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Medici stressati

Non sempre chi ci cura davvero in salute

Gio 27 Ago 2015 | di Francesco Buda | Salute
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Chi ci cura dovrebbe essere il primo a stare bene. Purtroppo, i nostri dottori non stanno poi così bene. È il macroscopico paradosso che affligge in particolare i medici d'ospedale: stressati, delusi e spesso esausti, stretti tra il troppo lavoro, stipendi che non li appagano e il cancro della politica arraffona, miope, pervasiva e prepotente.
Sono loro stessi a dirlo in un paio di indagini promosse dall'Anaoo -  Assomed, l'associazione dei medici dirigenti.

CAMICI BIANCHI... LACERATI E SCONTENTI
Circa 7 su 10, giovani e non che riferiscono di sentirsi "frequentemente stanchi" e quasi la metà "emotivamente sfiniti", tra ansie e paure, iperimpegnati, per poi vedersi magari passare avanti colleghi non necessariamente più validi di loro. Uno su tre, dopo i turni di notte, torna immediatamente a lavorare senza le 11 ore minime di riposo ogni 24 ore previste dalla legge. Solo uno su 4 riesce a fare la pausa pranzo regolarmente, mentre oltre la metà - il 56% - non riesce a godersi tutti i giorni di ferie previsti nel corso dell'anno. I forzati delle corsie fanno una montagna di straordinari (magari nemmeno pagate né recuperate) e circa il 16% vive una situazione di mobbing o demansionamento - viene cioè messo a fare lavori inferiori - da parte del direttore o dei colleghi. Solo uno su 5 pratica sport e il 14,3% un hobby, mentre il 54.8% vorrebbe ma non ci riesce per mancanza di tempo. "Un professionista emotivamente labile o più semplicemente stressato", dicono all'Anaoo Giovani, che ha curato una delle due ricerche qui citate e che puntano il dito anche contro i tagli di fondi statali al Servizio sanitario nazionale. Tagli stimati in circa 31 miliardi di euro dal 2010 al 2014.
MEDICI AMMALATI
Dalle indagini dell'associazione Anaoo - Assomed emerge che la missione di curare gli altri diventa troppo spesso una iattura: per il 77,5% dei medici ospedalieri la propria vita privata è negativamente condizionata dalla attività lavorativa, addirittura 1 su 5 "non riesce ad avere una vita personale soddisfacente", oltre il 55% ha grosse difficoltà a conciliare lavoro e vita familiare.
Il 22% risponde "non ho tempo per una vita degna di questo nome". Risultato: i dottori si ammalano, moltissimi dormono male o spesso non dormono affatto (il 40%) e prendono sonniferi regolarmente.

CARRIERA, SOLDI: OK... E LA MISSIONE?
Quasi 1 su 2 si sente insoddisfatto del proprio lavoro che di solito, dicono giustamente, è una vocazione. Eppure, la prima ricetta che suggeriscono e auspicano per migliorare la loro condizione è l'aumento del livello retributivo (67% delle risposte), poi una buona pensione, assicurazione e progressione di carriera.
Va bene che si studia e si lavora a lungo e con tanti sacrifici, ma se pure uno prende stipendi da capogiro e ottiene belle promozioni, cosa se ne fa se continua a massacrarsi di lavoro, a non avere tempo per il proprio spirito, per la propria persona e i cari, magari subendo ricatti e prostituzioni politiche? Non a caso, scrivono i giovani dell'Anaoo, "il medico o infermiere sottoposto a carichi di lavoro e stress eccessivi inizia a perdere progressivamente l'empatia, fino al raggiungimento della 'morte professionale'".
Che si traduce inevitabilmente in prestazioni peggiori in danno della collettività. Infine, una luce positiva su questa importante e necessaria missione, che è molto più di un semplice lavoro per fare soldi o carriera: l'84% dei dottori si sente soddisfatto per i rapporti che ha coi pazienti.

 



VIRUS INCURABILE: I POLITICI

Tra i mali che affliggono la salute pubblica, in tutti i sensi, c'è la cosiddetta Casta, alla quale il ceto medico non è affatto estraneo. Anzi. Per il 67% degli intervistati dall'Anaoo, la principale causa della crisi del Servizio sanitario nazionale è il condizionamento da parte della politica. E poi l'incapacità della classe dirigente. Dirigenza, di solito, scelta proprio dai politici. Sono ormai un classico le lotte nei partiti per nominare i capi delle Asl e i primari. Guarda caso, quasi 9 medici ospedalieri su 10 sono d'accordo sul fatto che andrebbe rivisto l'attuale aziendalismo con il direttore generale presunto manager capace, plenipotenziario ma imparziale, in realtà espressione della politica al potere nel governo regionale. Sconcertanti sono questi altri risultati: il 21% ritiene che non contino per niente competenza professionale e preparazione per fare carriera negli ospedali pubblici, il 53% dice invece che contano poco. Per il 97%, infatti, la carriera "oggi è decisa dalla politica", molto o abbastanza. Intrecci che i politici non fanno da soli. Le risposte dei dottori chiariscono che di questo cancro loro non solo soltanto vittime.

 



25mila medici disoccupati nel 2025

«Circa 2.000-2.500 laureati in medicina ogni anno non avranno opportunità di completare la formazione post laurea». Una volta diventati dottori, infatti, non bastano i posti per far prendere a tutti la specializzazione. È l'allarme lanciato dalla Fnomceo, Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, che ipotizza quindi 25mila medici senza sbocco professionale nel Sistema sanitario nazionale. La rappresentanza di categoria chiede perciò di studiare e pianificare come si deve il fabbisogno di medici in Italia e comunque di ridurre a 6.500 i nuovi accessi ogni anno alla facoltà di Medicina. Questo è infatti il numero di posti disponibili nelle scuole di specializzazione in medicina generale. Cosicché ogni laureato possa specializzarsi e trovare lavoro. Dal 2010 ad oggi, le nuove matricole aspiranti dottori sono circa 10mila l'anno e si stima che nei prossimi anni l'80-85% arriverà alla laurea, cioè circa 8.000 - 8.500. Ad essi ne vanno aggiunti 9.000 esclusi dalle università, ma riammessi dopo il ricorso al Tar.

 



Medici ospedalieri insoddisfatti per...

78% per le prospettive di carriera

77% per i rapporti coi dirigenti

75% per lo stipendio

74% per organizzazione del lavoro

64% per la distribuzione dei carichi di lavoro

55% per la qualità delle strutture
ospedaliere e le dotazioni tecnologiche 

44% insoddisfatti per il proprio lavoro

 



Errori sanitari perché i medici scrivono male

Molte castronerie in àmbito sanitario potrebbero evitarsi se solo si scrivesse in modo chiaro e leggibile. «L'84% degli errori viene commesso trascrivendola: il collega o l'infermiere non comprende la scrittura del medico che ha indicato la cura e questa viene modificata – spiega Alessandro Boccanelli, presidente dell’Associazione Salute e Società Onlus e copresidente della Società Italiana di Cardiologia Geriatrica (SICGE) –. La soluzione è banale: basterebbe scrivere sempre in stampatello sulle cartelle cliniche per prevenire moltissimi guai, visto che proprio gli errori di prescrizione sono responsabili in un caso su due degli “incidenti” durante i trattamenti, mentre gli errori di somministrazione sono il 26% e quelli di distribuzione il 14%. Si stima che ogni 100 ricoveri si verifichino circa 4 errori, ma solo un terzo è davvero colpa del medico: nella maggioranza dei casi i problemi derivano da un'organizzazione inadeguata, dall'uso di strumenti obsoleti, da incomprensioni banali sulla cartella clinica».


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