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Scienziati made in Italy

Due 17enni italiani inventano la carta che non si bagna, senza usare i solventi chimici, e conquistano il mondo

Gio 28 Mag 2015 | di Laura Bruzzaniti | Energia
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Giovanni Pira e Fabrizio Dessì hanno 17 anni e sono compagni di classe all'Istituto Tecnico Industriale Angioy di Sassari. Nelle ultime settimane hanno ricevuto premi e medaglie un po' da tutte le parti: dalla giuria del concorso FAST per giovani scienziati, dal Consiglio Regionale della Sardegna, dalla Società Chimica Italiana e a ottobre rappresenteranno l'Italia a Mostratec, la fiera internazionale delle scienze in Brasile. Tutto grazie alla loro invenzione: una carta che non si bagna. Ottenuta, per di più, senza usare solventi chimici.
A vederla è identica alla carta comune, ma non assorbe l'acqua e riduce del 70% il passaggio di umidità. Confindustria li ha già contattati, perché una carta così sarebbe perfetta, per esempio, per confezionare prodotti sensibili all'umidità come farina e biscotti. C'è voluto un anno di lavoro e tanti pomeriggi passati nel laboratorio della scuola, ci raccontano Giovanni e Fabrizio, ma ne è valsa la pena. Appassionati alla chimica sin da piccoli, hanno ancora un anno di scuola e poi penseranno all'Università in Italia o all'estero.

LA FONTANELLA NEL CORTILE MEGLIO DELLA BOTTIGLIETTA
La carta che non si bagna è solo una delle tante idee presentate al concorso "I giovani e le scienze" a Milano lo scorso aprile. Idee semplici, innovative ed ecologiche per risolvere grandi problemi. La più semplice: mettere una fontanella nel cortile della scuola per ridurre il consumo di acqua in bottiglia (e quindi l'inquinamento legato alla plastica e al trasporto).
Gesto semplice, ma punto di arrivo di osservazioni scientifiche: i ragazzi (Chiara Gianfreda, Martina Pinto, Francesco De Marco Liceo scientifico Q. Ennio di Gallipoli) analizzano un campione di acqua del rubinetto, ne confrontano i valori con quelli delle acque in bottiglia e scoprono che non ci sono grandi differenze. Allora, meglio la fontanella!

NIENTE SPRECHI
Altri giovani hanno pensato di usare gli avanzi di pane delle mense scolastiche per nutrire le mucche: loro sono Marco Paganelli e Alessandro Vercesi dell'ITAS Raineri di Piacenza, che hanno  testato il sistema sulle 25 mucche della scuola. Dopo aver analizzato il pane, lo hanno introdotto nell'alimentazione degli animali e studiato i risultati: quantità e qualità del latte invariate, risparmio di €2190 l'anno per l'allevamento e niente più pane buttato via. A Catania (Alessandro Bannò, Marco Messina, Giuseppe Motta dell'ITIS Cannizzaro) sono riusciti, invece, a utilizzare i gusci dei gamberi e gli scarti delle lavorazioni di aceto per ottenere chitosano, utile per realizzare pellicole per alimenti ecologiche o per la pacciamatura dei terreni. «L'impiego industriale in Italia non sarebbe possibile perché non ci sono grandi quantità di gusci, ma in Paesi come la Cina potrebbe essere interessante», ci spiega la professoressa  Percolla che ha seguito il progetto. E sempre dal mare viene l'idea di tre ragazzi di Gallipoli (Valentina Bove  Luca Stamerra, Marianna Toma del Liceo Q. Ennio) che hanno ottenuto una malta ecologica utilizando ricci di mare.

Centrale di montagne russe eco-compatibili
C'è chi si è concentrato sul risparmio energetico. Per esempio individuando la forma, il materiale dei vagoni e del circuito per una montagna russa che  utilizzi meno energia (Gabriele Cervetti, Federico Boccasini, Maurizio Masseni  Liceo scientifico G. Marconi di Milano) o inventando una mini centrale idroelettrica sul tetto, che sfrutta il moto della pioggia per produrre energia (Simone Demuro, Alessandro Sechi dell'ITIS M. Giua di  Cagliari). Ma l'idea più originale è quella dei liguri Daniele Bonavia, Alice Blancardi, Manuela Comperatore (Liceo Angelico Aprosio di Ventimiglia) che, osservando le palme morire a causa del  Punteruolo Rosso, propongono una soluzione insolita: visto che non riusciamo a sconfiggerlo, mangiamolo! In Malesia e Papua Nuova Guinea le larve del Punteruolo Rosso vengono mangiate allo spiedo, arrostite o fritte. Così analizzano l'insetto dal punto di vista nutrizionale, per proporlo come cibo.
Un'idea di difficile attuazione, probabilmente, ma che suggerisce di guardare a un fatto da una prospettiva diversa e allargare i confini della mente, come fa la buona scienza.


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