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Manuela ha vinto: niente aborto

Siamo stati sostenuti e abbiamo scelto la vita, la nostra famiglia è più grande e più unita

Mer 29 Lug 2015 | di Patrizia Lupo | Bambini

Siamo arrivati in Italia 9 anni fa, lasciandoci alle spalle famiglie, paese, tutto. Un taglio forte, profondo, quanto la necessità di costruire un futuro migliore per noi e la vita che avevamo sempre sognato. Tante le speranze e aspettative, ma col passare del tempo ci siamo resi conto che non era facile cominciare da zero, integrarsi, trovare lavoro. Nostro figlio è nato qui qualche anno dopo. Allora lavoravo come colf e dovetti smettere, perché dove abitavamo non c’erano asili nido pubblici e non potevamo permetterci di pagarne uno privato! Così la decisione di rimanere a casa col bambino, avrebbe lavorato solo mio marito. Non so come sia potuto succedere, forse non gli sono stata vicina abbastanza, fatto sta che mio marito venne coinvolto in brutti affari e perse il lavoro con la possibilità di rinnovare il permesso di soggiorno. Ricordo quel periodo come uno dei più brutti della mia vita: umiliazione e paura di non farcela. Dentro di me c’era una frattura profonda, mi aveva deluso e non riuscivo più a fidarmi di lui. La vita riprese un po’ alla volta, lui si arrangiava facendo lavori saltuari. Adesso che il bambino poteva finalmente andare a scuola potevo lavorare e già  avevo trovato da fare diverse ore. Eravamo riusciti ad adattarci a questa situazione, ad andare oltre. Presi dal frenetico quotidiano della nostra vita, l’idea di avere un altro figlio nemmeno ci sfiorava. Invece... un ritardo di qualche giorno, un test di gravidanza e quell’idea era lì, concretizzata. Non c’era da parlarne, la decisione era presa e l’unica cosa da fare era l'aborto. Così mi sono recata presso la struttura socio-sanitaria più vicina per avviare le pratiche. Mi ricordo ancora il colloquio con l’operatrice che mi aveva accolta. Capiva il mio imbarazzo e mi fece le domande affinché potessi aprirmi, parlare. Le dissi tutto: la nostra situazione, le mie paure di perdere il lavoro e di trovarmi senza un sostegno economico. Ero chiusa in me stessa,  preda delle mie paure. Mentre parlavo, capivo però che non avrei voluto abortire ed è bastato l’incoraggiamento dell’operatrice a valutare altre soluzioni per poter accogliere il bambino e mi sono aggrappata a quella piccola speranza. Prima di prendere una decisione definitiva, mi offrì la possibilità di mettermi in contatto con il Segretariato Sociale per la Vita, una associazione che si occupa di aiutare, anche economicamente, mamme e papà per evitare l'aborto. Tornai a casa decisa a parlarne a mio marito. Anche lui non era contento di fare questo passo e mi disse di andare a vedere. L’ho fatto e la speranza si è concretizzata. Abbiamo scoperto molte cose: il Progetto Gemma, sostegno economico che ci avrebbe permesso di affrontare per un anno e mezzo le spese per il bambino; gli aiuti previsti dallo Stato, i servizi territoriali utili per noi, con altre cose ancora, come  generi di necessità per neonato, ecc. E con il loro sostegno morale, che mi ha accompagnato e fatto capire un po’ alla volta che dovevo tornare a fidarmi di mio marito e sanare quella ferita. Ora la nostra famiglia non solo è aumentata con l’arrivo di Manuela, ma è anche più unita.                   

PER UN AIUTO SANO
Segretariato Sociale per la Vita Onlus
Tel/fax 06.37.51.75.01 – 06.80.85.155
segretariato.vita@virgilio.it

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