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La pornografia del dolore invade la Tv

Show della sofferenza in tv: disinformano, disturbano e inondano di negatività. Una violenza quotidiana a tutte le ore per fare soldi e distogliere dalle cose serie

Lun 27 Apr 2015 | di Francesco Buda | Media
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La morte, il disagio, il male, la paura in versione telenovela. Un continuo stillicidio di negatività, morti ammazzati, violenze, disagio familiare e sociale, crimini, sospetti, genitori e parenti straziati, ma pure amici e conoscenti delle vittime e passanti sotto i riflettori, con esperti, veri o presunti, musiche e regìe da thriller, lacrime, dettagli macabri, raccapriccianti e inutili, tradimenti, abusi, suicidi, illazioni pruriginose, pettegolezzi da obitorio, set televisivi come aule giudiziarie... È lo spettacolo che va quotidianamente in onda sulla tv italiana. Un caso raro, probabilmente unico al mondo. Ne danno conto due recentissime analisi scientifiche condotte dagli esperti di mass media dell'Osservatorio di Pavia: una riguarda i programmi di infotainment, quella sorta di Ogm mediatico che combina presunta informazione con il cosiddetto intrattenimento. L'altro studio si occupa dei telegiornali.
I ricercatori hanno smascherato questo circo mediatico che con la scusa dell'informazione, violenta quotidianamente spettatori, vittime, loro familiari e amici. Questa la diagnosi, o la sentenza per restare in tema. Con l'aggravante  che "si osserva talvolta il tentativo di legare casi di cronaca a campagne di denuncia sociale, quali il femminicidio o la protezione degli anziani - scrivono i ricercatori -. In questi contesti, l’intento di sensibilizzazione o di creazione di una morale condivisa appaiono strumentali o intrinsecamente legati a una logica di spettacolarizzazione o drammatizzazione delle vicende individuali o degli eventi che hanno toccato i soggetti coinvolti". Una continua disinformazione, infarcita di negatività travestita da approfondimento. Show contrabbandato per giornalismo, allo scopo di fare marketing, cioè quattrini. E distogliere la gente dalle cose serie e dai fatti veri.

PORNOGRAFIA DEL DOLORE
Senza considerare i notiziari: per ben 3 ore al giorno Rai e Mediaset somministrano questa roba. Prodotti mediatici che l'ex Garante della Privacy Francesco Pizzetti ha chiamato "pornografia del dolore". Un morbo dal quale La7, rete privata, risulta immune. Mentre spicca la tv di Stato, pagata coi soldi pubblici. L'analisi riguarda tutti i 43 programmi che hanno trattato cronaca nera e giudiziaria e disagio individuale/sociale sui 7 maggiori canali nazionali, tra il 15 settembre e metà dicembre scorsi. Il 96% di questi “contenuti” è concentrato in 10 trasmissioni. Per la prima volta è stata monitorata non solo la quantità, ma pure la qualità, ossia modalità e trucchi del settore. Il peggio arriva dall'ammiraglia del servizio pubblico, Rai Uno, e dalla capofila Mediaset, Canale5. Insieme "offrono" il 70% di questo circo della sofferenza e del cinismo. «Ciò che più colpisce, oltre agli aspetti quantitativi, sono alcuni tratti che avevamo intravisto e che qui abbiamo visto, cioè gli elementi spettacolari, la grande cura nell'enfatizzare certi particolari della sofferenza, come il montaggio delle immagini, la grafica, il sonoro, l'eccesso di pathos, la raffigurazione strumentale del dolore, l’insistenza sull’emotività, la ripetizione ossessiva di alcune immagini scabrose», spiega ad Acqua & Sapone Enrico Esposto, dell'Osservatorio di Pavia, tra i curatori della ricerca sulla tv del dolore.
Oltre all'imponente quantità, Rai Uno e Canale5 vantano i programmi più morbosi, con il maggior tasso di cattive pratiche riguardo l’etica professionale e il rispetto delle persone: "Mattino Cinque" e "Pomeriggio Cinque", guidano la classifica, seguite dal "Domenica Live", "Storie Vere", "Chi l'ha visto" e "La Vita in diretta" su Rai Uno. Gli omicidi occupano in media quasi il 44% dello spazio di questi programmi, con punte del 51,7% su Rai Due e addirittura del 56,2% su Rete4.

TG THRILLER: STRATEGIA DELLA PAURA
«Per avere un’idea della mole della programmazione dedicata a questi temi - ragionano Esposto e colleghi -, si pensi che è come se ogni giorno, ogni emittente trasmettesse un notiziario del dolore di mezz’ora. Tale è la durata media giornaliera della programmazione dedicata al dolore, pari a un telegiornale di durata “normale”». E l'analisi sui Tg veri e propri non è più confortante. Anche lì è ormai cronico il vizio di insistere sulla cronaca nera, di sparare allarmi, di infarcire di sangue i notiziari, trattando i vari casi come macabre soap opera, a prescindere dall'utilità informativa. «Dal 2005 questo fenomeno è cresciuto, anche se i reati sono diminuiti, c'è quindi una discrasia tra rappresentazione e numero reale dei fatti criminosi», dice ad Acqua & Sapone Paola Barretta, ricercatrice dell'Osservatorio di Padova e collaboratrice dell'Osservatorio europeo sulla Sicurezza, che ha curato l'8° Rapporto sulla sicurezza e l'insicurezza sociale in Italia e in Europa. L'analisi mette a confronto i Tg del servizio pubblico più seguiti in cinque Paesi europei: Italia (Tg1), Francia (France2), Germania (Ard), Gran Bretagna (Bbc One) e Spagna (Tve) nel corso del 2014. Ebbene, siamo quelli che subiscono una continua invasione di notizie su fatti criminali. Negli ultimi dieci anni è stato un crescendo, «sebbene il numero dei reati sia diminuito», sottolinea la dottoressa Barretta.  Anche l'ultima edizione della sua ricerca mostra che tra i telegiornali del prime time, le ore di  maggior ascolto, il notiziario di Rai Uno è quello che propina più notizie ansiogene sui reati, il 64,9%, oltre il 23% in più rispetto alla media europea. Stessa mania anche nei Tg regionali di mamma Rai, con 6 notizie ansiogene su 10 relative a omicidi, rapine, furti, truffe eccetera.

LA CORRUZIONE DILAGA... MA SI INSISTE SUI FATTI DI SANGUE
Nel Tg del primo canale Rai una notizia su sei riguarda reati, soprattuto contro donne e bambini. E proprio come nei programmi di infotainment, tipo "Pomeriggio Cinque", "Domenica Live" o "La Vita in diretta", gli omicidi sul Tg1 assorbono il 57% delle notizie che riguardano eventi criminosi. Al livello nazionale, nella quantità di notizie su fatti di sangue e violenti i notiziari di Mediaset hanno superato il Tg1, che in Rai è quello più accanito in materia. Ma appare “tranquillo” rispetto a Studio Aperto, che dà quasi il doppio delle notizie di criminalità, e al Tg4 che ha avuto l'impennata “criminale” maggiore.
È sotto gli occhi di tutti la dilagante delinquenzialità dei colletti bianchi: corruzione, malagestione della cosa pubblica e più in generale i crimini commessi da politici, manager e altri soggetti in giacca e cravatta. Non si contano più le cricche denunciate dalle Procure della Repubblica, dai piccoli appalti comunali alle grandi opere, dalla Tav all'Expo, dallo scambio di voti ai servizi pubblici. Tutti fatti che costituiscono reato. Eppure, sono i crimini violenti e gli omicidi i fatti giudiziari più raccontati dai nostri telegiornali nazionali nelle edizioni più seguite. Nei Tg italiani solo il 5% delle notizie sulla criminalità trattano la corruzione. Ma - si dirà - il magnamagna politico-affaristico non genera la stessa paura e lo stesso allarme sociale. Però quanta insicurezza e problemi si potrebbero evitare con quei 60 miliardi di euro l'anno che, secondo la Corte dei Conti, la corruzione sottrae alla collettività? Questo cancro intacca la qualità della vita, fa sì ad esempio che crollino viadotti appena inaugurati, come accaduto in Sicilia a gennaio, che si devastino i territori, produce malasanità, inquinamento, malattie, l'insicurezza sulle strade fatte male e con materiali scadenti, disastri idrogeologici, scuole cadenti...

DISTRAZIONE DI MASSA
Guarda  caso, siamo anche il Paese con il maggior bombardamento politico via Tg. «È un'altra caratteristica specifica e strutturale dei telegiornali italiani, che dedicano costantemente un ampio spazio alla politica, tra il 20 e il 25%, ogni giorno ne parlano anche se la notizia in realtà non c'è. Ma negli altri Paesi questa non funziona così: di solito si parla di politica molto meno e solo effettivamente se c'è un evento politico degno di essere raccontato», afferma la Barretta. Proprio come per la cronaca nera o giudiziaria e le realtà di degrado e disagio umano, alla grande quantità non corrisponde altrettanta qualità né vera informazione. Idem negli programmi di presunta informazione diversi dai notiziari. «Questo modo di fare tv e di raccontare allontana lo spettatore dai fatti - spiega il ricercatore Enrico Esposto -, in nome dell'informazione si deformano i fatti. Tutta questa attenzione ai casi di cronaca nera costante nel tempo, prescinde da sviluppi reali delle vicende. Si va dunque ben oltre i tre elementi essenziali della corretta informazione e del diritto di cronaca, sanciti anche dalla Corte di Cassazione: la verità della notizia, la pertinenza, cioè l'interesse pubblico alla conoscenza del fatto, e la continenza formale, ossia una esposizione formale corretta».
Certe impennate di cronaca nera suggeriscono che dietro c'è lo zampino della politica: «Nel secondo semestre del 2007 - nota Paola Barretta, che ha monitorato i Tg - con il picco di notizie sull'emergenza criminalità, eravamo in prossimità delle elezioni politiche del 2008, lì si cavalcarono i casi dell'omicidio Reggiani, l'emergenza rom e i reati degli immigrati».
Siamo di fronte all'applicazione del decalogo con le 10 strategie della manipolazione mediatica, elaborato dal Prof Noam Chomsky, celebre teorico della comunicazione. In particolare, la prima è la Strategia della distrazione: "L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élite politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti".
Siamo i bersagli di ciò, di tante negatività e morbosità. È una grave violenza, perpetrata anche negli orari in cui le regole del settore impongono una maggiore cautela e rispetto per i piccoli, nella "fascia protetta" dalle 16 alle 19 stabilita dal Codice di autoregolamentazione su tv e minori, firmato nel 2002 dai rappresentanti delle tv nazionali e locali.
Abusi di massa dei quali, però, certe trasmissioni non parlano.                                             




«Questo scempio non è informazione»      

Il presidente dell’Ordine dei giornalisti attacca la tv del dolore

«Tutto è legato all'audience e alla pubblicità, che è legata al conto in banca. Una speculazione sistematica che ha a che fare col conto in banca, di presunti giornalisti che giornalisti non sono, spesso sono soubrette, come nel caso del programma più seguito in questo àmbito». Sui programmi malati di cronaca nera e gossip macabro ci va giù duro Enzo Iacopino, presidente nazionale dell'Ordine dei giornalisti, che ha commissionato la ricerca sulla tv del dolore di cui parliamo in queste pagine. «C'è disprezzo assoluto dei morti e dei vivi. è uno scempio, la vita delle persone attraverso il buco della serratura, cercando di millantare il servizio all'informazione», dice ad Acqua & Sapone. Eppure norme, codici, regolamenti e controllori ci sono... «Ma non intervengono! - tuona Iacopino -. è insopportabile che le molte authority che in questo Paese si dovrebbero occupare del rispetto dei cittadini sui media, si muovono solo quando c'è di mezzo qualche politico! Evidentemente c'è qualcuno che pensa di non pregiudicarsi un posto in qualche salotto buono. Perché per la par condicio in tv si sta col fucile spianato e nel caso dei bambini oggetto di certi programmi non succede nulla? Non ho avuto il piacere, nonostante lo abbia sollecitato, di vedere una presa di posizione del garante della privacy, ad esempio sulle ragazzine sfruttate come prostitute ai Parioli... ho registrato un silenzio inquietante». Ci si giustifica dicendo “la gente vuole questo”. «Ma che discorso è questo? Una quota di persone lo vuole, ma che significa?  Il cittadino non ha bisogno di queste cose. Ho visto fare scempio di Elena Ceste, con la morbosa caccia al suo amante e la figlia divenuta vittima aggiuntiva: il femminicidio non si consuma solo uccidendo una donna, ma anche con l'oltraggio alla sua vita e ai suoi figli. Ci sono diritti in questo Paese o l'unico diritto è di chi vuole maramaldeggiare per appagare le miserie dentro le persone che si gratificano vedendo queste porcherie? Non è tollerabile che ogni pomeriggio in fascia protetta, stabilita dallo Stato a tutela dei bambini, passino sistematicamente e quotidianamente queste vergogne».
Rai Uno è l'emittente che dedica più tempo a questi temi: è normale per il primo canale della tv di Stato e del servizio pubblico? «Non è normale, però Rai non è solo questo, non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. Fermo restando che se i cittadini non le guardassero,  certe trasmissioni verrebbero sospese. Cambiamo le batterie al telecomando».




La7 immune dal morbo

Delle circa 300 ore di programmazione monitorate in 3 mesi dalla ricerca "La Televisione del Dolore", nessuna è stata rilevata nelle trasmissioni del canale La7. Un esempio concreto di come si possa fare tv anche senza inseguire a tutti i costi la curva degli ascolti trainata da trivialità e accanimento sulla sofferenza e negatività. Bravi. Non a caso, il TgLa7 ha vinto il Premio tv (ex Oscar tv) come Miglior Telegiornale dell’Anno per tre anni consecutivi, dal 2011 al 2013. Nella storia del Premio Regia Televisiva è la prima volta che succede.

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