della dieta dissociata sono morti improvvisamente a 52 e 66 anni, mentre il nostro Michele Ferrero, papà della Nutella, si è recentemente e serenamente, spento a 89 primavere!       


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