acquaesapone Attualità
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Quella luce che cambiò la storia

Cosa di preziosissimo ci insegna oggi una marcia di 50 anni fa

Lun 30 Mar 2015 | di Giacomo Meingati | Attualità
Foto di 8

Uno dei difetti più grandi degli uomini è che essi dimenticano. 
Anche ciò che non dovrebbe mai essere dimenticato. Ed è questo che mi spinge, il 25 marzo del 2015, a scrivere. Scrivere per ricordare.
Ricordare il 25 marzo di 50 anni fa,  il reverendo Martin Luther King  e le migliaia di persone di ogni razza, regione, religione e condizione sociale che insieme a lui camminarono per circa 16 kilometri dalla cittadina di Selma fino al tribunale di Montgomery. Ricordare. Ricordare il perché camminavano, cosa significava per loro ieri, per poi chiedersi cosa significa oggi per me. L’obbiettivo, raggiunto, della marcia era strappare al presidente Johnson una legge che permettesse ai neri di poter votare, cioè esercitare un diritto che avevano sulla carta, ma che in pratica era loro negato dalle violenze inaudite della minoranza bianca, che così facendo poteva mantenere il suo potere politico, economico, psicologico e sociale su quella gente. Selma si trova nello stato dell’Alabama nel territorio della cosiddetta “Black Belt” ossia “cintura nera”.  Terre dove i neri erano la maggioranza della popolazione eppure erano troppo spesso ancora trattati come schiavi. Sarebbe inutile ricordare ora le innumerevoli scene di pestaggio, gli omicidi, anche di bambini, gli stupri, le prepotenze: basta andare su youtube per vedere il tutto in qualsiasi documentario. Io vorrei chiedermi piuttosto: perché le cose stavano così? 
Dobbiamo capire che le persone bianche che facevano questo non erano semplicemente “cattive”, la causa era molto più profonda e radicata dentro di loro: aveva origini di secoli addietro. I loro padri avevano strappato dall’Africa i neri e li avevano usati come schiavi nelle loro piantagioni. I figli dei primi bianchi che fecero questo erano cresciuti da bambini con i “grandi” che schiavizzavano i neri. Se tu eri un bambino in quei tempi lì, crescevi con papà che ti spiegava come fosse giusto avere gli schiavi e trattarli così, per tutta una serie di ragioni, che se te le spiegano i libri di storia secoli dopo ti fanno accapponare la pelle , ma se te le spiegano papà e mamma a tavola dopo la preghiera, per te bambino sono sacrosante!  
Questi bambini sono diventati grandi ed hanno avuto a loro volta figli, che hanno creduto di educare nel modo migliore possibile, spiegandogli quello che gli avevano insegnato papà, mamma, la maestra, il prete: nero è meno, nero è schiavo, è giusto così.  Se consideriamo che questa storia della schiavitù è durata 400 anni, pensate quanto si è radicata nel cuore delle persone! Quanti bambini sono cresciuti col papà che gli spiegava com’era il mondo, con la maestra che gli diceva perché i neri erano schiavi, col prete che legittimava il tutto con citazioni dalla Bibbia, chiarendo che Dio aveva creato le cose così! 
Questo meccanismo è molto comune ed ha un nome: si chiama “identificazione negativa”.  Il bambino nasce senza condizionamenti, ma subito subisce dai genitori, dalla società, da qualsiasi persona qualcosa di sbagliato, di brutto, una ferita, un male. Egli soffre, ma non sa risolverlo, non ne ha i mezzi e nessuno lo aiuta. Per cui che fa?  Lo introietta, lo “registra” dentro di sé,  cresce, vive ed educa ripetendo quello che ha subìto, con tanto di citazioni della Costituzione e della Bibbia. Per cui Selma nel 1965 non era una città dove erano tutti brutti e cattivi. Razzista era la mammina, era il prete, era il fornaio, era lo sceriffo, eri te, ero io e non pensavi fosse un crimine, anzi! Era la cosa giusta. Certo non si può mai generalizzare, ma per la maggioranza era così.  
Ecco dove sta la grandezza, l’immensità di quanto realizzato da Martin Luther King, dal popolo afroamericano e tutte quelle persone che con loro hanno lottato in quei giorni. Non è mia intenzione approfondire il merito dell’azione non violenta di Selma, per quello consiglio di guardare il bel film uscito qualche mese fa, ma ancora di più di leggere il libro, fantastico, “I Have a dream, l’autobiografia del profeta dell’uguaglianza”. Io invece vorrei soffermarmi sul significato che ancora oggi questa azione ha per me e credo per ogni persona. Martin Luther King aveva una profonda consapevolezza dei perché storici, psicologici, culturali di questa violenza e voleva risolverla. Ma la cosa più grande, più bella, più incredibile della sua persona era che lui non voleva amare solo i neri! Lui voleva amare ed aiutare tutti, pure i bianchi! Per lui erano da liberare con forza  e senza compromessi i neri, ma ancora di più erano da capire, amare e liberare i bianchi persecutori da una schiavitù ancora più profonda! La schiavitù dell’identificazione negativa dentro di loro! Egli amava ripetere nei suoi discorsi che per quanto i bianchi potessero picchiare, torturare, uccidere, lui non avrebbe fatto entrare l’odio: “Non permetterò all’odio di entrare nel mio cuore. Io rimarrò saldo di fronte al mio persecutore e combatterò l’odio e l’ignoranza con l’amore e la misericordia”.
Quante cose fin da bambino mi ha insegnato la sua vita, anzi la loro vita e la loro lotta! Mi hanno insegnato che anche se io sono nato in un posto, in una famiglia, in un ambiente, che mi hanno fatto del male, che mi hanno condizionato, dentro di me c’è un’anima! E quest’anima sarà sempre unica, irripetibile, meravigliosa e più forte di ogni male e condizionamento!
Mi hanno insegnato che l’orrore dell’ignoranza, dell’identificazione negativa, della violenza, dell’odio, non si vincono con l’odio, con le leggi, con la politica: si vincono con la forza dell’Amore. M’hanno dimostrato che un cerino sfregato nel buio fa una luce pazzesca e che se ne rimane uno già è immenso, ma che tanti cerini insieme sono un incendio inarrestabile, sono un giorno nuovo dopo il vecchio buio! M’hanno insegnato che quel cerino, posso essere io. 
Mi hanno insegnato che la forza dell’Amore è la forza più straordinaria ed inarrestabile del mondo! Mi hanno insegnato che Dio non è quello di chi difende le cose come stanno, di chi ripete, giudicandomi nel suo nome, quello che mi ha fatto soffrire, anzi! M’hanno proprio insegnato che Dio è mio fratello, il mio migliore amico! E che Lui è più forte di ogni male e con Lui ce la posso fare a cambiare le cose che da secoli sono là e che mi fanno soffrire! Che Lui sarà l’unico che mi solleverà sulle ali delle aquile quando, nella lotta, rimarrò solo!
Ma la cosa più meravigliosa, più alta e più nobile che queste persone hanno fatto per loro, ma anche per tutti noi, è così bello che salto sulla sedia a dirlo: ci hanno insegnato il valore di un sogno! Ma non di un sogno lontano da noi, del sogno di Dio dentro di noi! Ci hanno proprio dimostrato che dentro ogni persona, dentro di me, dentro di te, dentro tutti, c’è una magnificenza, una regalità, una bellezza, una forza, un incanto! E che se ognuno di noi pone delle basi serie nel vedersi, valutarsi e nell’amarsi, con la consapevolezza della sua storia, dei suoi tesori, ma anche delle sue ferite, può prendere i suoi più intimi sogni e realizzarli, contro qualunque avversità! 
Ci hanno insegnato che si può cambiare noi stessi, che l’odio si sconfigge solo con l’amore, ma soprattutto che questo è alla portata di tutti, tutti noi! Perché l’immensità sta nel fatto che a Selma non c’era solo Martin Luther King, anzi lui da solo non avrebbe potuto nulla. A Selma c’era un nonno di 84 anni che aveva giurato a se stesso che avrebbe votato prima di morire, a Selma c’era una maestra che cercava di insegnare ai bambini la libertà con la sua vita, a Selma c’erano studenti, mugnai, muratori, impiegati, sportivi, teneri amanti, perdenti e vincenti: ognuno fece camminare il suo sogno sulle ali della giustizia e della libertà quel giorno e se non ci fosse stato lui, non sarebbe stata la stessa cosa. Certo anche dopo Selma non è stato tutto risolto, c’è davvero ancora molto da fare, eppure da Selma loro oggi ancora ci parlano! Possiamo sentire ancora la loro voce che ci dice che se uno vuole davvero, può. E quella voce sarà sempre lì, dentro di noi, ogni volta che avremo il coraggio di farla parlare.                               
 

 
“Ogni uomo deve decidere se camminerà nella luce dell'altruismo 
creativo o nel buio dell'egoismo distruttivo. Questa è la decisione. 
La più insistente ed urgente domanda della vita è: "Che cosa fate voi per gli altri?... Ignorare il male equivale ad esserne complici”

 
“Un uomo chiamato a fare lo spazzino dovrebbe spazzare le strade, così come Michelangelo dipingeva o Beethoven componeva o Shakespeare scriveva poesie. Egli dovrebbe spazzare le strade così bene al punto che tutti gli ospiti del cielo e della terra si fermerebbero per dire che qui ha vissuto un grande spazzino che faceva bene il suo lavoro”

 


Condividi su:
Galleria Immagini