acquaesapone Bambini
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Capricci, cosa c定 sotto davvero?

i bimbi hanno sempre un motivo profondo per farsi sentire

Gio 27 Ago 2015 | di Francesco Buda | Bambini
Foto di 9

Piange, punta i piedi, non ascolta, si ribella, fa il contrario di quello che gli dici... Sicuri che siano solo i capricci di un piccolo tiranno che non vuole dare retta ai grandi?
E se invece sotto ci fosse ben altro? Magari semplicemente e fortemente la sua identità inascoltata, i suoi sentimenti traditi. Questione di "natura", la natura del bimbo, che va vista, sentita, accolta. In una parola: va amata. E accanto, fatto tanto semplice quanto spesso ignorato, la natura di mamma e papà, col loro vissuto e il loro bisogno di crescere e maturare anch'essi.
Sembrerà scontato, eppure quante volte in nome del "lo faccio per il tuo bene", senza però vedere veramente i bisogni profondi e l'identità dei figli, si sono create sofferenze nei bambini e ragazzi? Quanti conflitti senza un apparente senso, tra genitori e figli? Quante ferite irrisolte dei grandi hanno contagiato i piccoli?
Una decina d'anni fa, una ricerca della Demoskopea rilevava che per il 51% dei genitori italiani, tra i 30 ed i 55 anni, con prole tra gli 0 ed i 14 anni, uno dei problemi principali nel rapporto con i figli e nella loro educazione è la difficoltà di farsi ascoltare, seguita dalla mancanza di rispetto del loro ruolo (il 41%). Tanti sono gli approcci, gli esperti e i consigli per mamme e papà alle prese con le bizze della progenie. Una pioggia di 'istruzioni per l'uso': si va dal concetto del bimbo come un vaso da riempire di informazioni e plasmare con regole, da tirar su col bastone e la carota, a quelle che vedono nei piccoli indifese creature da iper-proteggere o adulti in miniatura da lasciare allo stato brado.

RISPETTARE LA SUA NATURA
Prima che puntare sugli 'esperti', è meglio guardare i nostri figli. Occorre però toglierci le fette di prosciutto dagli occhi e le lenti deformanti di falsi miti e convinzioni ripetute da una generazione all'altra. Tenetevi forte: «Il capriccio non è mai solo un capriccio, ma esprime un bisogno o un disagio profondo. Quindi è bene evitare di considerarlo un capriccio. O peggio, un vizio». Lo affermano Roberta Cavallo e Antonio Panarese, la coppia di educatori sul campo divenuta nell'ultimo anno un vero fenomeno editoriale nazionale. Il loro ultimo libro si chiama "Smettila di fare i capricci".
Due outsider, fuori dai circuiti dei grandi nomi e dai salotti dei luminari. Gli altri due libri si sono immediatamente imposti come best seller: "Smettila di reprimere tuo figlio" e "Le 7 idiozie sulla crescita dei bambini". Al centro mettono l'amore, sulla base delle loro esperienze con bambini e ragazzini che hanno seguito in affidamento. «Stando con bambini 'difficili', afflitti da ferite emotive gravi, arrabbiati con tutto e tutti abbiamo visto che è possibile recuperarli, rispettando la natura del bambino - dicono gli autori -. Tanto più, crediamo che è possibile recuperare con i figli in famiglia senza certi gravi disagi».
La linfa per ottenere questi frutti, dunque, è nel rispetto della natura del bambino. L'amore. Ma com'è tale natura? Ogni bimbo è diverso ed unico. «Ci sono princìpi che tutti i bambini seguono nella loro crescita e che di solito ignoriamo. Per esempio, hanno uno sviluppo che va per cicli di 7 anni, nei quali sviluppano competenze differenti, con bisogni differenti». «Ad esempio - spiega Antonio -, fino ai primi 7 anni il bimbo ha bisogno di sentirsi al centro del mondo, ecco perché vuole per sé le sue cose. Di solito, invece, siamo convinti che i bambini piccoli fino ai 7 anni non debbano essere egocentrici, le mamme si contorcono, accusano i figli di essere egoisti quando non prestano i giochi... ma noi adulti non prestiamo il nostro Iphone o la nostra macchina ad altri? No. Ma se lo fanno i bimbi sono maleducati ed egoici. Una goccia dopo l'altra si reprime l'autenticità del bambino. Tutti siamo stati repressi da piccoli, nel senso che non viene rispettato il bisogno emotivo del bambino». Quante volte capita di vedere piccoletti di 3 o 4 anni trattati da mini-adulti con regole inflessibili e, al contrario, adolescenti trattati da bambini?

CAPRICCI? NO, BISOGNI PROFONDI
Appare scontato sbracciarsi per gli omogeneizzati ultra-sicuri, per i libri di scuola (poveri bimbi con quegli zaini da sherpa tibetani!) e altre necessità. Altri bisogni e campanelli d'allarme si presentano proprio in ciò che meno sopportiamo: non mangia le zucchine, non vuol prestare i suoi giocattoli, la pensa diversamente da noi, rifiuta di eseguire gli ‘ordini’ e altre forme di baby 'sciopero'.
«Il capriccio è inteso di solito come un lamento - spiega Roberta - qualcosa che non ha ragione d'esistere... In realtà, tutte quelle volte che il bimbo manifesta quello che noi chiamiamo capriccio, sta esprimendo un suo supremo bisogno emotivo, un bisogno d'amore, con varie sfumature. Se ad esempio mentre mi chiama non rispondo, magari inizia a strillare. Oppure cerca l'attenzione del genitore coi classici escamotage, tipo il rifiuto di mettersi le scarpe cinque minuti prima di uscire di casa... Come mai? Magari durante la settimana si è sentito solo, ignorato, non capito. Perciò è fondamentale osservare i bambini per coglierne la natura». Nulla a che vedere con il 'viziarli' o astratto sentimentalismo cedevole.
«L'amore lo intendiamo come avere adulti che ti ascoltano e ti capiscano e se non capiscono subito cercano di entrare in sintonia con te». È la cosiddetta 'anticipazione del bisogno': «Si tratta della capacità di prestare attenzione alle richieste che tuo figlio esprime e alle esigenze che vive interiormente (i suoi bisogni e i suoi desideri) - dicono Roberta e Antonio -, ma non è in grado di verbalizzare (perché troppo piccolo o perché non abituato a chiedere o a esternare ciò che prova). Non vuol dire dargliela sempre vinta, né riempirlo di cose, anzi è fondamentale essere fermi! Ad esempio, tutti i bimbi per i primi 9-12 mesi avrebbero bisogno di dormire a contatto con un adulto, specialmente la mamma. Invece questo non si fa, per timore che poi non imparerà a dormire da solo. Senza sapere, purtroppo, che così facendo potrà poi avere incubi, fare la pipì a letto, non avere voglia di andare a scuola. E così, anche più avanti negli anni, compensa con cose materiali, cibo, tv, videogiochi».

RELAZIONE E NIENTE SENSI DI COLPA
Troppo spesso al posto di questa attenzione di qualità si mettono le cose. O la negazione delle cose, in nome dell'educazione. 'Se il genitore ritrova se stesso, anche il figlio si ritrova e i conflitti svaniscono', si legge nel libro "Smettila di fare i capricci". In concreto? «Fondamentale è lavorare sulla nostra relazione con i figli - spiegano gli autori -, ad esempio giocando con loro». Non ci riusciamo? Siamo troppo stanchi quando torniamo a casa? Ci sentiamo frustrati se non ci ascoltano o non li sappiamo ascoltare? Bando in ogni caso ai giudizi! «Non ci sono colpe - sottolineano Antonio e Roberta -, così come non bisogna giudicare i figli, assolutamente mai accusarsi come genitori. Anche i nostri genitori sono frutto di una cultura che non vedeva il bimbo nella sua natura. Si tratta di ridare valore a noi stessi, di tornare a stimarci, altrimenti ci ritroviamo a mettere addosso ai nostri figli carichi e responsabilità pesanti, a portare i nostri bimbi alle gare sportive perché devono vincere! Spesso sento genitori che dicono 'so che non dovevo, ma non ho potuto fare a meno di farlo, proprio come facevano i miei con me'. Dobbiamo fare pace con il nostro passato, liberarci dai vecchi condizionamenti ripetuti finora. Quello che spesso facciamo è il risultato di quando eravamo bambini, siamo condizionati. Perciò non c'è colpa, occorre però fare un lavoro su di sé, altrimenti il vissuto negativo e tante cose negative le riversiamo sui figli, ad esempio la rabbia coi nostri genitori. Come ogni figlio, anche ogni genitore ha dentro di sé tutte le risorse per essere felice e riparare».

LA FELICITÀ È PER GRANDI E PICCOLI
Ogni bimbo è una chiamata a tornare noi stessi, alla felicità, insomma? «I bambini ci richiamano ad essere felici anche noi. Va mantenuto un clima di abbondanza, nel senso di positività, fiducia in sé e negli altri, non come materialismo. Mentre oggi ai bambini si passano di solito messaggi del tipo 'non si può fare', 'non ce la fai', 'è difficile', insieme a tante regole. Così il bimbo si costruisce l'idea di un futuro di infelicità, di privazione e tristezza. Anche i cosiddetti 'vizi' dei bimbi sono legati a un modello educativo che abbiamo vissuto, si crede che la forza e l'educazione discendano dalla privazione, dal far sentire che la vita è dura.. per cui anche una coccola diventa un vizio, una superflua smanceria».
Del resto, non è qualcosa di molto simile a quello che subiscono anche gli adulti ogni giorno?  Da un lato messaggi materialistici e consumismo  per cui tutto è possibile; dall'altro i media che ci dicono che va tutto male, ci inondano di notizie orribili, accaniti su cronaca nera e crisi. «I bambini già conoscono dentro di sé i propri talenti e le proprie risorse, basta supportarli, mai giudicarli o paragonarli ad altri, per esempio».

MAI A NOSTRA IMMAGINE
Il bimbo, insomma, cerca la partecipazione forte e concreta, la disponibilità, mai la sostituzione, dei genitori. Occhio, infine, alle aspettative, al volerli a nostra immagine e somiglianza: «Siamo condizionati da una mentalità e da una cultura molto razionali, fissate sulle performance, abbiamo dentro registrata la regola che per amare nostro figlio dobbiamo impostarlo... Deve imparare a rispettare le regole, dobbiamo istruirlo. Questa è una grande idiozia! Invece - dice Antonio Panarese - il bambino non pensa, vive. Il primo bisogno che ha è di essere accolto ed accettato per quello che è. Se rispettati, i bimbi le regole le osservano e non fanno capricci di conseguenza, sono naturalmente collaborativi. Il bambino vuole essere amato per quello che è».
Un rischio grosso è di trasmettere al bimbo il segnale che lo amiamo perché è o diventa come vogliamo noi. «Ciò è terribile - dice Roberta Cavallo -, se apprezziamo e motiviamo il bimbo solo quando si adegua alle nostre richieste, quando fa il bravo ed esegue i nostri desideri, lui 'uccide se stesso', cercando di diventare quale bambino che mamma e papà vogliono, con brutte conseguenze: capricci, disagi interiori, senso di inadeguatezza e di disadattamento. Cosa che ritroviamo in molti adulti: non ci sentiamo realizzati e al posto giusto, proprio perché siamo stati allontanati dalla vita».
Quindi la partita è che l'adulto ritrovi il proprio bambino.


Condividi su:
Galleria Immagini