acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Edward Norton: tutte le maschere di Norton

Dopo la terza nomination agli Oscar per “Birdman”, procede a gonfie vele la carriera di Edward Norton, pilastro e personaggio tra i più complessi del cinema mondiale

Gio 30 Lug 2015 | di Giulia Imperiale | Interviste Esclusive
Foto di 3

Una sfinge: se dovessi usare un’immagine per descrivere Edward Norton, sceglierei questa figura imponente e misteriosa. Al cinema ha avuto mille volti, ma raramente si toglie una maschera. Una delle rare occasioni in cui ha abbassato la guardia si è verificata durante l’incontro con i bambini del Giffoni Film Festival. «Guardi loro e vedi il futuro, capisci la missione più meravigliosa della vita», ha detto. E lo pensa sul serio, perché in quel preciso istante l’espressione cambia, il viso s’illumina, la postura si rilassa. D’altronde è questo che cerca nella giungla di Hollywood tra copioni senza senso, progetti velleitari e tanto, troppo, fumo negli occhi. Norton guarda altrove, è stato nominato Ambasciatore ONU per la salvaguardia di flora e fauna e si batte per diritti di chi non ha voce, ben consapevole della posizione privilegiata in cui si trova.
 
I ritmi di Hollywood sono davvero serrati e si rischia di restarne schiacciati, pensa mai di fermarsi?
«Durante la mia carriera ho pensato varie volte di prendermi una pausa, per darmi il tempo di guardare al mio lavoro con la debita distanza. Me lo hanno insegnato Daniel Day-Lewis e Dustin Hoffman, i modelli a cui mi sono sempre ispirato: loro sì che sapevano quando fare un passo indietro».
 
È una critica poco velata a chi passa da un set all’altro?
«Il mio non è un lavoro meccanico, come si fa a fare un film l’anno? Bisogna trovare un materiale che ti colpisca e ti dica qualcosa. E la selezione dei copioni resta un processo misterioso».
 
Preferisce stare davanti o dietro la macchina da presa?
«Amo entrambi questi lati del mio lavoro, l’importante per me resta la capacità di raccontare storie, in fondo si tratta di un processo simile alla produzione».
 
Ha detto che i bambini rappresentano la speranza dell’umanità, lo sono anche per il cinema?
«I piccoli ci insegnano a guardare il mondo con occhi diversi: il loro modo di vedere i film è tutto nuovo, ne discutono su internet, ne parlano sui social e hanno un tipo di interazione e accesso alle notizie che io alla loro età non avevo».
 
Chi le ha trasmesso l’amore per il grande schermo?
«I miei genitori hanno sempre amato i film, pur non essendo mai stati nel mondo dello spettacolo. Mamma mi faceva vedere le pellicole di Woody Allen, papà i film giapponesi. Poi a 12 anni un amico mi ha parlato di Federico Fellini e Vittorio De Sica e ho visto “Ladri di biciclette”… all’epoca non vivevo in una grande città e il cinema rappresentava un mezzo di evasione potentissimo per entrare in un mondo più grande».
 
Ormai fa parte della cosiddetta “A-list”, può permettersi il lusso di smettere d’imparare?
«Neanche per sogno. Primo, non penso assolutamente di farne parte. Secondo, ogni film è come tornare a scuola per me… Non mi considero una superstar, ma solo un attore. Dal background teatrale ho capito quello che conta e, a dispetto del sentire comune, non mi piace l’idea dell’essere famosi a tutti i costi. La parte migliore di questo mestiere è proprio il mestiere stesso. Che sia riconosciuto o meno a me non importa e per me la priorità è lavorare con artisti che stimo». 
 
Come si comporta in quel caso?
«Il mio segreto è guardare attentamente gli altri, capire come lavorano. Ad esempio, appena incontro un regista che non ho mai incontrato – mi è successo con Martin Scorsese e Spike Lee, solo per fare un paio di nomi – chiedo sempre un consiglio su tre film da vedere».
 
Lei quale consiglierebbe?
«Per cominciare direi: “Amarcord” di Federico Fellini, “Harold and Maude”, “Do the right thing” di Spike Lee. Quest’ultimo l’ho visto all’età di 18 anni e mi ha cambiato la vita. Quando l’ho visto al cinema ho deciso di rivederlo subito una seconda volta, tanto mi ha colpito». 
 
Qual è la sua filosofia di vita?
«Vivi la vita come se fosse sempre la prima volta. In effetti, in qualsiasi campo la prima volta è un’esperienza unica e inimitabile. Dal primo bacio alla prima immersione, vale per tutto. E personalmente preferivo i tempi in cui non c’erano cellulari con possibilità di fare foto e filmati, quando un’esperienza si viveva solo una volta».
 
Ha sempre saputo di voler fare l’attore?
«Da bimbo volevo studiare astronomia, ma ad essere onesti non ero bravo in matematica e così ho cambiato idea». 
 
Qual è il lato peggiore della sua professione?
«Gli attori, me compreso, sono terrorizzati dal giudizio altrui, aspettano di ricevere consensi e applausi e dall’opinione del pubblico fanno dipendere la loro autostima e il loro benessere».
 
Il tempo libero lo dedica alle cause umanitarie…
«Si riferisce al Giappone? Ci ho vissuto oltre 20 anni fa, ma non è necessario trasferirsi lì per comprendere il disagio della popolazione, ecco perché ho raccolto svariate centinaia di migliaia di dollari in aiuto delle famiglie locali».            



TRE OSCAR SFIORATI
Edward Harrison Norton, classe ’69, non è solo interprete di straordinario spessore, ma anche regista e produttore di fama mondiale. Nel 2015 in corsa agli Oscar con due film, “Grand Budapest Hotel” e “Birdman”, uscito l’11 giugno per 20th Century Fox Home Entertainment in versione DVD e Blu-Ray. La pellicola gli ha regalato la terza nomination come miglior attore dopo “Schegge di paura” e “American History X”, come ha raccontato al Giffoni Film Festival. Il suo curriculum parte con il teatro e comprende anche esperienze insolite, tra cui il trasferimento in Giappone per tre anni a servizio dell’associazione di volontariato Enterprise Foundation, creata dal nonno James Rouse, filantropo di fama mondiale. Si è laureato infatti a Yale in Storia e Cultura orientale, ma ha poi coltivato la passione per il grande schermo. Ha collezionato generi di pellicole diversissimi tra loro, dal kolossal storico “Le crociate” al comic movie “L’incredibile Hulk”, dall’action “The Bourne Legacy” al drama “Fight Club” con Brad Pitt, passando per il musical di Woody Allen “Tutti dicono I love you”.  

 


Condividi su:
Ricerche Correlate
norton edward