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Verso la terra delle grandi maree

Dalla Bretagna alla Normandia con tappa a Mont Saint Michel

Gio 27 Ago 2015 | di Testo e foto di Simonetta Bonamoneta | Turisti non per caso
Foto di 12

Lo scorso giugno è stato inaugurato dalla Vueling Airlines un volo di linea che porta direttamente da Roma a Rennes, in Bretagna, permettendo una bella scorciatoia a chi come noi desidera visitare contemporaneamente anche la Normandia, con tappa principale a Mont Saint Michel e dintorni. E cosa c’è di meglio per conoscere due regioni della Francia, una più bella dell’altra, così comodamente? I due territori si dividono e sembrano sfidarsi a suon di luoghi bellissimi, che vale la pena di vedere e godere. Così, giunti a Rennes di buon mattino, prendiamo un auto a noleggio all’Avis in aeroporto e ci dirigiamo all’Hotel des Lices, in pieno centro, accogliente e comodo per visitare la città a piedi.

RENNES: OTTIMA CUCINA E VITA NOTTURNA SPUMEGGIANTE

Divisa in due parti dai fiumi di Vilaine e Ille, fu un’antica città celtica, fondata col nome di Condate e, successivamente, per i Romani divenne capoluogo dell’antica “Civitas Riedonum”. Conquistata dai Franchi nel 658, divenne nel 1532 sede del Parlamento di Bretagna: attualmente il bell’edificio, considerato in architettura il primo esempio di classicismo francese, accoglie la Corte Costituzionale. Duecento anni dopo circa, venne distrutta da un incendio e ricostruita, piano piano, e da località rurale fino alla Seconda Guerra Mondiale, la Rennes di oggi si sviluppò nel XX secolo. Grande polo universitario, con tanti giovani, un centro storico bellissimo e pedonale dalle caratteristiche case a graticcio, è una tappa inevitabile per capire la realtà bretone, dal carattere fiero e battagliero, con una vita notturna spumeggiante e dalla cucina prelibata, che spesso è accompagnata dal tradizionale sidro bretone, che si può trovare in bottiglia e alla spina. 
Passeggiare in questa città è molto gradevole, piazze e piazzette popolate da tanta gente tranquilla sono intersecate da strette vie, che accolgono numerosi ristorantini tipici o negozi artigianali, che espongono le famose “Chemise Breton”, la conosciutissima maglia a righe alla marinara, una vera icona dello stile francese, che la stilista Coco Chanel trasformò in un capo di abbigliamento femminile di gran moda, ormai immortale. Si è fatta l’ora di cena, ma qui è ancora pieno giorno e il sole concede il suo ultimo spettacolo, rendendo le simpatiche facciate disegnate a righe dai legni tipici che le rivestono, ancora più belle. Ci attira un locale che ci appare molto stravagante, col suo arredamento moderno e appariscente. è la Creperie “Saint Georges”, dove si possono mangiare 33 tipi di crepes guarnite con carne, pesce, verdure, formaggi, funghi, uova e, altrettante, in formula dolce, tutte dedicate a  personaggi famosi col nome George: da Giorgio V a George Clooney. Il loro segreto, scopriamo, è la farina “saracena”, che ha un colore più scuro, ma un sapore unico... Il giorno seguente c’è un bel sole e la città si risveglia lentamente. Scegliamo di proseguire il viaggio direzione nord, per raggiungere con circa 80 km di superstrada, liscia come un biliardo e non a pagamento, Monte San Michel in Normandia, la nostra meta principale. Attraversiamo la campagna rigogliosa, tra verdi che si intersecano dal chiaro al cupo, vacche tranquille ed eleganti cavalli al pascolo, con fattorie ben tenute che ricordano i cartoni di Walt Disney.

MONTE SAN MICHEL
Il cielo incomincia a incupirsi, quando all’orizzonte ci appare come una “cattedrale nel deserto” la fantastica visione di Monte San Michel. Finalmente l’isola ha ripreso la sua identità: dopo dieci anni di titanici lavori, tra distruggere gli errori fatti nel secolo scorso, quando una strada asfaltata permetteva di parcheggiare le macchine fin sotto il borgo, e la ricostruzione di un grandissimo parcheggio sulla terraferma, con una passerella per poter andare a piedi o con navette, la nuova diga del fiume Cousnon, la pulitura del letto del fiume e altri interventi idraulici hanno restituito a questo magico luogo la misticità e il suo naturale splendore, con l’avvicendarsi delle maree che un’espressione tipica definisce “arriva e se ne va alla velocità di un cavallo al galoppo”.
Arrivati in cima all’Abbazia, passando per la strada principale dove si susseguono ristoranti, negozi, edifici antichissimi e angoli incantevoli, il panorama è molto suggestivo e drammatico. Il cielo e il mare, con il loro grigio plumbeo dalle sfumature argentee, si confondono tra spianate di sabbia che la bassa marea ha scoperto e, in lontananza, piccoli puntini colorati: sono gli audaci curiosi che si avventurano a camminarci sopra. Dal 966 questo è il luogo di pellegrinaggio dei devoti di San Michele Arcangelo, ma nel 1791 i monaci furono cacciati e divenne una prigione, fino al 1863. Dal 1966, in occasione del millenario della fondazione, si è nuovamente insediata una piccola comunità monastica, contribuendo alla sua rinascita, divenendo il terzo sito turistico più frequentato in Francia, con 3,5 milioni di visitatori l’anno.
Continue opere di conservazione e di ampliamento nei diversi secoli l’hanno resa così come è oggi, l’ultimo importante rinnovamento è stato la parete austera e imponente chiamata “la meraviglia d’Occidente”, gioiello dell’architettura abbaziale dei costruttori del 1200. Dopo tanta storia e natura, la voglia di fare una pausa ci assale e tra l’imbarazzo della scelta, decidiamo di fermarci a mangiare al ristorante “Auberge Saint Pierre” che è anche monumento storico. Qui si può mangiare di tutto dalle crepes alle ostriche, dalla famosa frittata all’agnello arrosto! L’aria ormai è tersa e il sole ancora alto: decidiamo di passare la notte un po’ più in là, in campagna nella località di Ardevon, dove una coppia di pensionati, Joelle e Gilles, ha deciso di ricostruire un antico edificio, trasformandolo in una tipica “cambres d’hotes” (stanza degli ospiti), che si chiama “Le clos Saint Gilles”.
Il giorno dopo proseguiamo verso nord a Vains, per raggiungere la parte più estrema orientale della Baia di Mont Saint Michel: il panorama si fa grandioso, l’abbazia ci accompagna sempre lungo il nostro tragitto e strada facendo ci fermiamo all’Eco-Museo della Baia. Qui possiamo vedere, affacciandoci dal suo recinto, il mare ritirato e al suo posto un verde prato, dove stanno pascolando delle pecore. All’interno della antica casa adattata a museo, un percorso ci spiega il territorio, la vegetazione, i pesci, i lavori dei pescatori del passato e come viene tuttora fatta la mitilicoltura di cozze e ostriche, che qui crescono in un habitat eccezionale. A poca distanza, nel villaggio di Saint Leonard, scopriamo la nota fattoria di Sylvie ed Andrè, dove si produce latte biologico, ma che con la crisi si è rivolta ad un pubblico diverso per fare caramelle-meuh.

CRISTIAN DIOR E LA CASA-MUSEO
Proseguiamo con la bella strada panoramica sul mare e, tra una foto e l’altra, arriviamo a Granville per fermarci davanti alla splendida Casa-Museo di Cristian Dior, uno dei più grandi stilisti degli anni ’60, che con i suoi abiti e profumi ha fatto sognare un’infinità di donne e di uomini. Visse qui fino all’età di sei anni, poi divenne la casa di vacanze, ma i ricordi della sua infanzia in questo luogo denso di emozioni lo forgiarono per tutta la vita. Il profumo del mare, l’eleganza raffinata della mamma, i fiori del suo giardino e la bellezza della natura, lo influenzarono in tutta la sua creatività. Per la crisi del 1929, il padre fu costretto a vendere la villa che successivamente acquisita dal Comune di  Granville, divenne museo. Dal 2005 in occasione del centenario della sua nascita si dichiarò Cristian Dior l’uomo del secolo, ora questo è l’unico museo in Francia dedicato ad uno stilista di moda che propone mostre tematiche.

GIARDINO D’INVERNO
Scendiamo al porto per trovare un caratteristico locale per mangiare le famose ostriche di questa zona. Ci sediamo sul bordo del mare al ristorante “La Citadelle” davanti a centinaia di piccole imbarcazioni che ci sorprendono: sono tutte a secco per la bassa marea e a noi, che non siamo abituati a questi spettacoli, provoca una sensazione quasi apocalittica, ma qui si ripete a cicli naturali. Come in un “giardino d’inverno”, una tavola imbandita mostra i piatti del giorno e non c’è dubbio che il pesce è freschissimo, molto attraente e, come immaginavamo, la cena ci soddisfa pienamente. Ostriche, crostacei e orate sono presentate in grandi vassoi insieme a contorni di tutti i tipi. Alla fine, ci allontaniamo dalla città per dirigerci verso la rigogliosa e ben tenuta campagna, a pochi chilometri, per passare la notte nella fattoria la “Blondelliere” del signor Goubet a Saint Jean des Champs, un angolo molto grazioso con quattro case, la chiesetta e il bar del paese: un quadretto d’altri tempi!

UBRIACHI DI MARE
Riprendiamo la macchina per scendere al porto di Granville, dove prendiamo il battello delle 13.30 alla scoperta dell’arcipelago di Chausey, che raggruppa 365 isole a marea bassa e 52 a marea alta. è il paradiso dei pescatori, degli uccelli e degli amanti della natura.
Qui c’è anche chi prende casa in affitto per vivere una vacanza insolita. Noi andiamo solo per un gita che ci permetterà di conoscere pochissimo di questo paradisiaco luogo di cui abbiamo tanto sentito parlare, con la riserva di tornarci a fare una vacanza. Rientriamo al tramonto ubriachi di tanto mare, scendiamo a terra per andare a mangiare qualcosa al ristorante che ci ha consigliato il signor Goubet della nostra fattoria, giusto di strada per tornare alla base. Al “Le comptoir de l’Atelier Gourmet”, Micael e Patrizia ci accolgono come vecchi amici, l’ambiente è molto familiare e stravagante, dalle pareti piene di quadri d’autori moderni che vendono ai clienti, arredamento che varia nei diversi angoli, tavoli alti, bassi, quadrati, tondi, con poltroncine, sedie alte, larghe, piccole e sgabelli. Lui all’opera dietro il banco a preparare fantasiosi piatti e lei a servire ai tavoli. Mangiamo cibo tipico: le famose omelettes giganti di Granville e lo spezzatino di agnello da “leccarsi i baffi”, mentre, per concludere, una vetrina di dolci già pronti ci invitano inesorabilmente a chiudere in bellezza. Di buon mattino, proseguiamo più a nord, per arrivare alla meta più estrema del nostro itinerario: Gouville-sur-Mer. Una spiaggia infinita, dune suggestive, una bella campagna, ma la cosa che ci affascina tanto è poter prendere una carrozza trainata da robusti cavalli addestrati, per passeggiare nel mare a vedere le lunghissime coltivazioni di ostriche e cozze e vivere momenti suggestivi in mezzo alle onde. Abbiamo prenotato, telefonando, e così ci incontriamo sulla spiaggia per “l’Attalages des grandes marees”, un’esperienza particolare con questa giovane coppia che ha scelto di fare questo “mestiere”, per amore dei cavalli e della natura. Alla fine del percorso ci offrono ostriche a volontà con un bel prosecco e meglio di così non potevamo concludere.

OSTRICHE SAPORITE E POLPOSE
Non ci resta che ridiscendere velocemente verso sud per tornare a Rennes. Incontriamo Cancale. Proseguiamo verso l’estremità del promontorio e ci appare maestosa, con i suoi bastioni che racchiudono il centro storico, la cittadina di Saint Malò. Fu la città dei corsari, ora è considerata la capitale della vela in Francia ed ha il litorale più esposto al fenomeno delle maree. Il nostro viaggio sta per concludersi con l’ultima sosta alla città di Dinan. Un luogo di tutto riposo, considerato il borgo più bello di Francia, con il centro storico racchiuso dalle mura le stradine acciottolate: ci gustiamo il tramonto con i suoi tenui colori; anche il sole sembra darci un saluto che non è un addio.


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