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Telefonia: mercato libero?

Come difendersi da rincari mascherati da rimodulazioni estive

Gio 30 Lug 2015 | di Armando Marino | Soldi

Parlando di servizi di base, la telefonia è uno dei pochi campi in cui in Italia si è creata una vera concorrenza. Per qualche tempo la competizione è stata così spinta che i furbi ne hanno potuto approfittare: bastava annunciare di voler cambiare operatore per spingere la propria compagnia a fare offerte d'oro. Il gioco ormai non funziona praticamente più e le tariffe, che erano scese a livelli molto competitivi, mostrano preoccupanti segnali di risalita, legati anche a pratiche non molto trasparenti. Tre dei principali operatori infatti, Tim, Vodafone e Wind, durante l'estate hanno modificato le proprie offerte ricaricabili, passando dalla base mensile a quella di quattro settimane. La differenza può sembrare piccola, ma il "trucco" è presto spiegato. Poniamo di aderire a un'offerta che prevede x minuti di traffico telefonico e x giga inclusi per 20 euro al mese. Se, a parità di traffico dati e voce inclusi, si passa a quattro settimane, con la vecchia offerta si pagavano 240 euro l'anno (20 x 12 mesi). Con la nuova, essendo 52 le settimane in un anno e pagando 20 euro ogni 4 settimane, la spesa annua sale a 260 euro, praticamente spunta una "tredicesima" rata annua. In pratica le tre compagnie servono ai clienti un rincaro non dichiarato dell'8%. Il mercato è libero e ogni compagnia è libera di praticare le offerte che crede, in fondo è proprio questo il senso della concorrenza. Il problema nasce quando i rincari non sono dichiarati in modo aperto, ma mascherati all'interno di "rimodulazioni" praticate in piena estate (Tim ha annunciato che varranno anche per chi ha già una vecchia tariffa, le altre compagnie applicheranno il rincaro solo ai nuovi abbonati) in modo poco trasparente. Ma soprattutto: è normale che in un regime di libera concorrenza tre delle quattro maggiori compagnie applichino quasi all'unisono un aumento analogo? In casi simili, l'Autorità per le comunicazioni dovrebbe vigilare e, se accertati accordi tra le compagnie, sanzionarle. Stiamo a vedere. In teoria chi ha subìto il rincaro ha il diritto di cambiare compagnia senza spese. Ma se la maggioranza del mercato si adegua alle nuove offerte, la scelta si restringe drasticamente. Proprio come la concorrenza.


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