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Home Restaurant: nuova frontiera tra entusiasmi e polemiche

Partiti a razzo, i social eating sono finiti nel mirino del fisco

Gio 27 Ago 2015 | di Claudio Cantelmo | Attualità
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Scordatevi i ristoranti temporanei, quelli itineranti, gli underground o i guerrilla restaurant, locali un po' loschi e ai limiti della clandestinità. Oggi le cene in casa sono una delle tante facce della sharing economy: si condivide cibo genuino fra sconosciuti, ripartendo la spesa con un margine di utile per il padrone di casa. Tutto alla luce del sole. Alla base di questa strepitosa ricetta la passione per i fornelli, voglia d'avventura, il desiderio di condividere con amici, amici degli amici e sconosciuti il momento più social della giornata: il pranzo o la cena. Condite il tutto con un po' di business et voilà: l'home restaurant è servito! Come al solito, la moda viene dagli USA e sembra aver contagiato anche gli aspiranti chef tricolori, coloro che hanno sempre desiderato avere un ristorante dove poter esibire le proprie capacità e fantasia, o chi invece ha spesso invogliato mamma, marito o zia ad aprire un ristorantino tipico.

Ristoratori si diventa
Perché per buttarsi nella home ristorazione non devi avere vinto Masterchef, né possedere un budget consistente: puoi trasformare la cucina di casa tua in un localino tradizionale, per mangiare come al ristorante senza esserlo! Vuoi mettere un piatto preparato in casa, secondo le ricette tipiche che si tramandano di generazione in generazione? O il servizio esclusivo, raccolto, con la presenza di uno chef tutto per voi rispetto ad un'anonima serata al ristorante? Paragonare la sapienza, l'esperienza e i racconti di una nonna ai fornelli contro un ambiente e piatti più standardizzati seppure ottimi? E se poi parliamo di prezzi… beh, non c'è storia! Partecipare a un pranzo o un evento presso un Home Restaurant pesa grosso modo quanto versare una quota per una cena in comitiva: la somma copre i costi e ricompensa gli “homers” (così sono definiti i proprietari) per aver aperto le porte di casa, cucinato e offerto un servizio professionale ai propri ospiti. E se non bastasse l’Home Restaurant è anche scuola! Per chi dubitasse con un “non so cucinare neanche un uovo, ma quanto mi piacerebbe tentare...!”, gli homers organizzano corsi di cucina, serate tematiche, show cooking, laboratori e percorsi degustativi.

Le regole da seguire
Ovviamente non tutto è semplice né idilliaco. Siamo pur sempre in Italia e spesso alcune innovazioni di carattere alternativo stentano a trovare spazio in ambienti già controllati. Infatti ristoratori e Confcommercio hanno alzato la voce, sostenendo la natura totalmente illegale ed anti-igienica delle attività, chiedendo interventi immediati.
A livello strutturale, le normative impongono che l'Home Restaurant sia avviato in casa propria, ovvero dove voi, cuochi amatoriali, avete la residenza. La doppia casa al mare o la casa in campagna non valgono. L'attività non deve avere insegna sulla strada e non è aperto al pubblico, il contatto si stabilisce sul web: si seleziona l’evento, si contattano i proprietari per prenotare o per chiedere informazioni sul calendario pranzi e cene, oppure si riserva un posto direttamente sul sito o pagina Facebook dell’Home Restaurant prescelto. Per quanto riguarda gli aspetti fiscali e sanitari, fino a pochi mesi fa l'attività non era soggetta a particolari vincoli, e veniva equiparata a un’attività saltuaria d’impresa: sino a cinquemila euro di fatturato era considerata attività occasionale e non era necessario il libretto sanitario. Tuttavia, un recente parere del Ministero dello sviluppo economico rischia di smorzare gli entusiasmi di quanti si sono lanciati in questo business: nella nota del 10 aprile 2015, infatti, gli “home restaurants” vengono equiparati alle attività di somministrazione di alimenti e bevande. Eccole, le toppe burocratiche che tanti italiani purtroppo conoscono bene: il provvedimento renderebbe automaticamente tutti gli homers, anche quelli già in attività, fuorilegge. I ristoratori improvvisati, intanto, continuano a cucinare in casa a pagamento e si difendono: «Non siamo gli Uber della ristorazione, il tempo ci darà ragione». Staremo a vedere.


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