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La vita supera la paura

22 anni, un lavoro in nero, pochi soldi, e un ragazzo confuso e spaventato. Ma chi aiuta davvero c'è. Ed Emma ora è qui!

Mer 24 Giu 2015 | di Patrizia Lupo | Bambini

 
Le cose accadono quando meno te lo aspetti. Tutte prima o poi ci immaginiamo come sarà̀ quel momento magico in cui scopriremo di essere diventate mamme per la prima volta, ma non corrisponde mai, o quasi, alla realtà. Per me è̀ stato un disastro. Ricordo quel momento come uno dei più difficili della mia vita, infatti mi ha causato una grossa crisi, perché́ non me l’aspettavo. A 22 anni non è̀ quello che vorresti, soprattutto se poi stai insieme ad un ragazzo che ha più̀ paura di te. Io avevo iniziato da poco a lavorare in un negozio, senza essere in regola. Avevo i miei obiettivi da raggiungere e volevo farlo senza fretta. Volevo anche divertirmi un po’ come tutte le ragazze della mia età̀ e invece... ero terrorizzata all’idea di dirlo a casa, i miei sapevano che lui non lavorava, si arrangiava come poteva con qualche lavoretto e soprattutto che doveva aiutare la sua famiglia. Come potevo presentarmi così a loro? E poi non me la sentivo, non c’erano le condizioni giuste per fare un figlio. È stato logico perciò̀ pensare all’aborto come ad una via di “fuga”. Il mio ragazzo all’inizio aveva cercato di convincermi a non farlo, io però̀ gli mettevo davanti tutti i problemi per fargli capire che non lo volevo un figlio. Non riuscivamo a prendere una decisione, perché̀ era qualcosa di più grande di noi. Alla fine ho trovato il coraggio di parlarne a mia madre che, rimasta impietrita, non mi ha detto niente: non era contenta, però̀ accettava la gravidanza. Anche se i miei dubbi rimanevano, questo mi ha resa più tranquilla perché sapevo di contare su di lei. Una sera in comitiva l’argomento eravamo diventati noi e il bambino. Tutti hanno cominciato a dire la loro, che ci saremmo rovinati la vita, che non avevamo niente per mantenere un figlio, a dire che era meglio abortire. Erano riusciti a confondere il mio ragazzo. Uno di loro poi ha esclamato: «Ma se non è̀ neanche un bambino!». Sono scattata. Ho cominciato a difendere con tutta me stessa quel bambino, che ad un tratto si era “trasformato” in mio figlio. Dopo il mio ragazzo sì rese conto di aver sbagliato, ma gli èra servito perché́ si è ra deciso a parlarne in famiglia. Anche loro non l’hanno presa bene, ma a casa sua la parola aborto non esiste e subito si sono preparati ad accogliere il nipotino. La notizia si erà diffusa e un’amica di famiglia ci ha parlato di un’associazione che conosceva, il Segretariato Sociale per la Vita, che aiuta mamme e papà̀ in difficoltà̀ come noi ad accogliere un figlio. Siamo andati subito: ci hanno parlato degli aiuti che potevano darci, del Progetto Gemma, un sostegno economico che ci avrebbe permesso di affrontare per un anno e mezzo le spese per il bambino; di altri aiuti che possiamo ricevere dallo Stato, dei servizi territoriali utili per noi, di altre cose ancora, come generi di necessità per neonato, ecc.
Cominciammo ad avere meno paura, perché́ non eravamo più soli. Emma adesso è̀ nata e, se ripenso a quei giorni, anche se difficili, per lei rifarei tutto daccapo.

PER UN AIUTO SANO
Segretariato Sociale per la Vita Onlus
Tel/fax 06.37.51.75.01 – 06.80.85.155
segretariato.vita@virgilio.it
www.segretariatoperlavita.it  

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