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L’Italia che sparisce

La campagna italiana scompare alla velocità di 6mq al secondo

Gio 25 Giu 2015 | di Laura Bruzzaniti | Ambiente
Foto di 8

La campagna italiana sta scomparendo silenziosamente alla velocità di 6 metri quadrati al secondo, ricoperta da nuovi quartieri residenziali, seconde case, alberghi, capannoni industriali, magazzini, centri commerciali, strade, parcheggi, discariche.  In pratica è già stata cementificata e impermeabilizzata la superficie di 21mila chilometri quadrati: un’area grande quanto le Regioni Lazio e il Molise messe insieme. Questo è il dato che più colpisce nel rapporto dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) sul consumo di suolo, pubblicato a maggio (Il consumo di suolo in Italia). Ne risulta che Lombardia, Veneto e Piemonte sono in testa a questa poco lusinghiera classifica, mentre agli ultimi posti ci sono la Basilicata, lo stesso Molise e il Trentino Alto-Adige.
Si parla di "consumo" di suolo perché il suolo è una risorsa che si esaurisce man mano che avanzano cemento e asfalto ed in tal modo il terreno non è più in grado di svolgere alcune funzioni essenziali per il nostro benessere. Non solo le più ovvie – come produrre derrate alimentari ed  assorbire l'acqua piovana per impedire inondazioni e frane – ma anche molte altre che hanno a che fare con la qualità dell'aria e dell'acqua, la vita di animali e piante, il clima.  Ne abbiamo parlato con Michele Munafò, Coordinatore scientifico del rapporto ISPRA.

In che modo la cementificazione influisce sulla qualità dell'aria?
«La qualità dell'aria dipende anche da quello che facciamo sul suolo. Nel suolo sono presenti grandi quantità di carbonio e, quando si scava, questo viene liberato nell'atmosfera, sotto forma di anidride carbonica. Abbiamo calcolato che negli ultimi cinque anni, come conseguenza del consumo di suolo, sono state liberate nell'atmosfera circa 5 milioni di tonnellate di carbonio, quantità equivalente alle emissioni generate da 4 milioni di auto in un anno».

E poi ci sono conseguenze anche sull'inquinamento delle acque
«A differenza di quanto avviene sul terreno naturale che assorbe l'acqua piovana, la filtra, la trattiene e degrada le sostanze presenti, sulle superfici cementificate la pioggia scorre velocemente, portandosi via tutto quello che trova. Pensiamo, per esempio, agli inquinanti sulle strade, oppure ai sedimenti presenti nelle fogne (che contengono acque chiare e acque nere). Queste grandi quantità di acqua arrivano poi ai depuratori, che spesso non sono tarati per gestire i picchi, con il risultato che una quantità di acqua bypassa il depuratore, arrivando direttamente nei corsi d'acqua».

Che succede a piante e animali?
«Gli effetti della cementificazione sulla biodiversità sono molto importanti. Pensiamo che un quarto delle specie del pianeta vivono all'interno del suolo, dal lombrico che tutti conosciamo, fino alla microfauna. La cementificazione comporta la distruzione di habitat naturali in due modi: direttamente, asportando terreno, e indirettamente, frammentando e disturbando gli habitat circostanti. Le specie animali e vegetali hanno difficoltà ad abituarsi ad habitat modificati e frammentati. Un'aiuola all'interno di una città, per esempio,  non ha gli stessi valori di biodiversità di un'area verde in campagna, proprio perché è circondata dal cemento».

PERCHE' SI CEMENTIFICA
Parliamo ora delle cause della cementificazione. Il rapporto spiega che l'aumentare degli edifci non è giustificato dalla crescita di popolazione. Perché allora si costruisce tanto?
«Per diverse ragioni. La costruzione di nuove case è legata non tanto alla domanda abitativa, ma al fatto, per esempio, che case e terreni edificabili costituiscono una rendita finanziaria. Poi ci sono cambiamenti strutturali nella società: non cresce molto il numero della popolazione, ma cresce il numero di famiglie, perché si riduce il numero dei componenti del nucleo familiare. E poi la ricerca di spazi più ampi, di una qualità della vita migliore. Tutto questo comporta un aumento del suolo consumato pro capite».

IL RUOLO DEI COMUNI
«In Italia il governo del territorio, le decisioni su uso e consumo, sono nelle mani dei comuni che sono tanti e piccoli. Sulle decisioni, quindi, pesano la mancanza di risorse e di competenze, i legami personali dei sindaci, la necessità di denaro in tempi di crisi: i costruttori pagano ai comuni gli oneri di urbanizzazione che i Comuni possono poi spendere come credono, magari per pagare gli stipendi».

Quindi il crescere del consumo di suolo non è una necessità, ma una scelta? 
«Meglio, una non scelta nel caso dell'Italia. Negli ultimi 30 anni abbiamo seguito il modello Usa, le casette con giardino fuori dei centri urbani. Il cosiddetto sprinkling (sgocciolamento): insediamenti a bassa densità dove ognugno ha più spazio e la qualità della vita del singolo può sembrare migliore. Un modello di urbanizzazione che però consuma più risorse: c'è bisogno di più strade, si fa più ricorso alla mobilità individuale. Si tratta di aree povere anche dal punto di vista sociologico senza piazze, senza vita di prossimità. Ci si ritrova nei centri commericali, raggiungibili spesso solo in macchina».

IN EUROPA...
«Nel Nord Europa si tende a delimitare in modo più netto il confine tra città e campagna. Se non si mettono limiti, tutto diventa città, inframmezzata da aree rurali a valenza marginale. Ma per mettere dei limiti servono strumenti di governo del territorio efficaci».


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