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Sorpresa: ecco Sabrina!

Non pensavamo affatto al terzo figlio e i debiti ci avevano bloccato

Gio 27 Ago 2015 | di Patrizia Lupo | Bambini
Foto di 2

Felicemente sposati da 12 anni  e con due bambini di 9 e 5 anni, pensavamo che ormai la nostra famiglia fosse tutta qui: un bel maschietto e una femminuccia. Mio marito è sempre stato un papà di quelli che cercano di non far mancare nulla ai figli, un lavoratore che pensa solo alla famiglia. Avevamo dovuto guadagnarci tutto da noi, perché veniamo da famiglie modeste, non sempre però era andata bene. Per andare avanti e avere un po’ di più da dare ai nostri figli, avevamo preso la decisione di rilevare un’attività commerciale nella quale avevamo impegnato tutto.
Ci era sembrata la nostra grande occasione, avevamo tanta speranza di realizzare i nostri piccoli e grandi sogni. Sono bastati pochi mesi per renderci conto che però non decollava e che ci eravamo riempiti di debiti per niente. Era tanta l’incertezza in cui ci trovavamo, io cercavo di fare quel che potevo con qualche lavoretto per aiutarlo. Chi pensava in quel momento ad avere un altro figlio? Sembrava piovere sul bagnato. Mi trovai così a decidere con mio marito di fare un aborto. Per noi i figli erano tutto, ma in quella situazione  che potevamo fare?
La decisione, anche se a malincuore, era presa. Fatte le analisi e le visite necessarie, ci avevano fissato anche la data. Aspettavamo solo quel giorno, poi avremo continuato a lavorare per sanare situazioni e debiti. A pochi giorni dall’aborto ci capitò però di parlarne con il nostro medico che, conoscendoci, rimase sorpreso della decisione. Lui non sapeva cosa ci fosse successo e glielo spiegammo. Si offrì allora di aiutarci e si mise al telefono. Chiamò un’Associazione che conosceva, il  Segretariato Sociale per la Vita, che si occupava di aiutare i genitori in difficoltà che vogliono fare un aborto. Io e mio marito lo guardammo. Poche parole con la persona all’altro capo del telefono, poi mi passò la cornetta e mi trovai a spiegare la nostra situazione ad una signora che non conoscevo, che però, sentii tanto accogliente. Mi spiegò che potevano aiutarci in diversi modi, anche economicamente, e che lo avevano fatto con tante coppie come noi. Ero incerta, ma qualcosa mi spinse ad accettare l’appuntamento. Mio marito non era convinto, ma non sapevo spiegargli cosa era successo. Gli dissi: «Ma che ci costa andare a vedere?». Alla fine si arrese. Al centro stranamente fu lui a parlare più di me. Raccontò, spiegò, domandò, sembrava sereno. Le operatrici ci assicurarono di sostenerci economicamente con il Progetto Gemma, per le spese dei primi 18 mesi del bimbo, poi con generi di necessità per neonato. Ci informarono anche degli aiuti previsti dallo Stato. Adesso non ci sembrava più impossibile accogliere quel figlio “non previsto” che si era affacciato nella nostra vita. Sabrina, così l’abbiamo chiamata. Siamo felici di averla e grazie anche agli aiuti ricevuti è stato meno difficile di come credevamo. Ogni tanto la guardo e mi viene un brivido quando ripenso a quello che volevamo fare.    


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