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Gita scolastica, opportunità o capriccio?

Crescono i prof obiettori: troppe responsabilità. Il Ministero: «Sbagliano!»

Lun 27 Apr 2015 | di Maurizio Targa | Attualità
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Alzi la mano chi non ne è stato coinvolto da studente o genitore, spesso con stato d'animo contrapposto: proprio questo è il periodo consueto per le gite scolastiche a cui qualcuno, per fugare il sospetto che si tratti di occasioni per divertirsi e far baldoria, ha pensato di cambiare il nome ribattezzandole ‘viaggi di istruzione’. Molti studenti l'attendono con trepidazione: in genere la gita scolastica viene vista come un momento di libertà, durante il quale potersi divertire e dar libero sfogo alle proprie pulsioni o, come afferma qualcuno di loro con un’orrenda parola, ‘sballarsi’.

Professori terrorizzati
Lo sanno bene i docenti che hanno il compito di accompagnarli, sempre preoccupati nel verificare e contare i ragazzi col terrore che  manchi Rossi, che Bianchi si sia fatto male o gli sia capitato chissà quale inconveniente. La notte peggio ancora: il povero insegnante dimentica il sonno, si rassegna a vegliare e controllare che i propri alunni non disturbino i clienti dell’albergo, che non se ne vadano fuori senza permesso o tentino l'assalto alla camera delle ragazze, che non corrano pericoli di sorta, magari camminando sui cornicioni delle finestre. Un autentico calvario per i prof, i quali sono oltretutto responsabili civilmente e penalmente degli alunni, per tutta la durata del viaggio, 24 ore su 24. Ciò significa che, se non succede nulla di grave, il nostro insegnante tornerà stanco e stravolto dalla gita; se invece, come purtroppo in certi casi avviene, qualcosa andasse storto, magari in modo serio, gli accompagnatori rischiano addirittura guai giudiziari. Un inferno. Così negli ultimi dieci anni è cresciuto a dismisura il fronte degli obiettori e di chi proprio non ne vuol sentir parlare: il numero degli insegnanti disponibili ad accompagnare gli studenti in gita si è dimezzato. “Un rischio neanche compensato economicamente”, protestano i professori ‘obiettori’: non è infatti prevista alcuna indennità di trasferta che hanno invece i funzionari di tutte le altre amministrazioni quando si recano in missione. Anzi, secondo il comune sentire, te la spassi coi ragazzi.

L'allarme del Touring Club: è paralisi nel settore
Al riguardo occorre precisare che per i professori non esiste nessun obbligo a partecipare alle iniziative che si svolgono esternamente alla scuola ed è quindi necessario che ogni docente dia il proprio consenso, aderendo all'uscita come accompagnatore disponibile. Quindi, non esiste la possibilità da parte del dirigente scolastico di emettere un ordine di servizio che obblighi un docente ad accompagnare una classe nel caso non fosse consenziente. Ma ora sempre più insegnanti boicottano i viaggi d'istruzione: anche dal punto di vista economico, l'addio alla gita ha un peso non indifferente. A lanciare l’allarme è stato l’Osservatorio del Touring Club italiano: nel 2011/2012 le trasferte scolastiche avevano resistito alla crisi ed, anzi, segnavano addirittura un aumento della domanda, con 930mila studenti delle scuole superiori che vi avevano aderito, circa il 25% in più rispetto agli anni precedenti . Da un paio d'anni a questa parte il settore sembra invece completamente paralizzato, per la disperazione di un intero comparto economico. Gli operatori turistici segnalano che, obiettori a parte, le cause vanno ricercate anche e soprattutto nei forti tagli operati alla scuola.

Il valore formativo: si esce dai libri e ci si cala nella realtà
Se ruggisce il fronte del “no”, altrettanto alta si leva la voce di chi, al contrario, difende tali viaggi che, secondo il Miur (Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca), avrebbero invece una valenza formativa che va ben oltre il momento contingente del viaggio.
In primo luogo, spiegano i vertici dell'ente governativo, educherebbero all'autonomia: durante le gite il ragazzo è costretto a organizzarsi da solo per quanto concerne soldi, valigia, cibo, in una condizione di lontananza totale dalla famiglia. Le maestre o i professori sono presenti, ma più per supervisionare che per accudire. Si impara a condividere spazi (mezzi di trasporto, stanze, bagni...) e tempi, per quanto concerne gli orari di sveglia, gli spostamenti, i pasti. Questo costringe l'alunno a modificare le proprie abitudini per un periodo limitato, in condizioni eccezionali. Elevato risulta poi il valore in termini di socializzazione: si sperimentano nuove modalità di relazione, si può entrare più in confidenza con i compagni e anche il rapporto con gli insegnanti assume caratteristiche diverse: per un po' cadono rigidità e distanze a favore di un rapporto più rilassato. Scontato l'arricchimento culturale: si abbandona per un attimo la concezione astratta della meta visitata, magari conosciuta solo sull'atlante, si sente parlare un'altra lingua o un dialetto diverso, si provano nuove abitudini, nuovi modi di mangiare, si apre uno squarcio di ‘vita vissuta’ che vale più di mille lezioni!

Elemento di discriminazione?
Ma non sono solo insegnanti e crisi a sbarrare la strada ai ragazzi verso le gite scolastiche: in alcuni casi a mettere i bastoni fra le ruote degli studenti sono i loro stessi genitori. «Non siamo noi a tagliare le gite, ma i genitori a sollecitarne la rinuncia durante i consigli di classe – ha spiegato Tommaso De Luca, preside dell’istituto tecnico industriale Avogadro di Torino e dell’Associazione delle Scuole autonome del Piemonte –. I genitori sempre più spesso fanno presente che i soldi per mandare i loro figli in gita non ci sono più». Insomma, le famiglie sono preoccupate che possano crearsi occasioni di discriminazioni tra i ragazzi che possono permettersi un viaggio e quelli che invece dovrebbero continuare ad andare a scuola. Il dibattito è apertissimo e le rispettive posizioni difese con accalorata passione. Una soluzione? Secondo Rodolfo Rossi, preside dell'ITIS G. Giorgi di Milano, anziché trasferte di massa si dovrebbero organizzare soggiorni in famiglia, in cui i ragazzi sono più controllati, procedere a una scelta ragionata dell’albergo, evitando quelli enormi più difficili da controllare negli assalti notturni alle camere delle ragazze o degli altri avventori e, per i più piccoli, privilegiare le strutture di agriturismo a prezzi calmierati. Ma sarebbero davvero tutti d'accordo?


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