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Cercare lavoro nel 2020

Come cambiano le selezioni del personale: dai colloqui via Skype alla videoinserzione, il futuro è virtuale

Gio 28 Mag 2015 | di Maurizio Targa | Attualità
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C’è chi li teme, chi li detesta, ma tutti prima o poi ci fanno i conti. E se il colloquio di lavoro è spesso fonte di ansia nel candidato, è altrettanto vero che nella stragrande maggioranza dei casi esso voglia solo dire perdita di tempo, denaro, energia, senza nessuna garanzia non certo d'essere assunti, ma quantomeno presi in considerazione. Però sono forche caudine necessarie, a meno che non siate figli di zio Paperone. Ma se spostarvi vi scoccia e avete sempre affrontato questa sorta di esame con tremarella e sudori freddi, la tecnologia vi salverà. Almeno in parte. Perché, entro pochissimi anni, la videoconferenza e i colloqui a distanza manderanno in pensione il vecchio incontro vis-à-vis tra responsabile del personale, spesso con la faccia del feroce tagliagole, e il povero candidato, divisi solo da una scrivania. Una recente indagine svolta da Redshift Research per conto di Polycom, multinazionale statunitense nel ramo delle soluzioni per videoconferenze, certificherebbe l’interessante tendenza che cancella di fatto il colloquio conosciuto sino ad oggi, almeno dalla fase iniziale del processo di reclutamento, giacché è normale che prima o poi ci si dovrà necessariamente stringere la mano.
Insomma, preparate il vostro profilo migliore, chiedetevi se siete telegenici, visto che già oggi, almeno negli USA, circa un terzo dei responsabili intervista i candidati utilizzando skype e servizi di video chiamata vari. E vista l’esplosione di smartwatch, smartphone e altri smart-aggeggi, questo trend sembra destinato inevitabilmente a crescere.

Allenarsi alla videoinserzione
Il 56% degli addetti alle risorse umane che ha risposto alle domande dell’indagine Polycom svolta in dodici Paesi, conferma che il video sarà lo strumento di comunicazione privilegiato da qui a pochi anni, l’unico realmente in grado di abbattere il gap delle distanze geografiche. Non solo, il colloquio a distanza consente di abbattere anche i costi relativi alle trasferte e i tempi delle assunzioni. È fuori discussione che tutto ciò rappresenti una naturale evoluzione: in un’epoca in cui le prestazioni professionali vengono slegate dalla materialità dei luoghi e dalla presenza fisica in azienda, anche lo strumento di reclutamento per eccellenza è destinato a piegarsi - con indubbi benefici - alla tecnologia. E anche per chi intende offrirsi, sarà bene dimenticare carta da lettere, francobolli e raccomandate: il futuro delle inserzioni è video. Già oggi esistono piattaforme specializzate come Ongig, dove le aziende inseriscono le ricerche di personale sotto forma di cortometraggi e chi si vuole candidare può a sua volta inviare una video candidatura. Interessante, a patto di riuscire a superare l’imbarazzo di raccontare se stessi davanti alla telecamera e di non suscitare nel selezionatore l’effetto sonnolenza, tipico del filmino delle vacanze o, peggio, il ridicolo da provino quale aspirante concorrente del Grande Fratello.

Non guardarti le scarpe
Sebbene l’esito di una selezione sia per lo più un’incognita e non esistano strategie vincenti a priori, quel che è certo è che vi sono molti modi per peggiorare irreparabilmente la propria situazione. Un recente studio ha messo in luce che circa il 65% dei datori di lavoro decide l’esito del colloquio già nel corso dei primi minuti dell’intervista, mentre addirittura il 29% del campione lo decide nel primo minuto. Ma cosa guardano di più i manager che devono valutare un candidato? Un sondaggio effettuato da CareerBuilder.it presso un campione di 547 manager di Italia, Germania, Svezia, Francia e Regno Unito, cui è stato chiesto in particolare di definire quali siano i primi dieci errori di linguaggio del corpo che possono azzerare le possibilità d'assunzione, ha rivelato dati importanti. Candidati con sguardo fuggente, sorriso insicuro e stretta di mano debole hanno maggiori difficoltà a beccare l’impiego. I datori di lavoro non fanno solo attenzione a cosa dici, ma anche a come lo dici. Preparare risposte a probabili domande di un colloquio di lavoro e praticarle con qualcuno sono una buona idea, suggeriscono gli analisti.

Non è il giudizio di Dio
Il primo incontro conoscitivo va affrontato dunque con preparazione, equilibrio e consapevolezza. Al colloquio bisogna arrivare allenati, pronti e informati, con le idee chiare sia su quello che si vuole fare, sia su quali profili e competenze l’azienda cerca. Prima di presentarsi all’incontro, è bene seguire alcune piccole regole dettate unicamente dal buon senso come raccogliere informazioni sull’azienda per la quale intendiamo candidarci, quantomeno per sapere cosa produce o di che si occupa, sulle figure ricercate e sul titolare, per dimostrare di essere informato sulla realtà aziendale. Quindi, riflettere bene sul senso della propria candidatura, per determinare la consapevolezza circa le proprie motivazioni a far parte proprio di quella entità professionale, utilizzare un abbigliamento consono, né troppo trasandato né troppo elegante, l’importante è sentirsi a proprio agio. Ma il consiglio fondamentale, sottolineano gli esperti, consiste nel non vivere il colloquio come un giudizio universale: anche un esito negativo, infatti, non è mai da intendersi come un rifiuto assoluto o una patente di inettitudine. Vuole soltanto dire che in quel momento, per quell’azienda, per quell’esigenza specifica, non eri la persona giusta. 

 



In & Out del colloquio di lavoro

Ecco, secondo la ricerca CareerBuilder.it, i dieci errori di linguaggio del corpo nei quali un candidato può incorrere e la percentuale di credito negativa che ne potrebbe scaturire dal valutatore:

Mancato sguardo diretto – 62%
Stretta di mano debole – 58%
Muoversi troppo sulla sedia – 39%
Cattiva postura – 38%
Incrociare le braccia – 36%
Giocherellare con qualche oggetto sul tavolo – 27%
Gesticolare troppo con le mani – 25%
Toccarsi i capelli o il viso – 25%
Non sorridere – 21%
Stretta di mano troppo forte - 9%

Dalla ricerca emergono anche fattori che possono concorrere a far ottenere la posizione a dispetto di un altro candidato.

Sarebbe, infatti, favorito:

Il candidato che parla più lingue + 36%
Il candidato con il più spiccato senso dell'umorismo + 19%
Il candidato più attivo socialmente + 19%
Il candidato che è al corrente delle ultime notizie + 14%
Il candidato meglio vestito + 12%
Il candidato che ha maggiore conoscenza dei social media + 11%
Il candidato in migliore forma fisica + 8%


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