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Patricia Arquette: il talento non ha data di scadenza

Patricia Arquette ribalta gli stereotipi di Hollywood. Vince un Oscar come mamma al cinema e una Ninfa di cristallo come capo carismatico in tv. Dà voce alle donne, di qualsiasi età, fino a diventare una paladina

Mer 29 Lug 2015 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
Foto di 3

Se a Hollywood una donna di 30 anni è “vecchia”, immaginate cos’abbia provato Patricia Arquette, splendida 44enne, ai provini e sui tappeti rossi vedendo sfilare accanto a sé colleghe (o aspiranti tali) appena maggiorenni. La pressione quasi ingestibile per avere il look perfetto e lo stile da eterna adolescente avrebbe spezzato chiunque, ma non lei. Dal palco degli Oscar ha denunciato il trattamento pieno di discriminazioni e pregiudizi nei confronti delle donne e al Festival della TV di Monte-Carlo, dove il Principe Alberto II gli ha conferito la Ninfa di Cristallo, ha ribadito quanto ci sia ancora da fare nel cammino verso l’uguaglianza. A testa alta, con una grazia innata e un garbo d’altri tempi, sorride e ringrazia sempre e si concede al pubblico con una disponibilità sconosciuta a neonate e presunte star e dive. E così ha dimostrato che il talento non ha data di scadenza.
 
C’è un’attrice da cui si è sentita ispirata?
«Penso a Grace Kelly, che ha trasmesso al Principato di Monaco una storia incredibile di amore per la recitazione. La considero uno dei più grandi doni attoriali in America, che è riuscita a coniugare recitazione eccellente e intrattenimento. E gli artisti statunitensi guardano alla sua eredità, il Festival della Tv di Monte-Carlo, come ad una manifestazione che sa rendere omaggio al piccolo schermo». 
 
Il suo legame con l’Europa ha radici profonde…
«Ho tracciato il mio albero genealogico e ho scoperto che la mia famiglia veniva dalla Francia, dal ramo paterno. I miei antenati si sono trasferiti in Canada, nel Quebec, e in America, ma tutto è partito da qui e io ne vado fiera».
 
Ha un’agenda pienissima. Riesce a rilassarsi di tanto in tanto a casa?
«Non tantissimo, ad essere onesta, ma ho trovato un equilibrio, anche se quest’anno ho passato molto tempo a girare “C.S.I.: Cyber” e a partecipare ai festival nei weekend per promuovere “Boyhood”. Ho deciso di dedicare tutto il tempo possibile alla mia famiglia, preparando io stessa la cena invece di trascorrere i fine settimana fuori. In vacanza non parto mai senza i miei figli e la maggior parte dei miei amici li conosco da quando avevo 6 o 7 anni e portano a loro volta con sé la prole». 
 
E sul set?
«Dopo la scuola mia figlia trascorre il pomeriggio sul set televisivo, dove trascorro 12 ore al giorno. Fa i compiti lì, mangia con me e siamo insieme nelle pause. Se ho il giorno libero, ci tengo a metterla a letto e ad aiutarla a studiare. Il posto dove desidero stare di più al mondo è lì, con la mia famiglia».
 
Ha mai interpretato un ruolo che possa essere comparato a quello di madre?
«No, mai. Essere genitore è il lavoro più complicato del mondo e sarebbe impossibile condensarlo in un unico personaggio, ma ho sempre provato a mettere pezzi della mia esperienza come mamma e moglie nei vari ruoli della mia carriera».
 
Ci ha pensato a lungo prima di impegnarsi nel lungo periodo come star di un telefilm, dopo “Medium”?
«Sorreggere il peso di una serie tv sulle proprie spalle può essere snervante, perché devi essere in ogni scena e non puoi concederti stanchezza o cedimenti. Far parte del mondo di “C.S.I.” vuol dire sapere di essere in buone mani: l’organizzazione impeccabile rende il mio lavoro più semplice e ne vale la pena, perché rappresenta l’eccellenza in tv».
 
Molti attori Premi Oscar, lei compresa, hanno sfatato i pregiudizi che consideravano la televisione come un campo di serie B. Cosa ne pensa?
«Il cinema ha da imparare molto dalla tv, soprattutto in tema di diversità e di apertura mentale. Ho sentito dire che la maggior parte del pubblico dei polizieschi è femminile e penso sia perché le donne si pongono sempre mille domande». 
 
Cosa si chiedono le donne?
«Vogliono sapere cosa succede nel mondo, chi dice la verità e chi mente, chi è pericoloso e chi innocuo. D’altronde non succedeva così anche nelle caverne? Se ci penso immagino la scena, con le donne che indagano e scrutano gli indiziati: “Una belva è stata uccisa ed entrambi indossate indumenti di pelliccia, ma lasciatemi vedere chi ha la pancia più piena e vi dirò chi è stato” (Ride - ndr)».
 
Lei viene da una dinastia di attori, ha mai pensato di scegliere una carriera differente?
«Analizzando il Dna, sono certa che prima o poi qualcuno scoprirà il gene che spiega il motivo delle proprie scelte. Ad un certo punto io me lo sono chiesto, non sapevo se fare l’attrice o la levatrice, forse perché avevo paura di fallire e di finire disoccupata. Qualunque mestiere scegliessi, ho deciso che sarei stata coraggiosa e mi sono data un anno di tempo per trovare un lavoro. Ero ipercritica, studiavo le battute, andavo ai provini, ma non mi sentivo all’altezza. Col tempo ho acquistato sicurezza e finalmente ho iniziato a migliorare davvero».
 
Il suo discorso agli Oscar sulla parità di genere ha fatto la differenza?
«Ha avuto una risonanza incredibile. Una ragazza l’altro giorno mi ha detto: “Il mio capo mi ha dato un aumento”. E altre testimonianze del genere continuo a riceverle, come quella di un’insegnante di matematica in California che, dopo due master, in sala professori ha scoperto che i suoi colleghi maschi guadagnano 20mila dollari l’anno più di lei».
 
Che rapporto ha con la tecnologia? Simile a quella del suo personaggio di “C.S.I Cyber”?
«L’unità scientifica si occupa di crimini informatici, io non sono brava con la tecnologia, anche se mi fa paura vedere quali pericoli si annidano nella rete. Al massimo uso le doppie password, ma non controllo la mail dal cellulare… comunque la maggior parte del materiale è talmente noioso che un hacker vorrebbe suicidarsi dopo averlo letto!».                                                          



UNA SPLENDIDA “NINFA”
Il 2015 è un anno indimenticabile per la carriera di Patricia T. Arquette, classe ’68. Ha vinto il primo Premio Oscar come miglior attrice non protagonista per il ruolo di mamma in “Boyhood” e ha appena ricevuto dal Principe Alberto II di Monaco il più alto riconoscimento per il lavoro svolto in un telefilm (“C.S.I.: Cyber”), la Ninfa di Cristallo (Crystal Nymph Award), durante il Festival della TV di Monte-Carlo. Dal piccolo al grande schermo, insomma, i successi inanellati durante la carriera fanno parte di una lista destinata ad aumentare nel futuro prossimo. Ha collaborato con alcuni dei registi più acclamati del panorama cinematografico mondiale come Martin Scorsese (“Al di là della vita”), David Lynch (“Strade perdute”)  e Tony Scott (“Una vita al massimo”). Protagonista della serie poliziesca “Medium”, ha anche preso parte ad un video dei Rolling Stones diretto da Michel Grondy (“Like a Rolling Stone”). 

 


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