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Eddie Redmayne: Oscar al talento e all’umiltà

Prima dell’Oscar come migliore attore, forse il nome di Eddie Redmayne non era tra i più conosciuti. Da quando ha conquistato la statuetta, con talento e umiltà, è cambiato tutto, ma lui, per fortuna, no

Lun 30 Mar 2015 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Quando incontri qualcuno per la prima volta bastano meno di dieci secondi per una prima impressione. L’impatto iniziale riguarda la piacevolezza del suo aspetto, ma a conquistarti è il resto, quello che viene dopo. La regola vale anche se l’altro è un attore, con la differenza non trascurabile che di lui credi o speri di sapere già qualcosa prima dell’intervista. Dopo il Premio Oscar, di Eddie Redmayne si conosce tanto, come il fatto che sia stato compagno del Principe William a scuola e nella squadra di rugby. Lo vedi e pensi che abbia proprio l’aria del ragazzo per bene, ci parli e capisci che ad attrarre non è l’aspetto rassicurante, ma il garbo quasi d’altri tempi.
Quanti hanno pensato di lui che fosse solo “un inglese sconosciuto”o “il solito bel faccino” si sono dovuti ricredere, con somma gioia di chi, come il Giffoni Film Festival, l’ha portato per primo in Italia e ne ha riconosciuto il talento con un paio d’anni d’anticipo rispetto a quando un gioiellino, come “La teoria del tutto”, lo ha mostrato al mondo intero. Dopo i complimenti ricevuti da Stephen Hawking, il genio che ha interpretato nel film, ne ha ricevuti milioni, tra cui quelli dello scrittore Ken Follett che Redmayne ha conosciuto sul set della serie “I pilastri della Terra”, tratta da un suo libro.
E quando il 33enne londinese si è messo a tremare e quasi saltellare sul palco degli Academy Awards ha ricordato la reazione goffa, ma spontanea , della collega Jennifer Lawrence.

L’eroina di “Hunger Games” ha dimostrato che non va più di moda darsi delle arie da prima donna, neppure quando vinci un Oscar?
«Non solo è straordinariamente brava e dotata, quello che ha colpito me e tutti quanti è soprattutto quell’eccezionale umorismo e quell’umiltà incredibile che la caratterizzano». 

Un talento che, a quanto pare, avete in comune. Che effetto fa essere considerati una star?

«Un tempo erano i reali ad essere considerati celebrità. Oggi questo appellativo viene usato per chi viene dai reality show e, mentre una volta si desiderava entrare a far parte della nobiltà, ora la massima ambizione è quella di far parte del mondo dello spettacolo per diventare subito famosi. Non voglio fare lo snob, io li guardo tutti questi programmi, ma sto solo dicendo che io faccio l’attore perché mi piace raccontare storie e condividerle con la gente».

Se dovesse descriversi quale aggettivo userebbe?

«Sono un ottimista per natura e guardo sempre il lato positivo di ogni situazione. Ognuno, dopo tutto, cerca questo: dare del proprio meglio nelle circostanze in cui la vita ti ha messo».

Cosa la rende felice?

«La speranza di continuare a fare quello che mi appassiona, mettendoci lo stesso slancio e lo stesso amore di sempre… e invece, pensando alle piccole gioie quotidiane, non posso ad esempio che essere grato di essere stato in Italia e averne assaggiato il formaggio».

Perché ha accettato di mettere in scena la vita dello scienziato Stephen Hawking ne “La teoria del tutto”?

«Perché prima ancora di conoscerlo sapevo che ha realizzato traguardi eccezionali».

Come fa a vivere fino in fondo nella pelle del suo personaggio?

«Cerco di sperimentare fino in fondo quello che prova. Ad esempio, non so se sarei coraggioso come Marius ne “Les Miserables” (film che ha vinto tre premi Oscar, tra  cui miglior attrice non protagonista ad Anne Hathaway - ndr) ma mi piace pensare che so lottare per quello in cui credo. Quando ho interpretato un soldato per la miniserie “Birdsong”, oltre a parlare con reduci di guerra, ho visitato le miniere per capire cosa volesse dire vivere in un ambiente claustrofobico e sentirlo sul mio corpo».

Cosa le hanno detto i suoi genitori quando ha deciso d’intraprendere questa carriera?

«Avrebbero voluto che facessi qualsiasi altra cosa fuorché questa, perché ci provano in molti ma ci riescono in pochi. Detto questo, non mi hanno mai fatto mancare il loro sostegno, anche se a un certo punto mi avevano anche suggerito di fare il produttore, visto che ci sono voluti dieci anni di gavetta prima di avere il ruolo in “Marilyn”».

È sempre stato questo il tuo sogno di bambino?

«Lo so che sembra il solito clichè trito e ritrito ma da bambino, tranne un periodo in cui mi ero messo in testa di voler fare il pompiere, ho sempre desiderato diventare un attore».

Pensa che i giovani possano cambiare il mondo?

«Certo! Basta guardare ai social media come Twitter: permettono loro di amplificare la libertà di espressione! Mi sembra che la fiducia nella lotta per i propri diritti è quello che ha mosso tanti ragazzi a combattere e a ribellarsi. Alle loro storie anche attuali, lette sui giornali, mi sono ispirato per dare voce a Marius. E grazie al cielo il canto ha fatto il resto: la musica ti connette più velocemente alle emozioni e arriva al cuore delle persone in modo quasi magico, quasi come un cortocircuito di sensazioni».
Ci potrebbe confidare una sua buona abitudine durante le riprese di un film?
«(Ride) Fammici pensare bene prima di rispondere… no, mi sa che di abitudini buone non ne ho, ma di pessime sì invece… come i tic con cui faccio uscire di testa i colleghi!».    

 



IL MATRIMONIO E L’OSCAR

Il londinese Eddie John David Redmayne, classe ’82, ha sposato la fidanzata Hannah Bagshawe a dicembre dello scorso anno, dopo due anni insieme. Da allora sono arrivati i riconoscimenti maggiori alla sua carriera, culminati con il Premio Oscar come miglior attore protagonista per il ruolo del cosmologo Stephen Hawking nel film “La teoria del tutto”, presto disponibile in versione home video per Universal. La storia vera si ispira al romanzo scritto da Jane, la moglie dello scienziato, dal titolo “Verso l’infinito” (Edizioni Piemme). Da poco al cinema con “Jupiter – Il destino dell’universo” dei fratelli Wachowski, ha collezionato ruoli di spessore: da “Les Miserables” di Tom Hooper a “Marilyn” passando per “Elizabeth: The Golden Age” con Cate Blanchett e “The good shepherd – L’ombra del potere” di Robert De Niro e ha interpretato il figlio della neo-Premio Oscar Julianne Moore in “Savage Grace”. Vanta un lungo percorso teatrale, due campagne per Burberry e molte serie tv britanniche, tra cui “I pilastri della Terra”, ispirata al romanzo di Ken Follett. 


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