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Addio alla bionda

Meno fumatori ma vendite aumentate: la sigaretta Ŕ ancora allarme sociale

Gio 30 Lug 2015 | di Claudio Cantelmo | Salute

IL 31 maggio scorso, nella Giornata mondiale senza tabacco, l’Italia ha festeggiato un primato: da noi si fuma meno che nel resto d’Europa, dove la media di affezionati alle cicche tocca il 26%.
è quanto emerge dall'ultimo sondaggio di Eurobarometro, secondo cui la percentuale tricolore dei consumatori di “bionde” è del 21%, dato che ci posiziona abbastanza sorprendentemente nelle retrovie della classifica UE, subito prima dei virtuosi finlandesi (19%) e svedesi (11%). Le pecore nere risulterebbero greci (38%) e bulgari (35%), dove a darci sotto col tabacco è più di un abitante su tre. Secondo lo studio, attualmente in Italia ci sono 10,9 milioni di fumatori che accendono in media 13 sigarette al giorno e la fascia in cui la prevalenza risulta più alta è quella tra i 25 e i 44 anni. In generale il fenomeno del tabagismo risulta in calo nel vecchio continente: rispetto al 2012 si registra una diminuzione del 2%, specie fra i giovani fra i 15 e i 24 anni (-4%). Rimane ferma però a questa stessa fascia di età il momento in cui in Europa si comincia a fumare, cioè 17,6 anni. Il dato allarmante è però che, per la prima volta in dieci anni, nel nostro Paese è aumentata la vendita di sigarette (+0,5%) e che a livello continentale permanga in stallo l’età media dei fumatori, pari a 44,7 anni; significa che ogni anno un certo numero di ragazzi entra nella categoria e uno stesso numero esce (dopo i 44 anni), perché smette o perché muore. Un dato inaccettabile, ha sottolineato il commissario europeo alla Salute, il lituano Vytenis Andriukaitis, che si è dichiarato pronto ad aiutare i Paesi ad affrontare il problema, perché crea costi reali per la società, ma dipende da fattori gestibili di rischio, come nel caso dell'alcol o della cattiva nutrizione.

TRAPPOLA PER I GIOVANISSIMI
La media europea parla di un 19% di giovani fra 15 e 24 anni che ha provato almeno una volta a fumare, seguiti dal 17% fra 25 e 39 anni, percentuale che rimane rilevante, ma inferiore, per gli italiani (8% fra 15 e 24 e 13% fra 25 e 39 anni). Il 90% dei ragazzi non fumatori conosce i danni provocati dal fumo passivo e il 79% si dice favorevole ai divieti nei luoghi pubblici. Curiosamente, proprio tra loro si registrano però i più alti tassi di esposizione a fumo passivo, quindi conoscere il pericolo non necessariamente aiuta a proteggersi. E nel resto del mondo lo scenario non cambia: i ricercatori di tre università americane hanno scoperto che un terzo dei ragazzi che non ha mai acceso una sigaretta respira il fumo altrui in casa; il 44% è esposto al fumo passivo fuori dal proprio ambiente domestico e il 23% non si salva né a casa né fuori. Naturalmente avere genitori e amici fumatori aumenta vertiginosamente il rischio: per un ragazzino “accerchiato” la probabilità di respirare fumo è 23 volte più alta.

EFFETTO PAPPAGALLO
Ma i ragazzi che scelgono di cominciare, perché lo fanno? Nella stragrande maggioranza dei casi ciò è dovuto all’influenza di amici e compagni. Oltre alle sigarette classiche, oggi i giovani consumano molto quelle “fatte a mano”, che si confezionano da sé usando il più economico tabacco trinciato, la cui vendita è addirittura raddoppiata nell’ultimo anno. «È prima di tutto una preferenza economica – ha spiegato Roberta Pacifici, direttore dell’Osservatorio fumo alcol e droga dell’Istituto Superiore di Sanità, che costantemente analizza i dati per il Rapporto sul fumo in Italia –, perché il prezzo del tabacco trinciato per fare venti sigarette (mediamente 2,7 euro) è più basso anche rispetto alle sigarette più economiche oggi sul mercato (3,9 euro). Poi, rollare il tabacco è ora anche una questione di moda».

ECATOMBE SILENZIOSA
I catastrofici rapporti parlano di oltre 700mila morti e di un costo diretto per i sistemi sanitari europei di oltre 25 miliardi di euro ogni anno, e nel nostro Paese i morti per tabagismo risultano nello stesso periodo tra i 70mila e gli 85mila. Eppure i nostri centri antifumo trattano, nell’arco dei dodici mesi, appena 20mila persone, con una percentuale di successo che non va oltre il 50%, come riportano i dati dell'Istituto Superiore di Sanità e dell'Istituto Mario Negri di Milano. Questo risultato - ha sottolineato la dott.ssa Pacifici - unito al fatto che da dieci anni non varia la percentuale di fumatori ci dicono che le politiche di prevenzione in Italia hanno fallito, con relativi costi per il Welfare, ovviamente tacendo il dato più importante, quello della perdita di vite umane. Quanto alle novità, le sigarette elettroniche, il 12% degli europei le ha provate, ma solo il 2% ne fa uso, percentuale che scende rispettivamente all'8% e all'1% in Italia.

INFORMARE (E RINCARARE) PER PREVENIRE
Scattata la fotografia, resta da chiedersi che cosa si può fare. Gli esperti di tutti i Paesi concordano sulla proposta dell’Organizzazione Mondiale di Sanità: aumentare il prezzo del tabacco è il più efficace intervento per scoraggiare l’iniziazione nei giovani. Soltanto l’otto per cento della popolazione mondiale vive in Paesi con una tassazione sufficientemente alta da scoraggiare il consumo di sigarette e sigari, e l’Italia su questo fronte è al 15esimo posto europeo, ancora più in basso sul trinciato. Il rincaro determinerebbe forse un calo nelle vendite e conseguentemente all’erario, ma ci sarebbero in ogni caso introiti cospicui derivanti dal prezzo più alto, senza considerare quanto si risparmierebbe, sul fronte del Servizio sanitario nazionale, con il numero minore di malattie dovute al tabacco, se le persone smettessero o non iniziassero proprio a fumare. «Bisogna poi lavorare sulla pubblicità indiretta – riprendono dall'ISS –; quest’anno abbiamo segnalato che l’11,8% della popolazione di età superiore ai 15 anni ha visto sul web o ha ricevuto via mail pubblicità o proposte di acquisto di sigarette. Esiste inoltre un recente studio pubblicato nel libro “Cenere di stelle. Cinema fumo e adolescenti” (di Altomare e Galetta, medici appassionati di cinema), che ha analizzato oltre 160 film usciti lo scorso anno, nel 60% dei quali erano presenti immagini in cui si fumavano sigarette con una frequenza di 15 scene l'ora (negli anni Cinquanta era di 10 ogni ora)». La raccomandazione, concludono i ricercatori, è quello di introdurre regole che limitino l’accesso agli adolescenti di film che contengano, non solo scene di violenza o sesso espliciti, ma anche di fumo pretestuose o ingiustificate. Ultimo, ma non meno importante, insistere in campagne d’informazione, andando a coinvolgere i bambini sin dalle scuole elementari. Intervenire precocemente è infatti molto efficace, dal momento che gli anticorpi verso stili di vita insalubri si formano nei primi dieci anni di vita.


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