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È davvero “Buona Scuola”?

Prende il via tra mille polemiche la riforma voluta dal Governo Renzi

Gio 27 Ago 2015 | di Claudio Cantelmo | Attualità
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La riforma del sistema scolastico firmata Renzi-Giannini, meglio nota come “Buona Scuola” è legge, ma lascia sul terreno feriti e veleni sia all'interno dei partiti che l'hanno voluta e votata come tra docenti e famiglie. Chi la contesta sostiene che essa non risolva affatto gli endemici problemi del mondo scolastico, precariato e classi pollaio in testa, e l'Anief, il sindacato degli insegnanti, la bolla apertamente come deludente, perché lascerebbe intatte perplessità e limiti ampliando a dismisura il potere dei Dirigenti scolastici, assurti a ruolo di padri-padrone degli Istituti. Mario Rusconi, vicepresidente dell'associazione Presidi,  non teme invece di difenderla, sottolineando come “ha mille difetti, ma milleuno pregi”, accusando viceversa gli insegnanti, coloro che continuamente valutano gli studenti, di non voler essere valutati. L’Italia, come la Grecia – ha dichiarato Rusconi con un parallelismo di questi tempi allarmante – è tra i pochissimi Paesi dell’Ocse in cui né presidi, né gli insegnanti ricevono pagelle dalle quali conseguano premi o detrazioni. Ma, nello specifico, cosa prevede la riforma? Quali novità troveranno alunni, prof e genitori al suono della prima campanella del prossimo anno scolastico?

Più docenti in organico
È il cuore della riforma: per coprire cattedre vacanti, garantire la continuità didattica, potenziare l’offerta formativa e combattere la dispersione scolastica, si prevede che le scuole possano indicare il fabbisogno di docenti e strumenti per attuare il loro progetto educativo, attraverso i Piani dell’offerta formativa (POF). La riforma dà dunque il via ad un piano straordinario di assunzioni, attuabile già dall’anno 2015/2016, per creare un nuovo organico che darà alla scuola l’8% di docenti in più, con una media di sette insegnanti aggiunti per ciascun plesso. Oltre centomila docenti, recita il dispositivo, verranno reclutati attingendo alle graduatorie ad esaurimento e dalle graduatorie di merito, leggi concorsi, che si torneranno a bandire ogni tre anni, cominciando dal prossimo 1° dicembre, tenendo conto in particolare dei titoli e del servizio prestato da chi ha già insegnato. Una soluzione solo a metà, tuona il sindacato: dalla proposta restano fuori gli idonei all'ultimo concorso, in un primo momento assunti anche questi, e migliaia - forse più di 50mila - precari storici cui verrebbe dato il benservito. E, al momento, il governo non dà nessuna risposta alla sentenza che a novembre 2014 ha condannato l'Italia per abuso di precariato nella scuola, anzi, stabilisce che, dopo tre anni di supplenze, essi vengano congedati senza troppi complimenti.

Basta ai contributi volontari e arrivano i voucher
Viene raddoppiato il fondo di funzionamento delle scuole, che passa dai 111 milioni attuali ad oltre duecento, con uno stanziamento di 126 milioni in più all’anno destinati a tutte le spese correnti, dal materiale didattico al toner per le stampanti e la carta igienica, denari che saranno erogati in tempi più certi. Stop alle richiesta verso le famiglie di beffardi “contributi volontari”, di fatto versamenti imposti.  Spazio poi alla Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione, un voucher di 500 euro l’anno a disposizione dei docenti, che possono utilizzarli per acquisto di libri, strumenti digitali, iscrizione a corsi. La formazione in servizio diventa obbligatoria.

Preside manager e soldi agli insegnanti migliori
Uno dei punti più controversi riguarda i menzionati poteri dei Dirigenti Scolastici, gli ex Presidi, che ne fanno ora dei veri e propri manager, addetti alla promozione dei Piano di Offerta di ciascun Istituto. Avranno la possibilità, a partire dal 2016, di mettere in campo la loro squadra, individuando, nei posti resi liberi, i docenti con il curriculum più adatto a realizzare il POF da loro programmato. La scelta avverrà all’interno di ambiti territoriali predisposti dagli Uffici Scolastici Regionali e i presidi renderanno pubbliche le informazioni relative agli incarichi conferiti. A loro è anche conferita la discrezionalità del numero di alunni per classe, per evitarne il sovraffollamento. Viene inoltre istituito un fondo da 200 milioni annui per valorizzare il merito, la cui distribuzione terrà conto dei territori con maggiori criticità educative. La novità ha spaventato perfino alcuni diretti interessati – obiettano i critici – e terrorizza gli insegnanti, che già immaginano una scuola con un deus ex machina o un dittatorello che potrà fare il bello e il cattivo tempo: è questo principalmente il motivo che ha portato in piazza migliaia di insegnanti in rivolta lo scorso maggio.

Più Italiano e Arte. Flessibilità alle superiori
Con la “Buona Scuola” avrà luogo il potenziamento delle competenze linguistiche: l’italiano per gli studenti stranieri e l’inglese per tutti, comprese materie generaliste insegnate in lingua britannica. Vengono potenziate poi arte, diritto, musica, economia, discipline motorie e si guarda al domani attraverso lo sviluppo delle competenze digitali degli studenti, con insegnamenti sinora impensabili, quali l’utilizzo critico e consapevole dei social network o il pensiero computazionale. Per le scuole superiori, via alla flessibilità curricolare: le scuole attiveranno materie opzionali a seconda delle esigenze dei loro studenti. Verrà redatto un vero e proprio fascicolo elettronico per ogni alunno, ove saranno registrate (e valutate), competenze maturate anche in ambito extra scolastico, quali volontariato, attività sportive, culturali, musicali. Ma sulle nuove modalità di finanziamento sul governo sono piovute critiche feroci. La paura è che, nonostante la quota perequativa del 10% prevista dal disegno di legge, si accentuino i divari tra scuole frequentate dalle élite e gli istituti ubicati in contesti disagiati.

Sgravi fiscali per benefattori e paritari
Un occhio di riguardo per chi farà donazioni a favore delle scuole per permettere la costruzione di nuovi edifici, per la manutenzione, per la promozione di progetti dedicati a fornire sbocchi professionali agli studenti: si otterrà un beneficio fiscale con un credito di imposta pari al 65% in sede di dichiarazione dei redditi. Le elargizioni avranno un tetto massimo di 100mila euro. Scatta infine la detraibilità delle spese sostenute dalle famiglie, i cui figli frequentano una scuola paritaria. Potranno detrarre le rette fino a un massimo di 400 euro all’anno; per ciascun figlio il risparmio sarà di 76 euro. Uno scherzetto che costerà alla collettività 100 milioni l'anno, obietta chi non vorrebbe che lo Stato sborsasse un euro per gli istituti privati e che si aggiungerà ai 472 milioni erogati ogni anno al sistema scolastico non statale.

 



Approccio al lavoro e nuovi edifici


Il connubio scuola - lavoro non sarà più lasciato al caso: uno stanziamento di cento milioni annui per quanto riguarda l’ultimo triennio dei tecnici e dei professionali e di duecento in quello dei licei lo renderà strutturale, favorendo l'effettuazione di almeno 400 ore di apprendistato “sul campo” nelle aziende, ma anche in enti pubblici, musei, in alcuni casi all'estero e/o in estate. I ragazzi potranno dire la loro valutando l’efficacia dei percorsi effettuati. Coloro che criticano l'intero impianto della riforma temono che la scuola venga piegata eccessivamente sul lavoro, perdendo, almeno in parte, la dimensione educativa che ha avuto sinora. Proprio quando la ministra Stefania Giannini ha approcciato questo aspetto, alla festa dell'Unità di Bologna è scoppiato il putiferio. Particolare attenzione anche relativamente all'edilizia scolastica, con 300 milioni disponibili per la costruzione di edifici innovativi dal punto di vista architettonico e tecnologico. L’Osservatorio per l’edilizia scolastica, istituito presso il Miur, coordinerà strategie e risorse per gli interventi e promuoverà la cultura della sicurezza. Altri duecento milioni saranno destinati ai mutui agevolati per la ristrutturazione degli edifici esistenti. Prevista infine la creazione di un Portale unico, con la pubblicazione delle informazioni relative al sistema di istruzione: bilanci degli istituti, anagrafe dell’edilizia, piani dell’offerta formativa, dati dell’Osservatorio tecnologico, curriculum vitae degli insegnanti, incarichi di docenza.


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