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La tenera rivoluzione del legno

Contrordine per architetti e designer, la naturale rigidità dei materiali si infrange grazie ad una idea tutta italiana: Wood Skin

Lun 27 Apr 2015 | di Paola Maruzzi | Attualità
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Sperimentazione e artigianalità 2.0 sono gli ingredienti di Wood Skin, promettente startup sbocciata a Milano un anno e mezzo fa grazie all'incontro di quattro ragazzi: Gianluca Lo Presti, Susanna Todeschini, Giulio Masotti, Stefano Baruffaldi. Uniti da un background interdisciplinare e dalla voglia di smussare la tradizionale grammatica del design e dell'architettura contemporanea, il team brevetta un legno “smart”, leggero, duttile e malleabile come la pelle, smontabile e rimontabile infinite volte, capace di autosostenersi e assorbire il suono.
«Più che un nuovo materiale, Wood Skin è un processo industriale di fabbricazione digitale – ci spiega Susanna –, vale a dire che la nostra innovazione sta nell'aver approcciato in modo inedito un qualcosa di già esistente. Utilizzando frese industriali e potenti macchinari, riusciamo a ottenere due superfici rigide, che possono essere di legno, ma anche di plexiglass, alluminio, ceramica e cartongesso, tra le quali è compreso un tessuto speciale che conferisce elasticità. Una volta accoppiate, le due superfici vengono lavorate per essere scomposte in figure geometriche modulari, che servono a 'rompere' la rigidità del piano. A questo punto il pannello ha acquisito nuova flessibilità e può essere modellato secondo la forma desiderata in tre dimensioni».
Come un origami, Wood Skin si piega e si apre a molteplici possibilità, rispondendo a un trend architettonico che chiede forme fluide, libere, non convenzionali. «Sia che si tratti di un oggetto di design che di un palazzo, lo step produttivo è uno e rimane lo stesso. Questo ci permette di avere costi più bassi di un terzo rispetto alle soluzioni più tradizionali», aggiunge la portavoce.
La “morbida” rivoluzione del legno piace e si fa presto strada nell'interior design del capoluogo meneghino. In particolare, solletica l'interesse di alcuni marchi del fashion alla ricerca di proposte estetiche alternative. È il caso di Iuter che ha animato il suo shop con superfici tridimensionali e un lungo bancone che è l'esatta trasposizione del progetto virtuale. «Il nostro materiale – precisa Todeschini – ha un anima digitale, viene creato attraverso il trasferimento di informazioni dal computer al supporto vero e proprio, grazie a macchine a controllo numerico».
Tra i progetti in cantiere c'è una versione di Wood Skin intarsiata a mano per la boutique Maison Martin Margela, che aprirà nel quadrilatero della moda milanese.
Anche l'estero, dove per Susanna “c'è una maggiore attenzione all'innovazione”, accende i riflettori su questa giovane realtà nostrana. Wood Skin prende così il volo per il centro finanziario di Dubai, dove in un noto ristorante fusion campeggia una gigantesca parete modulare, “una soluzione che nella sua semplicità trasmette una forte personalità al locale”.
L'ultima audace scommessa punta, invece, all'arredo che si auto assembla: lo scorso aprile, in occasione del Salone del Mobile, la società ha lanciato sul mercato la linea sperimentale di Programmable Furniture, una gamma di tavoli, sedie e librerie che nascono “piatti”, ma sono poi capaci di comporsi velocemente e in poche mosse senza utilizzare viti e cacciaviti. Una strategia “easy” che sfrutta le nuove caratteristiche intrinseche del materiale.
Il progetto prende le mosse dalla collaborazione con il Self Assembly Lab del Mit, laboratorio di Boston che studia i processi produttivi industriali di quarta generazione, i cosiddetti smart materials. «Per crescere, una realtà come la nostra ha bisogno di fare continua ricerca e, a oggi, il bilancio positivo ci dà ragione. Certo, non è stato facile avventurarsi in questa impresa soprattutto in un Paese in cui si fa un gran parlare di startup, ma a conti fatti non c'è un sostegno adeguato. C'è, però, un'altra faccia della medaglia, l'industria del mobile made in Italy ha una grande attenzione alla qualità ed eccellenti livelli di competenza e Milano è una bella culla in cui coltivare idee creative».

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