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Elizabeth Banks: Io, (super)mamma

Elizabeth Banks avrebbe bisogno di una giornata di 48 ore: moglie, mamma di due bimbi, attrice, produttrice e anche regista. Ma come fa a far tutto?

Gio 25 Giu 2015 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Toglietevi dalla testa l’immagine di una Barbie senza cervello: Elizabeth Banks, splendida quarantenne, ha le idee ben chiare e nessuna intenzione di tenersele per sé. Ti aspetti una star ossessionata dall’alta moda ma invece non ricorda il nome dello stilista dell’abito che indossa perché la sua eleganza disinvolta viene da dentro e non si può ricondurre ad un marchio. Niente a che vedere con il personaggio che le ha regalato il successo, Effie nella saga sbanca-botteghino di “Hunger Games”, che appartiene all’elite modaiola di un mondo futurista fondato sulle caste e sulle ingiustizie. In attesa dell’ultimo capitolo (“Il canto della rivolta – parte 2”, il 19 novembre in sala), si dedica ad un progetto totalmente diverso, la commedia canterina “Pitch Perfect 2”, che ha interpretato, diretto e prodotto assieme al marito Max Handelman. I due sono una squadra affiatata, capace di collaborare tra le mura domestiche e in ufficio.

Non sarà un po’ troppo competitiva? Ormai è abbonata ai Tour della Vittoria: sia in “Hunger Games” e che in “Pitch Perfect 2” si trova coinvolta in festeggiamenti e celebrazioni di vario genere.
«(Ride) La presenza di questi tour nei miei ultimi film è una semplice coincidenza, ma è vero, io sono molto competitiva, forse perché ho sempre partecipato a sport di squadra e questa filosofia la applico anche nel lavoro».

In che senso?
«Per me fare l’attrice non è una corsa solitaria, ma non un lavoro in team. E ben vengano le vittorie, le parate celebrative e le competizioni in stile “X-Factor” o “American Idol”!».

Il guardaroba della “sua” Effie è mozzafiato. Lei che rapporto ha con la moda?
«A me la moda piace e anche tanto, credo sia una forma grandissima di espressione della propria personalità. Credo sia importante per una persona prendersi cura del proprio corpo e del proprio aspetto, coltivare abitudini sane e valorizzare la propria individualità attraverso i capi che indossa».

Sta per arrivare il “ma”!
«Ma non cerco di sembrare più giovane: se mi guardi vedi esattamente la quarantunenne che sono: voglio sentirmi a mio agio con la mia età senza ricorrere ad artifici».

Quindi una diva acqua e sapone a tutti gli effetti?
«Certamente…».

Non sembra la tipica star che ama stare al centro dell’attenzione…
«Infatti non lo sono. Mio marito, ad esempio, ha insistito perché avessi più scene in “Pitch Perfect 2”, io invece sono una persona umile e avrei tagliato la mia parte. Ho ceduto solo perchè la coppia di giudici Gail-John funziona e fa ridere».

Quale immagine di donna le piace trasmettere?
«Essere donna per me vuol dire anche esplorare un lato divertente, spensierato, comico. Sono cresciuta con Lucille Ball e mi rifiuto di pensare che la comicità sia un campo esclusivamente maschile».

Sembra che le disparità siano anche di altra natura: durante il suo discorso dopo aver vinto l’Oscar, quest’anno Patricia Arquette ha ricordato che le donne vengono pagate meno degli uomini. Che ne pensa?
«Esiste una discrepanza nei cachet ed è uno dei motivi per cui ho deciso di darmi anche alla regia, oltre al fatto di non sentirmi pienamente soddisfatta dei ruoli che mi offrivano come attrice. Basta guardare i numeri: in Avengers c’è un cast di oltre dieci attori e poi c’è Scarlett Johansson, sul poster di “Fast and Furious 7” troviamo cinque uomini e due donne. “Pitch Perfect 2” è tutto al femminile, quasi fosse una dichiarazione d’intenti davanti al mondo intero».

Non ci sono parti interessanti per una donna?
«A costo di sembrare ingrata, credo che non ce ne siano tante quante ne vorrei, quindi voglio avere più controllo delle scelte artistiche nella mia carriera».

Che ruolo ricopre la musica nella sua vita? 
«Mi piacciono i grandi, da Madonna a Michael Jackson passando per Cindy Lauper, Nina Simone e i Guns N’ Rose. Ho gusti eclettici, ascolto di tutto, soprattutto pop e hip hop, tranne forse l’hard core metal, ma principalmente canzoni che posso cantare, come quelle di Taylor Swift».

Quali sono i valori a cui è più legata, oltre alla famiglia?
«L’amicizia: al college di una confraternita al femminile e quel legame, quel senso di appartenenza che ho messo poi in scena in “Pitch Perfect 2”, so che te lo porti dietro per tutta la vita, soprattutto perché nasce in un momento in cui devi capire chi vuoi essere».

E nel film c’è persino il Presidente Obama…
«Per quello non posso prendermi il merito, abbiamo usato un filmato di repertorio, ma chi meglio di lui potevamo scegliere nel film? È l’americano più famoso al mondo… a parte Clooney!». 


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