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Robert De Niro: i veri traguardi sono quelli privati

Icona dell’immortalità del talento, ora lo declina in ruoli autoironici sull’età della maturità

Lun 30 Mar 2015 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Spianano le rughe, allungano il taglio degli occhi, sollevano gli zigomi: i divi di Hollywood rincorrono i ritocchini estetici anche a rischio di cambiarsi i connotati. Disposti a tutto per restare giovani, per accaparrarsi un ruolo da ventenne persino oltre gli “anta”, per coltivare l’illusione della bellezza eterna. Si prendono sul serio, avanzano pretese assurde, chiedono (e spesso ottengono) la luna. I capricci e le scelte di alcune celebrity non hanno nulla a che vedere con il talento, la professionalità, il garbo dei grandi. Loro, invece, sono esenti dall’ossessione di dover dimostrare qualcosa. Lo hanno già fatto e allora bastano i personaggi in cui si sono trasformati a parlare al posto loro. A 71 anni, Robert De Niro viaggia ancora con il suo pubblico, raccontando storie ed emozioni, ma non si preoccupa che il tono sia da dramma o da commedia. Nessun accenno alla pensione, ai bilanci o ai rimpianti. Anzi. Alcuni degli ultimi ruoli, come “Il grande match” (che lo porta sul ring con Sylvester Stallone) e “Las Vegas” (che lo catapulta nell’addio al celibato di Michael Douglas), sembrano un inno alla maturità anagrafica, ma non a quella emotiva. Un agrodolce ritorno alle origini, mentre ci si gode le stravaganze della cosiddetta “terza età” e non solo gli acciacchi.

Con gli anni arriva anche la saggezza?
«Quando invecchi le cose che prima ti sembravano importanti iniziano a non esserlo poi così tanto. La vita scorre e capisci che va presa alla leggera, accetti le cose come vengono».

Perché hai deciso di sfidare sul ring Stallone per “Il grande match”?
«Abbiamo raccontato questi due atleti con l’intento di divertici, ma senza alcuna rivalità. Quando Sylvester recitava in Rocky, io ero in “New York, New York”. Ora i tempi sono cambiati, eppure abbiamo tanto in comune, come bere Martini, ad esempio. Scherzi a parte, queste storie hanno sempre un sottotesto piuttosto chiaro».

Una strizzatina d’occhio al passato?
«In alcuni passaggi ricorda “Toro Scatenato”, ma il personaggio è totalmente diverso».

Le vicende degli sportivi continuano a ispirare, anche nei toni leggeri…
«Le pellicole sulla boxe o sullo sport in generale raccontano la metafora della vita, quella battaglia che intraprendi il giorno in cui nasci e che continui a combattere finché non muori. Sono le grandi sfide dell’umanità, mitologiche, almeno quanto le imprese di Ercole».

Come sceglie le storie da interpretare?
«Ora seleziono i copioni che arrivano, li aspetto, evitando di ripetere ruoli che ho già interpretato. Prima, invece, li rincorrevo, mi attivavo per ottenere determinate parti». 

È ancora disposto a cambiamenti fisici per il ruolo?
«In “Toro Scatenato” avevo messo su 15 chili. In generale è difficile sia ingrassare che dimagrire per le parti e per “Il grande match” è stata dura».

Che effetto fa vivere in una città come New York che sembra sempre ringiovanire?
«La Grande Mela è popolata da un certo caos, è vero, ma si respira un’energia che non contagia solo i ragazzi, ma anche la popolazione più matura, se decidi di portare avanti quello stile di vita. Io mi mantengo attivo, alternando la routine cittadina alle gite fuori porta. Con l’avanzare degli anni, comunque, cresce il desiderio di tranquillità».
 
Progetti?
«Mi sono sempre detto: “Un giorno sarò lì, un giorno farò quello, un giorno sarò seduto dove sono seduto ora”. E a volte è andata come pianificato, ma poi non vuoi pensarci, perché quando raggiungi un obiettivo inevitabilmente ti guardi indietro».

La “terza età” non la spaventa?
«Gli anziani vanno al cinema per vedere situazioni in cui si identificano, mentre i giovani sono curiosi di scoprirci. Quando invecchi ti senti importante e io mi considero fortunato ad avere un pubblico. E non penso ai rimpianti. So di avere avuto un grande successo. I veri traguardi, comunque, sono quelli privati e quindi evito di condividerli in pubblico».          

 


UN VERO MITO

Ha ottenuto la cittadinanza italiana nel 2006: i nonni paterni, originari della provincia di Campobasso, sono emigrati nel 1890 negli Stati Uniti, dove Robert De Niro è nato e vissuto. è cresciuto a Little Italy a New York, coltivando da giovanissimo la passione per la recitazione. Ha guadagnato due Premi Oscar (per “Il Padrino – Parte II” e “Toro scatenato”), svariati Golden Globe e numerosi riconoscimenti ad un talento che lo ha reso uno dei volti iconici di Hollywood. Ha dato vita a personaggi di culto della storia del cinema. Negli ultimi anni ha alternato parti drammatiche a ruoli più leggeri, come nella commedia “Las Vegas”. Accanto a Sylvester Stallone ne “Il grande match” ha ironizzato sull’età che avanza e attualmente ha in cantiere sei nuovi progetti. A 71 anni, alterna l’impegno nella carriera all’attività di nonno. 

 


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