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Tempo coi figli: qualità o quantità?

Star molto con loro? Fino a tre anni è importante. Dopo conta il modo

Gio 28 Mag 2015 | di Claudio Cantelmo | Attualità
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Cruccio di milioni di donne lavoratrici, fonte di infiniti sensi di colpa, sembra la domanda del secolo: il tempo passato dai genitori, soprattutto dalle mamme, coi propri figli conta per il loro sviluppo? Sembrerebbe scontato il “sì”. Ebbene, sostiene uno studio recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Marriage and Family, non è affatto così. Si tratta dell’analisi longitudinale più ad ampio raggio mai realizzata finora sull’argomento e i risultati, dicono le ricercatrici, hanno stupito loro stesse. La quantità di tempo passato con i bimbi conta, ma fino ai tre anni d’età. Dopo, nella fascia tra i tre e gli undici anni, non ha praticamente alcun peso sul loro sviluppo, dal punto di vista dei risultati scolastici, del comportamento e soprattutto del loro benessere emotivo. Quello che conta sarebbe la qualità. Se ne discute da anni e, per quanto ciascun genitore abbia la sua personale teoria, l’argomento è oggetto di dibattito, soprattutto da parte di psicologi e sociologi, ma l’indagine in questione mette la parola fine (o almeno così sostiene) a ogni dubbio. Perché, sostengono i ricercatori, si tratta dell’unica analisi conosciuta protratta per un lasso di tempo notevole; partita per la precisione addirittura nel 1968, anno in cui a oltre 3500 famiglie partecipanti con almeno un figlio, da tre a undici anni, o un adolescente, tra gli 11 e i 14, fu richiesto di cominciare a tenere diari e rispondere a questionari, due giorni a settimana, sui comportamenti e le attività dei bambini, ripetendo poi le stesse osservazioni a cinque anni di distanza e avendo cura di analizzare il tempo passato dalla madre con i figli e diversificando tra quello in cui la mamma era semplicemente in casa, ma occupata nelle sue attività, e il tempo in cui faceva qualcosa di specifico con i bambini. Un’attività ciclopica, assicurano i ricercatori, ma in grado di rivestire un grado molto elevato di scientificità nei risultati prodotti.

CHE STRESS QUEI SENSI DI COLPA...
Il risultato è stato che la mera quantità di tempo passata con i figli non ha in sostanza nessuna relazione sul loro successo futuro: su una ventina di indicatori considerati, dai voti a scuola al benessere emotivo alla realizzazione delle relazioni amicali, praticamente non ce n’è uno che sia in relazione diretta con il tempo investito dalla madre. Non solo: i ricercatori hanno evidenziato che genitori e mamme in particolare, che, guidate da un senso di colpa, cercano di passare più tempo possibile coi figli, spesso ottengono in realtà un risultato controproducente, perché troppo stanche, stressate, nervose e ansiose, ripercuotendosi negativamente nel rapporto con risultati negativi dimostrabili. Tale stress, si legge nel rapporto, è spesso causato, almeno in parte, proprio dal dogma della genitorialità intensiva, l’idea – evidentemente sballata – che più tempo si passa insieme ai figli, meglio è e che magari le madri dovrebbero stare a casa a crescerli invece che andare a lavorare. Tutte fandonie.
Tra l’altro, insistono i neuropsichiatri, i bambini hanno davvero bisogno, per il proprio sviluppo cognitivo e sociale, di tempo non strutturato da passare con se stessi, senza genitori né impegni, come ha ribadito l’American Academy of Pediatrics. Meglio passare meno tempo insieme, dunque, ma quello che si passa che sia davvero di qualità, quella qualità difficile da definire, ma che ogni genitore e ogni figlio sa riconoscere nei momenti in cui si manifesta e riempie il cuore di gioia.

Adolescenza, la quantità torna alla ribalta
Un po’ diversa la situazione coi figli adolescenti: la presenza dei genitori – e della madre in particolare – torna a essere rilevante anche a livello quantitativo, dato che aiuta a tenerli alla larga dai guai, anche se non più di tanto. I teenager destinatari di maggior tempo trascorso insieme hanno infatti meno problemi di abuso di sostanze e con la giustizia e se la cavavano anche meglio in matematica. La quantità richiesta pare non sia poi gran cosa: sei ore di tempo “impegnato” alla settimana con i genitori. Cosa si intende con tempo impegnato? Proprio quello in cui c’è interazione diretta tra genitori e figli, mentre il tempo “accessibile” è quello in cui un genitore è presente, ma non sta interagendo direttamente con il figlio, come quando prepara da mangiare mentre il figlio fa i compiti in cucina. Quest’ultimo, sentenziano gli studiosi, se sussista o meno è del tutto indifferente.

IN ITALIA: SALTI MORTALI PER LE MAMME
La ricerca riflette ovviamente la situazione americana. Il contesto, però, non sembra molto diverso da noi: costrette tra lavoro e famiglia, le donne con figli spesso devono fare i conti con i sensi di colpa per non stare abbastanza in famiglia, oppure fare i salti mortali per incastrare impegni lavorativi, cura della casa e della famiglia. Secondo dati ISTAT, in Italia le donne si dedicano in media due ore e mezza più degli uomini alla cura della casa e dei figli, e il 43% delle lavoratrici dichiara di avere problemi a conciliare casa e lavoro. Un terzo delle persone occupate con figli è insoddisfatto del tempo dedicato alla famiglia, uomini e donne in percentuale simile. Se a contare  (come molte altre ricerche oltre a quella americana hanno mostrato) è la "qualità" del tempo, cioè i minuti e le ore passate insieme a leggere o consumare insieme i pasti, parlare, discutere, c'è un “minimo” per questo tempo? Questo neppure il nuovo studio lo dice. 

 



Più presenti oggi che negli anni ‘70

Bello una volta, quando le mamme stavano a casa. Tutte balle, almeno a sentire gli americani. Una comparazione storica basata su dati statunitensi del 2012 ha mostrato come in quell’anno le madri avessero passato in media 13,7 ore alla settimana con i propri figli: quasi il doppio rispetto al 1975, in cui era in media 7,3 ore (e tra le mamme casalinghe pari al tempo speso dalle mamme lavoratrici di oggi). Il tempo dei padri, invece, con una media di 7,2 ore, triplica rispetto ad allora, visto che nel 1975 i padri americani spendevano con i figli 2,4 ore alla settimana.


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