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Arrivano i trackers!

Mantieni la forma, trova le chiavi, scopri dov'è tuo figlio: opportunità o incubo?

Gio 25 Giu 2015 | di Maurizio Targa | Attualità
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Ricordate le app per telefonino utili per allenarvi, gratuite, precise, ma un po’ spione (vedi A&S novembre 2013)? Roba vecchia, ora ci sono i trackers. Abituatevi a questa parola destinata a entrare nel nostro lessico quotidiano, perché stanno per invaderci, a giudicare dal numero di dispositivi del genere presentati all'ultimo CES di Las Vegas, la più importante fiera di elettronica di consumo del mondo. Cosa sono? Nient'altro che dispositivi indossabili, i quali, ad esempio, si preoccupano di monitorare e registrare l'attività fisica di chi ha deciso di portarli con sé: distanza percorsa, consumo calorico, battito cardiaco, qualità del sonno. Per farlo, utilizzano tecnologie come pedometri, accelerometri, altimetri, Gps e sensori in grado di leggere la frequenza cardiaca attraverso le contrazioni dei capillari del polso. Ma questo è solo uno dei casi classici, in realtà c’è un tracker per ogni situazione: ti dicono se hai la pressione alta, la febbre, se è entrato uno sconosciuto in casa, dove è andato il gatto e chi più ne ha più ne metta.


Niente da perdere... o quasi
Il portafogli è caduto e non me ne sono accorto, la valigia non è arrivata in aeroporto, mi hanno rubato lo zaino! Questo genere di angosce sta per essere dimenticata o ridotta al minimo proprio grazie a questi piccoli device, che consentono di rintracciare in tempo reale le cose (ma non solo) a cui teniamo. A forma di piccole spille, quadrati da 3 cm o stickers delle dimensioni di una moneta, e attaccate al collare del cane, alla borsetta o al mazzo di chiavi, consentono di fare tracking direttamente dall’app per smartphone, sia per sistema operativo iOS che per Android. Un altro tracker segue i nostri movimenti ed emette un ronzio quando adottiamo la postura sbagliata: a dargli dignità scientifica c'è il primario di ortopedia e riabilitazione dell'Università di Stanford che gli ha conferito la sua benedizione. C’è quello che tiene  d'occhio i movimenti del nostro cane, per misurarne il livello di attività, con tanto di avviso se modifica le sue abitudini o se sono dissimili da quelle di cani della stessa razza ed età. Perché - secondo i creatori - dietro un cambiamento potrebbe nascondersi qualcosa che non va. Un incubo.

Family tracking
Molti dispositivi sono in uscita proprio questa estate, a prezzi neanche proibitivi. Altri poi sono in uso da tempo, con polemiche e perplessità annesse: si tratta dei family tracking, quelli che consentono di monitorare mogli, mariti, figli e fidanzati vari. È possibile scoprire dove sono, in qualsiasi momento, a condizione che abbiano i loro telefoni con sé e l’app installata: il gps, infatti, permette la localizzazione di dispositivi mobili Android e iOS, oltre all'invio di sms gratuiti, monitorando così le posizioni via smartphone o  web. Certo, quante volte è capitato che coniuge, figlio, amico non rispondessero al telefono solo perché non lo sentivano, gettandoci nei più foschi pensieri, mentre con una di queste app avremmo istantaneamente saputo dove fossero? E quanti genitori perdono ore di sonno perché preoccupati per i figli, soprattutto quando tirano tardi con gli amici?
Ma la privacy? Inoltre, diciamo la verità, a volte si vuole mantenere un basso profilo anche quando la famiglia è coinvolta. E noi, siamo proprio sicuri di voler sapere dove si trovi in ogni momento nostro marito o nostro figlio? Non poterebbe provocare inutili sospetti o preoccupazioni?

Rimedio peggiore del male?
Nel corso del 2014 il Pervasive Interaction Lab del Dipartimento di Matematica e Informatica dell’Open University inglese ha pubblicato uno studio dal titolo “In the Best Families: Tracking and Relationships”, in cui vengono analizzate le tensioni che possono sorgere tra le possibilità che offre questo tipo di tecnologia e gli usi che i membri della famiglia ritengono legittimi, descrivendo come la tecnologia di location-tracking possa generare ansie e conflitti anche nelle relazioni intime. I risultati rilevano, infatti, che l’utilizzo di simili tecnologie di controllo possono non essere compatibili con le sottili dinamiche familiari. Intere generazioni, insomma, sono cresciute senza preoccuparsi troppo di monitorare costantemente il prossimo, sia pure parente stretto. E, tutto sommato, forse era meglio così.

 


 


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