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Dopo il cibo, adesso anche i fiori ogm

Ma il transgenico non doveva servire a sfamare il mondo e ridurre i pesticidi?

Gio 28 Mag 2015 | di Roberto Lessio | Ambiente
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La notizia di per sé risulta inquietante, ma proviamo a trattarla per quello che è: una pagliacciata. Le varietà dei fiori esistenti in commercio, in particolare quella dei garofani, ormai non si contano più, ma a qualcuno è sembrato che il tono di tutti quei colori non fosse sufficientemente appariscente e quindi ha deciso di modificarlo con l’ingegneria genetica. Puntuali poi le lobby del settore transgenico si sono messe in moto e nelle settimane scorse è arrivata l’immancabile decisione favorevole della Commissione Europea, presieduta dal lussemburghese Jean-Claude Juncker: dopo il cibo, d’ora in poi potranno essere commercializzati nel territorio dell’Unione anche i “fiori Frankenstein”.

MACCHÉ AIUTO ALL’UMANITÀ
Ma, se nel caso dei prodotti alimentari, le giustificazioni per utilizzare gli Ogm erano quelle di incrementare le produzioni per far fronte ai bisogni nutrizionali della popolazione mondiale e allo stesso tempo limitare l’uso di pesticidi - giustificazioni “nobili” anche se fuorvianti e spesso smentite dai fatti, come abbiamo più volte evidenziato su questa rivista -, stavolta il ricorso alla bioingegneria è palesemente ed esclusivamente commerciale. Si tratta di fiori Ogm ornamentali, che nulla hanno a che vedere con scopi alimentari, medici o in qualche modo legati al progresso dei popoli.
Infatti, l’autorizzazione riguarda due garofani biotech “assemblati” in Olanda, i quali, rispetto a quelli normali, hanno due caratteristiche particolari: i petali di un intenso colore viola tendente al blu e la resistenza, guarda caso, agli erbicidi.

FISSATI COL BLU...
Ad allestire l’intera rappresentazione è stata la multinazionale giapponese Suntory Holding, che è divenuto nel tempo uno dei maggiori produttori mondiali di bevande, soprattutto grazie alla vendita di superalcolici e birra. Qualche anno fa l’azienda nipponica ha deciso di buttarsi nell’ingegneria genetica, acquistando da una società australiana specializzata in erbicidi (la Nufarm Ltd) la controllata “Florigene”; questa azienda aveva appena isolato il gene responsabile dell'espressione del colore blu nei fiori di petunia, battendo così per poche settimane i rivali di tutto il mondo. Il processo è stato ovviamente brevettato.
La “Florigene” ha una succursale in Olanda, il Paese dove si commercializza la maggior parte dei fiori venduti al mondo ed è là che hanno pensato di metter mano anche ai garofani: altre piante floreali che in Natura non si sono mai preoccupate di assumere tonalità di colori altamente significative e significanti per noi umani, quali sono il blu, l’azzurro intenso e il viola. Un vero e proprio affronto all’intera umanità.

COLOR PESTICIDA
Per risolvere l’incresciosa vicenda, i tecnici australo-nipponico-olandesi hanno deciso di ottenere proprio il colore viola (e violante) inserendo nel DNA dei garofani i geni dei fiori di bocca di leone e di petunia, mentre come marcatore (cioè un indicatore che la modifica genetica è riuscita) è stato utilizzato il virus del mosaico del cavolfiore e del tabacco, il quale è resistente alla sulfonilurea agricola.
Quest’ultimo è un erbicida. Con la scusa del colore, quindi, ecco di nuovo il concetto che l’uso dei diserbanti è indispensabile alle coltivazioni. La recente autorizzazione della Commissione europea riguarda la commercializzazione di questi garofani biotecnologici, non la produzione su suolo europeo, ma contrariamente a quanto avviene per il cibo, non hanno bisogno di etichettatura specifica. Almeno per ora.

LO ZAMPINO INGLESE
Tra le nazioni che hanno votato a favore (abbiamo cercato anche le altre per segnalarvele, ma al momento non le abbiamo trovate) c’è anche il Regno Unito: la “patria” del celebre esperimento della pecora da clonazione Dolly. In quel Paese, che ora vuole fare un referendum per uscire dall’UE, non è mai stata molto gradita la diffidenza degli altri Stati europei verso i prodotti geneticamente modificati. Anzi, a dirla tutta, loro i garofani ingegnerizzati li volevano rendere vendibili già dal 2009 e per questo hanno sostenuto in quest’ultima fase l’Olanda nella richiesta di autorizzazione. Non come da noi, dove la Coldiretti, la maggiore organizzazione degli agricoltori italiani che ancora una volta ha segnalato il caso, insiste nel voler valorizzare le coltivazioni legate alla cultura locale.

ISTITUZIONI “OGM”!
Sarà un caso, ma la Commissione Europea, quella stessa che dovrebbe rendere ogni Stato membro dell’UE libero di impedire le coltivazioni Ogm dentro ai propri confini, con una decisione assunta dal Parlamento Europeo all’inizio di quest’anno, insieme ai due nuovi fiori creati in laboratorio, ha contestualmente autorizzato 10 nuovi tipi di prodotti transgenici (mais, soia, cotone e colza), sia per l’alimentazione umana che per quella animale.
Oltre a rinnovare l'autorizzazione a 7 cotoni Ogm. L’autorizzazione vale per i prossimi 10 anni: poi si vedrà. Anche in questo caso comunque ci troviamo di fronte ad un colore geneticamente modificato: il bronzo della faccia di chi, continuando a prendere ordini dalle lobby, ci vuole spiegare che queste decisioni servono solo al nostro bene comune.

 



LA ‘BUFALA’ PRECEDENTE

La multinazionale giapponese dei garofani Ogm nel 2010 aveva già messo in vendita qualche migliaio di esemplari di “rosa blu Suntory”, anch’essi Ogm. Prezzo tra 22 e 35 dollari USA (circa 20 – 30 euro) ciascuna. I compratori però si sono visti consegnare un fiore di un colore rosso tendente al viola, ben lontano da quello atteso. I petali poi (troppo acidi a causa del processo di ingegnerizzazione) sono svaniti nel nulla in poco tempo.

 



70 Ogm in Europa

Con le ultime omologazioni decise dalla Commissione Europea diventano quasi 70 gli Ogm autorizzati per la commercializzazione nell’UE. Ogni singolo Stato comunque (l’Italia è tra questi) può limitare e vietarne le importazioni. Le coltivazioni vere e proprie fino ad oggi sono state autorizzate solo in Spagna e Portogallo, ma esclusivamente per la varietà di mais MON810 della Monsanto.

 



Tabù per la Commissione Europea
Dopo i ‘no’, mai più sondaggi su Ogm


Una schiacciante maggioranza di cittadini europei è contraria agli alimenti geneticamente modificati: per il 70% il cibo Ogm è innaturale. Il 61% ritiene che gli Ogm mettono a disagio ed è contrario allo sviluppo di alimenti Ogm, il 59% non è d’accordo che i cibi transgenici siano sicuri per la salute loro e della loro famiglia, e il 58% non è nemmeno d’accordo che siano sicuri per le generazioni future. Il 54% degli intervistati li percepisce come pericolosi. Questi i risultati nel 2010 dell'indagine di Eurobarometro, il servizio di ricerca sull'opinione pubblica nei Paesi dell'Unione Europea, che fa capo alla Commissione Europea. Dal 1996 al 2010 ha registrato un continuo calo dei favorevoli agli Ogm. Ma dopo il crollo registrato nel 2010, l'Eurobarometro non ha più condotto sondaggi sui cibi Ogm.


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