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Orlando Bloom: Un “pirata” dal cuore d’oro

Elfo per “Il Signore degli Anelli” e terrore dei mari in “Pirati dei Caraibi,” ha le idee ben chiare sul posto che la fama planetaria occupa nella sua vita

Gio 27 Ago 2015 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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La gratitudine in cima all’Olimpo di Hollywood è merce molto rara. Dopo la fatica per scalare la vetta, molti artisti si godono il panorama senza guardare in basso alle folle urlanti e adoranti. Orlando Bloom ha esordito direttamente con una saga cult, “Il Signore degli Anelli”, nel ruolo dell’elfo Legolas e quelle porte quasi mitologiche si sono immediatamente spalancate al suo arrivo. Eppure ai divismi capricciosi preferisce una spontanea disponibilità, come ha dimostrato ai giovani giurati del Giffoni Film Festival, raccontando come la scala del valore e quella del successo forse siano destinate ad incontrarsi solo raramente. Sul blu carpet della manifestazione si è speso come pochi colleghi fanno, percorrendolo per due volte, una per gli autografi e l’altra per le foto, posando con i cosplayer (coloro che indossano un costume che rappresenta un personaggio di film o cartoni) dei personaggi di Tolkien. Il suo mondo non inizia e finisce con “io”, ma include tutti coloro che loro circondano a cui si rivolge con garbo e attenzione.

A 21 anni ha subìto un incidente alla schiena che le stava per costare le gambe e persino la vita. Come si è ripreso?
«Mi trovavo a Londra, in quella classica età in cui sei pieno di entusiasmo e foga. E d’un tratto sono stato catapultato in un letto d’ospedale tra la vita e la morte, al punto che i medici per quattro giorni non hanno saputo dirmi se fossi stato in grado di camminare o meno. Sono stato fortunato ad uscirne e da quest’esperienza ho imparato a vedere le difficoltà della vita come sfide che ci fanno andare avanti, come opportunità per crescere. L’incidente mi ha dato il coraggio e la speranza di guardare al futuro. Per questo mi piace particolarmente il tema del festival quest’anno, il Carpe Diem: dovrebbe essere il nostro motto ogni mattina quando apriamo gli occhi e ci alziamo dal letto. Dovremmo ricordare che ogni giornata va presa al volo».

Qual è la sua filosofia di vita?
«Ognuno deve sentire la responsabilità di guardare il mondo pensando alla traccia che vuole lasciare dietro di sé. L’idea che soldi, potere e fama diano la felicità è falsa. Quello che conta è provare a cambiare l’ambiente attorno a sé per rendere il mondo un posto migliore, non il look o il tipo di foto da postare su Instagram. Forse lo dico perché non sono un nativo digitale, ma i media cambiano il modo di comunicare delle persone».

E la lezioni più grande imparata?
«Resta fedele a te stesso, segui i tuoi sogni e rimani umile».

È difficile restare con i piedi per terra quando si debutta in un cult come “Il Signore degli Anelli”?
«È vero, ho iniziato la mia carriera con Legolas, ma da lui ho imparato che anche la creatura più piccola può superare gli ostacoli più grandi. Anche se ti senti minuscolo puoi comunque trasformare il mondo in un modo che non puoi immaginare neppure».

Che posto ha quest’elfo nel suo cuore?
«Iniziare con lui è stato il regalo più grande della mia vita: gli sono debitore, perché mi ha fatto crescere… Certo, vorrei dire di essere come lui, ma la verità è che per conquistare quel suo stato meditativo di compostezza e grazia ho faticato molto. Ritornare ad incarnare le sue nobili caratteristiche dopo dieci anni ne “Lo Hobbit” è stato davvero un onore. Quando si dice che alcuni ruoli tirino fuori il meglio di te o alcune caratteristiche della tua anima è vero e a me è successo proprio con quest’elfo».

Ha partecipato anche ad un’altra saga blockbuster, “I pirati dei Caraibi”. È vero che tornerà in azione nel prossimo capitolo, il quinto?
«Sì, non ne posso parlare, ma avrò una piccola parte, un’opportunità per presentare il mio personaggio Will per la seconda volta grazie a suo figlio».

Come si è trovato a lavorare con Johnny Depp?
«Lo considero il mio eroe, poter dividere il set con lui lo considero un privilegio che mi auguro di ripetere anche dopo “I Pirati dei Caraibi”».

Lei è anche molto impegnato nel sociale. Cosa le è rimasto di queste esperienze forti?
«Dal 2009 sono ambasciatore Unicef, un vero onore. Tempo fa sono stato in Giordania in un campo di rifugiati al confine con la Siria, dove alla gente è stato portato via tutto. La dignità con cui combattono ogni giorno per andare avanti mi ha colpito moltissimo e sono orgoglioso che possa essere portavoce della loro condizione, capirla e cambiare le cose».

Sente la responsabilità di essere un personaggio pubblico?
«Certo, la scelta di un ruolo deve basarsi sulla volontà di raccontare storie che facciano la differenza. Intrattenere le persone è un grande privilegio e alcuni prodotti al cinema e in tv hanno il potere di influenzare positivamente le persone che le guardano».

 



TRA FANTASY, STORIA E COMMEDIE

Classe ’77, l’inglese Orlando Jonathan Blanchard Bloom è cresciuto in un ambiente intriso di cultura e arte, con il padre Harry e il cugino Sebastian Copeland entrambi scrittori. Proprio all’apice del suo sogno di diventare attore subisce una brusca pausa nel 1998, quando, cadendo dal tetto, si rompe la schiena rischiando la paralisi. Si rimette in piedi e continua a perseguire le sue ambizioni artistiche, che subiscono un’impennata con il ruolo di Legolas ne “Il Signore degli Anelli”: l’elfo nato dalla penna di J.R.R. Tolkien ritorna al cinema anche nella trilogia de “Lo Hobbit”. Nell’altra saga che gli regala un successo globale, “I pirati dei Caraibi” tornerà prossimamente nel quinto capitolo, come ha rivelato al Giffoni Film Festival. Nel frattempo ha collezionato pellicole di ogni genere, da quelle storiche come “Troy” e “Le crociate – Kingdom of Heaven” a commedie come “Elizabethtown” e “Amore e altri disastri”. Prossimamente sarà nel cast di “Unlocked” con Michael Douglas, un thriller action che lo vede protagonista nei panni di un agente sotto copertura.


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