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Scarlett Johansson: Un eroe di nome Scarlett

Vedova Nera in “Avengers: Age of Ultron”, si comporta da supereroe anche fuori dal set. Tiene a bada i maschietti del gruppo, oltre a paparazzi, stampa invadente e molto altro. Ma come fa?

Gio 28 Mag 2015 | di Giulia Imperiale | Interviste Esclusive
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Ha la fama da dura, ma stavolta non è una leggenda metropolitana: guai a fare arrabbiare Scarlett Johansson… e non solo al cinema, che di recente l’ha vista di nuovo nei panni della spia russa Vedova Nera in “Avengers: Age of Ultron”. A dispetto degli occhioni da cerbiatto e dall’aria innocente dei cartelloni pubblicitari di cui è stata testimonial, la biondina ha capito come farsi rispettare a Hollywood (e anche fuori). Ha imparato l’arte del sarcasmo e soprattutto l’uso della parolina “no”, per cui si tiene alla larga dai paparazzi e protegge la sua bimba come farebbe una leonessa con i cuccioli. Ecco come fa a tener testa ad un cast quasi interamente al maschile senza perdere un grammo di femminilità. Di recente ha voluto precisare che essere una celebrity non le impedisce di fare la “mamma casalinga”, spesa e faccende domestiche incluse, ma se le si parla di argomenti “rosa” (i segreti di bellezza e affini) storce il naso. Persino la sua super woman però dimostra in quest’ultima pellicola un lato tenero, quindi qualcosa potrebbe cambiare!

Quanto la elettrizza tutto questo girl power in un film di supereroi? Ha mai comparato la sua presenza sullo schermo a quella dei colleghi maschi?
(Ride - ndr) «No, mi sono limitata a sfogliare la sceneggiatura saltando le pagine che non riguardavano Vedova Nera. Ho letto solo le mie battute…».

Scherzi a parte, cosa le piace di questo personaggio?
«Io la vedo come una ragazza reale, con i piedi per terra, profonda, che ha subìto forti traumi nella vita senza poter mai decidere per se stessa, ma ora che è pronta a farlo il tempismo è a dir poco disastroso. È questo che cerco quando mi offrono una parte: voglio personaggi che abbiano spessore, non solo che siano femminili».

Il suo sex appeal non guasta…
(Ride...) «Sexy io? Ma lo avete visto Chris Hemsworth?».

Lei cosa nota guardandosi al cinema?
«Quando penso a Vedova Nera una delle qualità che amo di lei è il fatto che lavori duro. Non si risparmia, non tergiversa, magari è arrivato il momento anche per lei di vivere una relazione eppure non si distrae. È sempre presente a se stessa, lato sexy incluso, e ad ogni livello la considero eroica».

A parte lei, chi le piacerebbe essere tra i Vendicatori?
«Il regista Joss Whedon, lui sì che ha una bella storia!».

Si è mai identificata nel mondo senza legami di Vedova Nera?
«Questa donna, Natasha, vive in una zona grigia, né bianca né nera. È stata ingaggiata perché questo è il mondo a cui appartiene, ma non perchèénecessariamente sia il posto giusto». 

In fondo questo lavoro diventa come una famiglia per lei… 
«Non sono sicura che Natasha abbia chiaro il senso di appartenenza di una famiglia, eppure sa che il lavoro è per lei diventato casa, ma non vuol dire che il suo cuore sia lì. I sentimenti non li mette mai in ballo…». 

Il rapporto con Hulk è un’eccezione?
«Ne parlavo proprio a Mark Ruffalo che interpreta Hulk e gli dicevo che in effetti sono affini, perché hanno entrambi qualcosa di mostruoso dentro di sé. Non riescono a far pace con il loro passato, perché sarebbe troppo doloroso, ma al tempo stesso è la loro missione a richiedere che siano un po’ meno umani, anche se vorrebbero tanto poter essere normali. Forse più degli altri compagni, per me sono anime affini e riconoscono l’uno nell’altra il disagio quotidiano e così entrano in sintonia. È questo il bello degli Avengers: non ci sono solo scene d’azione, ma si esplora il dramma dei personaggi a cui ci si può relazionare e per cui si arriva a provare empatia».

E si parla anche del mondo d’oggi che sta cambiando… 
«Fin da “Captain America: The Winter Soldier” si esplora l’idea di un futuro all’avanguardia, impermeato da una tecnologia che nelle mani sbagliate può far danni incalcolabili e prendere il sopravvento. Ci si chiede se la razza umana sia capace di autogestirsi e preservarsi. Ok, forse può sembrare un po’ una teoria del complotto, ma dobbiamo capire le conseguenze delle decisioni che vengono prese al posto nostro da poteri più grandi».   

Qui la minaccia è un’intelligenza artificiale di nome Ultron. C’è da aspettarsi che nel mondo accada qualcosa del genere?
«Ultron è ovunque, come un grande fratello malvagio, più potente di tutti gli Avengers messi insieme, che pensa di agire per un bene supremo, ma non è così. Ha qualcosa di shakespeariano nei suoi monologhi, è teatrale in un certo senso, al tempo stesso vittima e carnefice, inquietante e mutevole nella sua imprevedibilità…».

In cosa ti senti diversa da Natasha?
«Lei non è proprio una tipa da gioco di squadra e, ripeto, non si è scelta questa vita. È il lavoro che ha scelto lei e questo fa la differenza. Quello che spero il pubblico apprezzi è proprio questo spiraglio sul suo passato, che permette di capire meglio il lato umano di questi eroi involontari».

Un’ultima curiosità. C’è qualcosa che la emoziona sempre, Vendicatori a parte?
«Guardare Patrick Swayze in “Dirty Dancing”…».

 



Tra le più potenti di hollywood

Scarlett Ingrid Johansson a 30 anni è considerata tra le attrici più potenti di Hollywood. Con una carriera da modella e cantante alle spalle, oggi è principalmente nota per il ruolo di Vedova Nera, uno dei personaggi più amati dell’universo cinematografico Marvel, che ha portato su grande schermo di recente “Avengers: Age of Ultron”, presto disponibile anche in versione home video per Walt Disney. Ha catturato l’attenzione con “La ragazza con l’orecchino di perla”, inanellando successi tra cui svariati lavori diretti da Woody Allen, “Lost in translation”, “The Prestige” e la commedia “La verità è che non gli piaci abbastanza”, alternando i generi più diversi. Amatissima dai critici, ma anche dai paparazzi, ha fatto parlare di sé anche per le vicissitudini sentimentali: dopo il matrimonio-lampo (due anni e tre mesi) con il collega Ryan Reynolds, ha sposato il giornalista francese Romain Dauriac a ottobre 2014, pochi giorni dopo la nascita della loro primogenita Rose Dorothy.


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