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Mai arrendersi quando arriva la vita

Volevamo abortire, ma entrati in ospedale non ce l'abbiamo fatta. Abbiamo chiesto aiuto e ora siamo felici con Claudia

Gio 28 Mag 2015 | di Patrizia Lupo | Bambini
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Quando ho conosciuto Giorgio avevo paura di ricominciare a credere che era possibile trovare la persona giusta con cui sognare di fare una famiglia. Il padre di mia figlia ci aveva abbandonate e io avevo dovuto provvedere a lei per non farle mancare nulla, soprattutto il mio affetto.
Avevo accettato qualsiasi lavoro, anche sottopagato, e adesso vivevamo in un monolocale, facevo le pulizie con la promessa di un contratto. I soldi erano pochi, ma cercavo di farmeli bastare. Con Giorgio ci frequentavamo spesso e, anche se stavamo bene insieme, non avevamo fatto progetti perché anche lui  non aveva una situazione definita. La vita però è imprevedibile e quando meno te lo aspetti ecco che ti sconvolge i piani. È quello che è successo quando ho scoperto di essere incinta. Quella sera in macchina solo silenzio: io piangevo, lui guardava fuori dal finestrino. Inutile parlare, sapevamo quali erano i problemi.
Nemmeno considerare la possibilità di avere un figlio. Lui non guadagnava abbastanza, il nostro problema erano i soldi. All’idea di abortire stavo male, ma pensavo a mia figlia perché non volevo che le mancasse nulla, che soffrisse ancora. Era la nostra decisione scontata, presa di comune accordo. Il giorno dopo sono andata a fare le pratiche e, anche se tutto mi sembrava irreale, ho fatto quello che si doveva fare. Anche se cercavo di essere forte, veniva fuori la mia sofferenza e l’inquietudine. Chi mi ascoltava mi diceva di pensarci e che se avessi voluto potevo essere aiutata. Sapevo di un centro che si occupa di mamme in difficoltà come me, ma ero convinta che quel bambino non potevamo averlo e sono andata avanti lo stesso.
Avevo fatto tutto e più si avvicinava il giorno in cui avrei abortito più stavo male. Con Giorgio ne parlavamo sempre e lui, vedendomi soffrire, non era poi più così convinto. Ho provato a parlare con i miei datori di lavoro con la speranza che capissero la situazione e mi hanno licenziato. Una brutta cosa che toglieva ormai ogni speranza. Il giorno dell’aborto sono andata in ospedale. Quando sono entrata in sala d’attesa, però, e ho visto quelle donne lì per il mio stesso motivo sono stata male, non ce l’ho fatta e sono andata via con Giorgio.
Sono tornata allora dalla signora che mi aveva parlato di quel centro. Contenta di vederci, ci ha messo in contatto con il Segretariato Sociale per la Vita Onlus. Qui abbiamo trovato aiuto concreto, un sostegno economico per le spese necessarie al nostro bambino e persone disposte a starci vicino in un momento così difficile. Poi ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo trovato forza ed energie impensate per andare avanti. Ora siamo felici insieme a Claudia. La scoperta più bella? Quella che non bisogna mai arrendersi e che aprirci agli altri, amici, familiari, associazioni, può essere l’arma vincente.


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