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Economia circolare

Un mondo senza rifiuti č possibile con l’economia che chiude il cerchio tra il mondo della produzione e il consumo, eliminando il problema dei rifiuti

Gio 27 Ago 2015 | di Caroline Susan Payne | Soldi
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Sarebbe molto più bello un mondo senza immondizia, non è vero? Poter girare per le strade extraurbane senza vedere spazzatura dappertutto, senza dover incappare in mucchi di rifiuti abbandonati irresponsabilmente fuori dai luoghi consentiti in città e fare a meno di dover pagare salatissime bollette per il loro smaltimento: il tutto tralasciando di contare i danni causati alla nostra salute dal relativo inquinamento. Questo obiettivo però è molto meno utopico di quanto si possa immaginare. Anzi, si tratta di un preciso obiettivo che l’Unione Europea intende raggiungere nei prossimi anni e che va sotto il nome di “economia circolare”: un’economia in sostanza chiude il cerchio tra il mondo della produzione e il consumo, eliminando completamente il problema dei rifiuti. Questa concezione si contrappone all’attuale “economia lineare”, dove le parti non più utilizzabili dei beni di consumo (contenitori e imballaggi, giornali e carta, scarti e avanzi di cucina, ecc.) ogni giorno devono essere buttati via, rendendo necessaria la realizzazione di apposite strutture di smaltimento, tipo le discariche e i termoinceneritori. Impianti dove spesso nella gestione è presente la criminalità organizzata con la complicità della mala-politica.
Una prima conferenza per arrivare alla definizione di una normativa comunitaria sull’economia circolare si è tenuta a Bruxelles il 25 giugno scorso, con la stesura di un primo documento orientativo, mentre una relazione finale è prevista per la fine di quest’anno.
Nel prossimo futuro quindi potremo avere a che fare solo con due categorie di beni: quelli che sono completamente biodegradabili e pertanto non recano danni alla Natura e quelli che sono stati progettati per essere riusati e riciclati all’infinito. I primi prodotti che verranno spiazzati e messi al bando da questa strategia saranno i cosiddetti “usa e getta” , oltre a quelli progettati per rompersi sistematicamente dopo un certo periodo d’uso, secondo il concetto dell’obsolescenza programmata. Al loro posto ci saranno prodotti duraturi, facilmente riparabili, smontabili e rimontabili nelle parti essenziali dopo la sostituzione di quelle usurate, oltre ad essere riciclabili per altri tipi di uso. Ci si domanderà: ma quale convenienza hanno le aziende nel realizzare, costruire e vendere prodotti che hanno un ciclo di vita lungo? Questo è il punto. Sempre più imprenditori hanno capito che il problema sta nel ragionamento opposto: un’economia basata sullo spreco delle risorse può essere vantaggiosa solo nel breve/medio periodo, quando le risorse sono ancora abbondanti e a poco prezzo. Ma questa fase economica è ormai finita da un pezzo: la crisi in corso ha soprattutto questo aspetto caratteristico. Attualmente, ad esempio, ci sono metalli comuni, tipo il rame, che, a causa della scarsa disponibilità globale, stanno diventando più costosi dei metalli preziosi: questo fatto, tra l’altro, li rende facilmente esposti ai furti. L’esempio ci fa comprendere come il discorso dell’economia circolare non è legato solo ai rifiuti domestici, ma riguarda in generale l’intero sistema produttivo che oggi conosciamo. Puntare sulla longevità delle produzioni, infatti, non solo evita alle imprese sprechi e costi inutili, ma rende i clienti, per così dire, per sempre “fedeli” all’acquisto e al servizio offerto. Vale a dire che se un’automobile che oggi dura pochi anni e domani dovesse durare il triplo, ci sarà comunque bisogno di verifiche periodiche, di manutenzioni, di sostituzioni e di riparazioni. Dopo venticinque anni, una volta finito il suo ciclo vitale o esaurita la sua sicurezza complessiva, l’auto verrà smontata, riciclata e rimontata secondo i gusti dei vecchi ed eventualmente nuovi clienti: così il ciclo dei servizi ricomincia da capo all’infinito. Tutte le case automobilistiche tedesche, per fare un altro esempio, già oggi costuiscono automobili che hanno oltre il 90% delle componenti riciclabili e riutilizzabili.
A questa filosofia ora si stanno ispirando sempre più aziende che propongono prodotti di largo consumo in sostituzione di altri che oggi producono tanti rifiuti: sono soluzioni di economia circolare che cominciano ad essere anche alla portata di chi ha un reddito basso. Senza fare pubblicità, ve ne proponiamo alcuni che ci potrebbero aiutare a risolvere piccoli e grandi problemi quotidiani. Vogliamo eliminare le pile di bottiglie di plastica contenti semplice acqua di sorgente, spacciata come particolarissima acqua minerale, al fine di giustificarne il costo? Ci sono oggi ditte che forniscono gratuitamente una macchinetta particolare che, oltre ad eliminare dall’acqua del rubinetto eventuali eccessi di cloro, la rende frizzante con dei semplici passaggi meccanici (cioè senza usare energia elettrica): si paga solo il costo dei filtri biodegradabili e la ricarica della bomboletta del gas. Il costo complessivo, in proporzione, è inferiore a quello della maggior parte delle acque imbottigliate. Siamo stanchi di calzature la cui suola si scolla dopo poche settimane dall’acquisto? Altre ditte già oggi producono scarpe in cotone biologico e altre fibre altamente resistenti, con suole fatte di gomma naturale altamente resistenti all’usura (si tende non usare il cuoio proveniente dall’uccisione di animali): entrambe le componenti sono rigenerabili all’infinito. La vostra lavatrice o il frigorifero si rompono spesso? A Camerata Picena (Provincia di Ancona) da qualche mese è stato aperto un centro dove viene rimesso a nuovo ogni tipo di vecchi elettrodomestici, con tanto di garanzia per gli acquirenti, che così non finiranno più in discarica. Basare le produzioni sulla longevità quindi è possibile e l’Unione Europea sembra intenzionata ad accelerare questa autentica rivoluzione economica. Speriamo che non si faccia influenzare troppo, come spesso le accade, dalle solite lobby che non riescono a vedere nulla aldilà del proprio interesse momentaneo.


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