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La mia seconda vita

Lea Michele ha vissuto il sogno di calcare un palcoscenico da vera star nella serie tv Glee, che l’ha messa a dura prova nella finzione, ma soprattutto nella realtà

Lun 27 Apr 2015 | di Alessandra De Tommasi | TV/Cinema
Foto di 6

Quando guardi Lea Michele, così minuta, sembra che la prima folata di vento possa spezzarla o farla volare via. Invece no: le basta dar fiato a quelle corde vocali portentose per zittire tutto e dominare la scena, con l’imponenza artistica dei grandi. Il vero prodigio è che ci riesce anche lontano dal palcoscenico, quando la vita le toglie l’affetto più caro. Due anni fa il fidanzato e collega della serie “Glee”, Cory Monteith, è scomparso prematuramente a 31 anni, ma lei non ha ceduto. L’auto del ragazzo era ancora parcheggiata nel vialetto di casa di lei quando è arrivata la notizia, ci è rimasta a lungo, ma non le ha impedito di reagire. Lea avrebbe potuto decidere di lasciare il telefilm, di rinchiudersi nel lutto a tempo indefinito, ma non lo ha fatto. Ha dichiarato che non avrebbe potuto lasciare senza lavoro le decine e decine di persone della troupe per abbracciare la via più facile. Si fa per dire “facile”, perché nessuna opzione lo era davvero, ma, come ha raccontato ai giovani giurati del Giffoni Film Festival, ha trovato un’ancora di salvezza...

Come si fa a restare equilibrate, nonostante tutto?
«Per me il segreto è l’arte. Appena finisco un album sono già all’opera sul successivo e quando finisco un libro inizio subito quello dopo. Mi mantengo sempre impegnata, all’opera e la musica aiuta tantissimo».

Ha affidato alle note quello che non riesce a dire ad alta voce?

«Ho lavorato al mio primo album per un anno e mezzo, è un progetto personale, significa aprire il proprio cuore ai fan per farsi conoscere».

Alcune parole le ha tatuate anche addosso, vero?
«Anche i tatuaggi sono espressione della propria anima, un processo intimo: i miei provengono da canzoni che mi hanno ispirato e che ho voluto mi rimanessero sulla pelle per sempre».

Molti hanno detto che Rachel Berry è il suo alter ego in “Glee”…
«Quando entri nella pelle di un personaggio a volte è semplice identificarvisi, in questo caso abbiamo molti punti in comune. Rachel mi ha cambiato la vita totalmente, mi ha reso una performer migliore: questo set ha trasformato perfetti sconosciuti in una famiglia e considero i miei colleghi come fratelli e sorelle».

Praticamente vivete tutto il giorno insieme…
«Dopo ore e ore sul set arriva un certo momento del giorno o della notte in cui bevevamo soda e diventavamo pazzerelli per combattere la stanchezza. Ci siamo divertiti un mondo!»

Il telefilm l’ha portata in giro per il mondo, Italia compresa. Che ne pensa?

«L’Italia! Non solo mi piace, la adoro letteralmente. I fan del Belpaese sono carini, gentili e affettuosi e mi riportano alle origini, perché la mia famiglia è originaria dei dintorni di Napoli».

Come definirebbe oggi la sua vita?

«Mi sento fortunata, benedetta dal cielo per quello che faccio. Devo tutto a “Glee”, che ha creduto in me assieme al pubblico e mi ha permesso di realizzare i miei sogni di bambina. Ecco perché sento un fortissimo senso di responsabilità nei confronti degli spettatori, cerco di essere un modello all’altezza delle  loro aspettative come segno di gratitudine per quanto ho ricevuto. Mi piace pensare di essere una persona limpida e cristallina e voglio instaurare con chi mi segue un rapporto onesto».

A chi va il grazie più grande?
«Alla mia famiglia, che mi ha indicato il percorso e mi ha permesso di restare con i piedi per terra».

Chi considera un idolo?
«Come Rachel, anch’io penso che Barbra Streisand sia un modello assoluto di artista, non sarei qui senza di lei, mi ha indicato la strada per essere un tipo di donna unica e diversa. Ho capito che bisogna amare la propria pelle, anche e soprattutto quando invece si pensa che essere differenti sia controproducente, addirittura un ostacolo. Il mondo ti vuole stereotipata, uguale a tutti gli altri, mentre invece si deve credere nella propria personalità e coltivarla!»

Anche lei è un modello…
«Sapere che qualcuno guarda a me come io guardo a lei per essere ispirato, è per me motivo di grande gioia. Certo, in tv non finisci quando cala il sipario come a Broadway, quindi l’impegno che ti viene richiesto sembra infinito, ma permette anche di raggiungere più persone: forse senza “Glee” la nostra generazione non avrebbe potuto conoscere così approfonditamente la grandezza di Barbra Streisand».

Cosa ne pensa dei social network?

«Internet ha un potere immenso, permette di aver accesso alle persone che ammiri e a metterti in contatto con loro. La diffusione mondiale del fenomeno di “Glee” ci ha permesso di farlo arrivare a tutti e io non potrei esserne più orgogliosa».

Dove si vede tra 20 anni?

«La felicità sarebbe continuare a fare quello che faccio oggi, ossia esibirmi, recitare in tv o su un palco, mettere nero su bianco i miei pensieri…».    

 



LE MIE RADICI ITALIANE

Lea Michele Sarfati, classe ’86, è l’unica figlia di un’infermiera italoamericana, Edith, e di Mark, proprietario di un alimentari. Nata e cresciuta a New York, ha debuttato a soli nove anni nel musical di Broadway “Les Misérables”, grazie alla sua voce eccezionale che l’ha portata a calcare il palcoscenico teatrale per alcuni spettacoli iconici, come “Spring Awakening” di cui è protagonista. La grande svolta arriva in tv con il ruolo di Rachel Berry, liceale ambiziosa con il pallino del canto, nella serie “Glee”, show dei record che ha dato origine ad un film in 3D, vari tour mondiali, un talent e moltissime hit in Billboard. Si è così portata a casa numerosi riconoscimenti, tra cui Screen Actors Guild Awards, tre People’s Choice, tre Teen Choice, due Glamour Award e un Satellite. Come ha raccontato al Giffoni Film Festival, ha inciso l’album “Louder” e ha scritto il romanzo “Brunette Ambition”. La musica e la scrittura l’hanno salvata dal trauma della morte del collega e fidanzato Cory Monteith, scomparso nel 2013. Ora Lea è sul set del nuovo telefilm di Ryan Murphy, l’horror comedy “Scream Queens”, con Jamie Lee Curtis.


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