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Lipari: nostra signora dei vulcani

Lipari, cuore delle Eolie, tesoro del mar Tirreno

Gio 25 Giu 2015 | di Claudia Bruno | Bella Italia
Foto di 20

Lipari è l’isola più grande dell’arcipelago vulcanico delle Eolie, la più conosciuta fin dall’antichità, l’unica ad accogliere un piccolo centro storico. Meligunis, così la chiamavano i Greci, la dolce. Per arrivarci, dovrete farlo con il traghetto o l’aliscafo. Ce ne sono da Milazzo, Messina, Reggio Calabria, Palermo e Napoli. L’importante è prenderne uno, ne varrà la pena. Trentasette chilometri quadri, cinquemila abitanti nell’area urbana, questi i numeri della perla del mar Tirreno, che si estende in altezza dalle coste fino ai rilievi interni, regalando panorami mozzafiato anche di notte, quando chi avrà la fortuna di alloggiare sulle colline più alte, potrà lasciarsi cullare dalle scie luminose delle navi che solcano il piccolo golfo come stelle cadenti e, nelle sere particolarmente limpide, contemplare le esplosioni del vulcano ancora attivo di Stromboli. L’antica cittadella, che include il Castello, dove si trova la maggior parte dei monumenti, divide l’insenatura del principale centro urbano dell’isola in due baie. Marina Corta, da un lato, e Marina Lunga, dall’altro. La prima, porticciolo per la pesca, attracco di barche colorate, sorvegliato dalla chiesetta delle Anime del Purgatorio, sul molo. La seconda, attrezzata per l’attracco di aliscafi e traghetti. Lungo corso Vittorio Emanuele potrete gustare indimenticabili cannoli e granite. E su via Garibaldi potrete perdervi nelle botteghe di artigianato locale. La Cattedrale di Lipari si trova in questa zona. E vicino c’è anche il Museo Luigi Bernabò Brea, considerato uno dei più importanti d’Europa tra quelli archeologici. L’unica spiaggia del centro è quella di Portinente, una caletta di ciottoli che nella stagione estiva fa in fretta a riempirsi. Per girare l’isola basta un motorino. Ci vuole mezz’ora per compiere la metà del perimetro intero. Le spiagge sono poche e quella davvero accessibile è Canneto, situata a pochi chilometri dal centro urbano. Altri accessi al mare da terra si trovano in località Papesca, Porticello, Acquacalda, Valle Muria. Le acque sono davvero trasparenti e regalano sfumature inconsuete, soprattutto nella zona compresa tra Papesca e Porticello, sulla costa nord-orientale, in corrispondenza delle vecchie cave di pietra pomice, scenario di un bianco accecante. Lipari è stata per anni, infatti, centro di estrazione di pietra pomice e di ossidiana, minerale di colore nero dalle superfici lucide, che pure è facile trovare su queste spiagge per la presenza di interi giacimenti. Entrambi i minerali derivano dall’attività vulcanica. Facendo il giro dell’isola, scendendo verso Ovest, non potete non fermarvi alla Chiesa Vecchia di Quattropani, santuario dedicato al culto della Madonna delle Catene, a cui si giunge percorrendo una lunga salita. Meta di pellegrinaggi, la cappella è immersa in tutte le stagioni in un silenzio mistico, accompagnato dal canto solitario del vento. La bellezza sconfinata di questo luogo è data soprattutto dalla sua posizione elevata, che permette di godere della visione di altre isole eolie: Salina, Filicudi, Alicudi, Panarea e Stromboli. Procedendo verso Sud, altra tappa emozionante da non mancare è quella all’Osservatorio Geofisico, tra i punti più alti dell’isola, che regala un belvedere mozzafiato sui crateri delle eolie Vulcano e Vulcanello. Qui, è possibile percorrere i sentieri sulle creste rocciose ricoperte di vegetazione. Il tramonto più spettacolare lo regalano senza dubbio i vicini faraglioni, che raggiungono l’altezza di quasi ottanta metri dal mare e, al calare del sole, sembrano pezzi di lava infuocati. Allora vi perderete e non vi troveranno più.

L’ARCIPELAGO
"Spesso è avvenuto che siano state viste delle fiamme spostarsi sulla superficie del mare che bagna queste isole, quando qualche passaggio delle cavità sotterranee si è aperto e il fuoco ne viene sospinto fuori", scriveva Strabone, nel suo sesto libro della Geografia, per descrivere le eruzioni sottomarine che riguardavano le isole Eolie. L’arcipelago delle Eolie, cantato nell’Iliade e nell’Odissea, è composto di sette isole (Lipari, Vulcano, Stromboli, Salina, Panarea, Alicudi e Filicudi) ed è tutto di origine vulcanica. Solo due dei vulcani però sono considerati attivi, quelli di Stromboli e Vulcano. Da Lipari – centro amministrativo dell’arcipelago (fatta eccezione per Salina, che è amministrata da tre comuni della provincia di Messina: Santa Marina, Malfa e Leni) – nella stagione calda partono tutti i giorni traghetti e taxi per le altre isole. Tra i paesaggi da non perdere c’è sicuramente quello di Stromboli. E poi, nell’isola di Vulcano, il sentiero che porta al cratere e le meravigliose spiagge nere nella baia del Gelso e in quella dell’Asino.

ESPLOSIONE DI SAPORI
Cannoli, granite alla frutta di stagione, gelati, brioches, cassate, arancini, rosticceria siciliana, insalate eoliane (tonno, melanzane, capperi, olive), ma anche piatti di pesce fresco, servito con ottimi vini e decorato con frutta secca e fiori di buganvillee e ortensia. Le prelibatezze culinarie di Lipari vi daranno dipendenza, ovunque vi troviate. A Salina, non mancate di assaggiare il tipico “pane cunzato”, una fetta spessa di pane tostato condita con olio extravergine d'oliva e ricoperta di ricche farciture realizzate con prodotti locali (pomodorini, capperi, cucunci, melanzane, peperoni, ricotta infornata, tonno, mozzarella, erbe aromatiche, pomodori secchi, pesce, pesto ai capperi). A fine pasto, non dimenticate di accompagnare i dolci con un piccolo bicchiere di Malvasia, il vino bianco liquoroso di origine controllata prodotto in queste isole, servito in tutti i punti di ristorazione e venduto da diverse aziende agricole locali. Il migliore, si dice, sia proprio quello di Salina.            

Il vulcano è femmina                
Loredana Salzano catturata dall’energia delle Eolie

A Lipari, in via Garibaldi 43, procedendo dal centro verso il golfo, troverete sulla destra la piccola bottega di Loredana Salzano (www.loredanasalzano.it), giovane artista riconosciuta a livello nazionale e internazionale, approdata a Lipari dieci anni fa e rimasta catturata dall’energia ancestrale di queste isole.
L’abbiamo incontrata in un giorno di sole davanti a un piatto di alici e a un bicchiere di ottimo vino bianco.

Come sei arrivata a Lipari e perché hai deciso di restare?
«Sono nata all’ombra del Vesuvio negli anni ‘70. A Lipari ci sono arrivata come succede in questi casi: un po’ per caso un po’ per scelta, molto per amore, quello viscerale per la Sicilia, anche. Ma soprattutto perché dentro di me ho sempre saputo di essere una donna-isola. Mi vedo un po’come un Ulisse al femminile, alla ricerca  perenne di un'isola non tanto fisica quanto interiore. Qui a Lipari ho deciso di aprire la mia gallery/shop/laboratorio, in continua evoluzione. Mi sento una creativa a 360°, realizzo perlopiù tele di forte impatto materico, ispirate al magma dei vulcani che mi circondano, ma creo anche ceramiche artistiche, pitture informali, sculture e gioielli con materiali di recupero provenienti direttamente dal mare.
Scrivo versi, mi piace annotare pensieri, come accompagnamento testuale delle mie figurazioni, la mia silloge di poesie Isole brade è stata pubblicata da Tracce Edizioni. Ho ricevuto premi e partecipato a biennali ed eventi nazionali e internazionali».

Raccontaci della tua relazione con i vulcani?
«I vulcani sono la mia principale fonte d’ispirazione, proprio dai vulcani attingo continuamente linfa vitale per dar vita ad un mix ironico-poetico, sospeso tra arte, pensiero e design. La mia prima tela materica fu proprio un vulcano realizzato in parte con la sabbia finissima che un'eruzione particolarmente memorabile fece arrivare copiosamente fino ai terrazzi di casa mia. L'incontro con Lipari e il trasferimento alle Eolie quasi subito dopo, hanno fatto il resto. Da quel momento la mia ricerca non si è mai fermata, e così dal primo vulcano in poi inventai e diventai per gli abitanti dell’isola Nostra Signora dei Vulcani. Il vulcano per me sostanzialmente è un tramite. Un mezzo. Un canale di passaggio. Tra la potenza e l'atto. Tra quello che siamo e quello che mostriamo. E quello che spesso decidiamo invece di non mostrare. Per pudore. Per amore. Per dolore. Quella che rappresento nelle mie opere  è  sostanzialmente una variegata, sfaccettata, straordinaria umanità vulcanica. E per me il vulcano è  il più delle volte “donna”, per via della sua grande potenza generatrice (in alcuni casi distruttrice)».

Qual è la caratteristica singolare della tua arte?
«Credo che, a parte la varietà davvero grande di tecniche e di materiali, il tratto distintivo più evidente sia il pensiero che anima le cose. Quindi, che tutto quello che realizzo e soprattutto progetto parta sostanzialmente da un pensiero. Da un concetto. Ecco, io attraverso la materia cerco di dare la forma  migliore a un concetto. La materia è una fonte straordinaria d’ispirazione per me. Certe volte mi imbatto per caso in materiali assolutamente improbabili, scovati in vecchi laboratori, materiali inermi (come le scatolette delle alici, le reti da pesca, le sabbie colorate di Porticello) che mi chiamano a sperimentare fino a trovare quasi da sé la forma, la vita e l'espressione giusta. Io trasformo quel che trovo e quel che trovo trasforma me, profondamente. Credo non ci sia niente di più spirituale della materia».

Raccontaci delle creazioni più “originali”…
«L'alice attonita, l'unica alice primordiale con problematiche contemporanee, è un pescetto pensante e un po’ filosofo, che con il suo occhio attonito e sgomento sembra voglia dirci "ma dove stiamo andando?" E soprattutto "perché?" e infine "chi vuole veramente tutto questo?" .
La medusa confusa, altro personaggio protagonista del mio atelier, nasce da una riflessione dopo che un bambino entrò in laboratorio con un “tatuaggio urticante”, lascito di un incontro-scontro con una medusa nei nostri mari. Il bambino mi disse "mi ha fatto tanto male, però che bella che era!". Allora mi tornò in mente  che la colpa non è delle meduse, ma di chi, uccidendo i loro naturali predatori, ha fatto in modo che le meduse proliferassero in maniera innaturale. Così mi sono immaginata una "medusa confusa", anche lei in qualche modo vittima di certe scelte sbagliate del nostro modo di vivere. E me la sono immaginata come "l'unica medusa stravagante ma non urticante". È diventato un altro personaggio "di grido" sull’isola, declinato anche in collane e orecchini polimaterici».

L’ironia è un ingrediente fondamentale, insomma.
«Sì. La mia è un’ironia che vuole far pensare. Lo scorso anno, alla biennale di Filicudi, ho presentato la "escatologia delle scatolette", dove l'Alice Attonita scappa finalmente dai contenitori di latta, dove la volevano relegata e perfettamente allineata, per approdare in mari aperti, finalmente libera dai condizionamenti».


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