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Energia, il bluff degli sconti in bolletta

Le fonti fossili sono ormai parassiti delle rinnovabili e tengono alte le bollette. E a guadagnarci è proprio la lobby fossile che ostacolava le fonti pulite!

Gio 25 Giu 2015 | di Roberto Lessio | Energia
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Prezzi bloccati, ribassi, bolletta ridotta. Sono gli allettanti messaggi pubblicitari con i quali le aziende energetiche da un po' di tempo attirano gli utenti. Ma non si dice che in realtà la convenienza concessa agli ignari consumatori potrebbe e dovrebbe essere ben più consistente, visto che i fornitori la 'merce' la pagano molto meno. Sono le stesse aziende che si guardano bene dal condividere con la collettività i minori costi dell'elettricità. Dunque sono veri sconti o operazioni di marketing? Possiamo ben dire che fanno gli sconti... ma bluffando.

LE RINNOVABILI ABBATTONO I PREZZI, PERÒ...
Come già accaduto l'anno scorso, grazie alle fonti rinnovabili, in particolare a quella solare fotovoltaica, quest’estate il costo della produzione dell’energia elettrica in Italia toccherà i minimi storici, ma per gli utenti il prezzo finale resterà molto alto.
Questo risultato è dovuto a quello che viene definito in gergo il “paradosso verde”: le aziende che più hanno contrastato la diffusione delle fonti energetiche pulite, costruendo enormi impianti a metano, come le turbogas, o a carbone e a petrolio, e che volevano di nuovo anche il nucleare - ma gli italiani gli hanno detto di no con il referendum del 2011 - realizzeranno grossi guadagni a causa del contorto sistema messo in piedi a loro vantaggio. In soldoni, la corrente elettrica loro la pagano all'ingrosso mediamente circa 4-5 centesimi a kilowattora, ma poi ce la rivendono ad un prezzo fino a 6 volte tanto, ossia tra i 25 e i 30 centesimi al kwh. Non trasferiscono dunque sulle bollette il forte calo dei costi di produzione.

CIRCOLO VIRTUOSO CONVENIENTE
Il prezzo di produzione dell’energia dalle fonti rinnovabili, infatti, una volta entrati in esercizio gli impianti, si abbassa sempre di più perché man mano si eliminano i costi di ammortamento.
Ossia chi ci ha investito se li ripaga nel tempo. Ma soprattutto si abbattono i costi degli incentivi stanziati inizialmente per svilupparle: il sole, il vento e la pioggia non devono essere acquistati ogni giorno per produrre energia. A regime, inoltre, anche i costi di gestione si riducono quasi a zero, essendo strutture quasi completamente automatizzate che richiedono poca manutenzione.

SPRECHI E FLOP A SPESE NOSTRE
Invece, per le centrali termoelettriche alimentate con combustibili fossili succede il contrario. Essendo tali combustibili destinati prima o poi ad esaurirsi, il prezzo di approvvigionamento sale e salirà costantemente, anche se a fasi alterne. Inoltre, queste strutture costano molto perché non sono flessibili: per legge devono dare la priorità all’immissione in rete all’energia prodotta da fonti pulite, ma accenderle e spegnerle in continuazione, soprattutto durante in estate, è molto dispendioso. Quindi, prima dell'elettricità da esse prodotta, il mercato deve obbligatoriamente acquistare quella delle centrali non fossili. 
Di conseguenza, anche quando non servono, le centrali non rinnovabili restano quasi sempre accese a regimi ridotti. In sostanza è come se quotidianamente dobbiamo compiere un tragitto con l’automobile ed ogni volta incontriamo molti intasamenti nel traffico: ne ricaviamo un doppio danno economico, perché consumiamo tanto combustibile e sprechiamo un sacco di tempo che invece dovremmo dedicare al lavoro o alle altre faccende.

TROPPA ENERGIA, MEGLIO SPEGNERLE
Attualmente in Italia c’è un surplus di offerta derivante proprio da questi impianti inquinanti, oltre che costosi: ne sono stati realizzati in eccesso rispetto alla domanda.
Per questo principale motivo il prezzo dell’energia resta bloccato a livelli stratosferici, altrimenti le società che li hanno costruiti e li gestiscono fallirebbero in poco tempo. Quindi, a seguire, anche le banche che hanno concesso loro i finanziamenti, magari con il meccanismo dei prodotti finanziari derivati, entrerebbero in crisi, molto di più di quanto non lo siano già adesso. Dunque, a rischio c’è l’intera economia del Paese. I titoli derivati, per intenderci, sono infernali invenzioni della speculazione finanziaria: basati su scommesse spregiudicate, sono tra i principali responsabili della crisi economico-finanziaria mondiale ancora in corso.

CI FANNO PAGARE I LORO ERRORI
In sostanza, con le bollette gli italiani stanno pagando costi che con la produzione di energia vera e propria non c’entrano nulla. Ed è proprio su questo gigantesco equivoco che ora si sta realizzando un’ulteriore beffa. Il prezzo di acquisto all’ingrosso dell’energia in Italia è unico e deriva dalla media del costo tra le varie fonti (a prescindere da quale sia), più gli altri costi che consentono la consegna alle utenze finali.
Molti grandi produttori-rivenditori, soprattutto in estate, oggi pagano poco l’energia che acquistano da fonte rinnovabile e la vendono al prezzo “drogato” con le altre fonti, inclusa quella atomica.

SCONTI E PREZZI FISSI... COL TRUCCO
Così si moltiplicano le offerte di contratti di fornitura che ci propongono “prezzi fissi” per un periodo relativamente lungo. Nulla ci spiegano però sul fatto che tali prezzi si riferiscono proprio alla componente della bolletta che riguarda la produzione di energia (in particolare per l’acquisto del combustibile), la quale però è circa la metà e talvolta solo un quarto del costo finale.
Ad esempio, su 100 euro di fattura, il costo di produzione della corrente va dai 25 ai 50 euro. Le altre voci che interessano le perdite di rete, i costi di trasmissione e distribuzione, i cosiddetti oneri di sistema, la commercializzazione e il trasporto sono e resteranno variabili, visto che vengono stabiliti periodicamente dall’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas e il Sistema Idrico. Insomma, attraverso un’offerta presentata come vantaggiosa si continua a tenere in piedi un meccanismo produttivo insostenibile. Tali vantaggi vanno proprio a coloro che fino a poco tempo fa accusavano le rinnovabili di essere molto costose, a causa degli incentivi ventennali inseriti in bolletta per svilupparle, mentre oggi incassano la differenza sempre più ampia tra i rispettivi costi di produzione: paradossi tipicamente italiani.


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