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Quando ho visto le sue manine nel mio grembo...

Grazie al Segretariato per la Vitae al Progetto Gemma, sono divenuta mamma per la terza volta

Lun 27 Apr 2015 | di Patrizia Lupo | Bambini
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Sono in Italia da tanti anni, qui ho conosciuto mio marito anche lui straniero e di una cultura diversa dalla mia. Ci siamo subito voluti bene e, anche se le difficoltà non sono mancate, siamo riusciti a superarle insieme, perché avevamo un obiettivo: il bene dei nostri figli. Lui ha sempre lavorato tanto e, nel tentativo di migliorare le condizioni economiche della nostra famiglia, si era licenziato dal lavoro per avviare un’attività con alcuni amici. Le cose però non sono andate come volevamo e in pochi mesi abbiamo perso tutto: soldi, lavoro, tranquillità. Un brutto colpo che aveva messo in ginocchio la nostra famiglia e che ci ha fatto tornare indietro di anni. Abbiamo vissuto come in un incubo, mio marito dopo è rimasto senza lavoro per mesi e andavamo avanti con i pochi soldi che guadagnavo, perché facevo qualche ora di pulizia in una famiglia.
Ancora ci portavamo dietro le conseguenze di quel brutto periodo, quando mi sono accorta di essere di nuovo incinta. Per me è stato come vivere un altro dramma e non riuscivo a liberarmi dell’idea che dovevo abortire. Mi faceva paura la difficoltà di arrivare a fine mese, perché dovevamo arrangiarci in tutto e inoltre  non potevo contare su nessuno, nemmeno sui miei parenti, che tanto ci avevano criticato. Mio marito però mi ripeteva che non potevamo rifiutare la vita di un figlio e che ce la potevamo fare anche se il suo lavoro era precario. Io però non lo ascoltavo e sono andata a fare le pratiche per l’aborto, decidendo tutto da sola senza di lui, convinta di quello che avrei fatto. Le mie certezze hanno cominciato a vacillare quando ho fatto l’ecografia e ho visto per la prima volta il mio bambino: era formato con le manine, i piedi e si muoveva. Quelle immagini mi hanno colpito al cuore e non ero già più così sicura di quanto avevo deciso per la sua vita.
Quella notte non ci ho dormito e il giorno dopo ho deciso di confidarmi con un’amica. Lei mi ha detto, con decisione e affetto, di fermarmi, di non abortire, e mi ha parlato di un’associazione che aiuta le mamme in difficoltà proprio come me. Il giorno dopo ero al Segretariato Sociale per la Vita a parlare con delle persone che, anche se mai mi avevano visto prima, erano lì a mia disposizione per ascoltarmi e aiutarmi. Sono andata via con la sensazione di non essere più sola, che sarei stata aiutata in questa nuova avventura di essere mamma per la terza volta. Ciò che mi ha fatto decidere di portare avanti la gravidanza è stata proprio la loro vicinanza e gli aiuti che mi hanno offerto: il Progetto Gemma, un sostegno economico per un anno e mezzo per le spese necessarie per il bambino, generi di necessità, assistenza sanitaria, legale... Ci sono stati ancora tanti momenti difficili nella nostra vita, ma non ci hanno lasciati soli. Ora la mia famiglia è cresciuta e, anche se i problemi restano e sono tanti, ringrazio sempre Dio per l’arrivo di Samuel.


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