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Il potere di madre natura

I pesticidi fanno male non solo alla salute: SONO INUTILI E DANNOSI PER LA NOSTRA ECONOMIA

Gio 27 Ago 2015 | di Roberto Lessio | Attualità
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Negli ultimi tempi si sta discutendo molto a livello mondiale sul problema della strage degli insetti impollinatori, in particolare delle api, a causa dell’uso massiccio dei pesticidi. Un problema che sembra di poca importanza e che invece sta manifestando tutta la sua drammaticità, sia sotto il profilo ecologico che quello economico. Lo evidenziamo con un paradosso. Che impressione avreste se entrando un giorno in un supermercato non trovaste in vendita alcun tipo di caffè, neanche una tavoletta di cioccolata, niente miele, nessun olio di semi, niente banane e quasi completamente vuoto l’intero settore della frutta? Come minimo vi verrebbe da pensare che quel supermercato è molto disorganizzato e non vale la pena frequentarlo anche se potrebbe avere i prezzi convenienti sugli altri prodotti. Non si considera però che questo di fatto sta già accadendo a causa dell’irresponsabilità generale nell’uso di determinati prodotti chimici in agricoltura.
In tutto il mondo, infatti, il 35% della produzione di alimenti dipende direttamente dall'impollinazione effettuata puntualmente ogni anno da molte specie di uccelli (le banane ad esempio vengono impollinate dai pipistrelli) e soprattutto dai cosiddetti insetti pronubi (farfalle, sirfidi, bombi, api, ecc.), capaci cioè di succhiare il nettare dai fiori e di svolgere la loro funzione impollinatrice diretta. Solo recentemente però sta emergendo la grande importanza economica di questo “servizio” gratuito svolto dalla Natura, soprattutto dal punto di vista sanitario. Gli alimenti derivanti da processi di impollinazione, in particolare, risultano più importanti rispetto ad altri nella nutrizione dei nostri figli.
Ad esempio, sono i maggiori apportatori della vitamina A che è fondamentale per la vista umana. Ogni anno nel mondo circa 500mila bambini diventano ciechi a causa della mancata assunzione di questo fondamentale nutriente: carenza che spesso è abbinata anche a quella del beta-carotene, altra sostanza apportata nell’alimentazione umana da altri cibi legati alla catena dell’impollinazione. Lo stesso discorso riguarda l’apporto quotidiano di vitamina C, che risulta fondamentale per il metabolismo, per il sistema immunitario e per l’assunzione di calcio da origine vegetale (ad esempio quello contenuto nelle mandorle) che garantisce la stabilità dei denti e delle ossa.
è stato calcolato che il 40% di tutti i nutrienti di cui abbiamo bisogno quotidianamente per essere in buona salute, sono forniti direttamente da piante che resterebbero sterili se non ci fosse questo “servizio”.
Se si calcola anche l’apporto indiretto, cioè dove è presente almeno uno dei frutti ottenuti con l’impollinazione, questa quota sale addirittura al 75%. Ma non è finita. Recentemente si è scoperto che il problema è molto più grave di quanto già non sia. Ad evidenziarlo è stato un rapporto pubblicato nello scorso mese di aprile da parte dell’EASAC (European Academies Science Advisory Council), il raggruppamento degli istituti di ricerca europei che rappresenta il Comitato Scientifico dell’UE. Un rapporto che di fatto smentisce tutte le politiche blande adottate fino ad oggi dalla maggior parte dei paesi comunitari e dalla stessa UE in fatto di pesticidi, soprattutto in riferimento ai divieto d’uso dei neonicotinoidi (detti anche “neonics”): agenti chimici che in sostanza sono derivanti dalla forma sintetica della nicotina. Analizzando inizialmente i problemi causati da questi prodotti sulle colonie delle api selvatiche, il rapporto è arrivato a dimostrare quello che sta accadendo anche a molte altre specie di insetti che forniscono i servizi eco-sistemici collegati all’impollinazione: cioè quelle che permettono anche il controllo dei parassiti naturali delle colture agricole, la produttività del suolo e il mantenimento della biodiversità complessiva. Si è visto che anche molte specie di uccelli e di anfibi, quelle che si nutrono degli insetti e delle loro uova, sono ormai a rischio di estinzione.
Con un fondamentale salto qualitativo nell’approccio scientifico al problema, il rapporto dell’EASAC è arrivato a stimare che nella sola Europa ogni anno il valore dei servizi di impollinazione forniti dagli insetti è pari a 14,6 miliardi di euro, mentre in confronto le industrie chimiche che producono i neonicotinoidi in tutto il mondo, in tutto fatturano appena 2 miliardi di euro l’anno.
Dunque, stando a questo rapporto, per ottenere i pochi vantaggi economici ottenuti dai pesticidi e legati agli attuali stili di alimentazione occidentale (si pensi all’eccessivo consumo di carne ottenuta con enormi quantità di cereali), si sta depauperando l’intero patrimonio dei servizi forniti gratuitamente dalla Natura e che permettono non solo l’impollinazione, ma che garantiscono anche la fertilità dei terreni, la possibilità di bere acqua potabile e respirare aria pulita: cose impossibili senza la ricchezza della biodiversità.

 



L’EFFETTO DROGA

Uno studio scientifico svedese, citato nel rapporto dell’EASAC, ha evidenziato che i pesticidi in generale esercitano lo stesso effetto che hanno le droghe sul cervello umano. Anche a bassissime dosi, cioè quelle che vengono autorizzate dalla normativa attuale. Inizialmente i pesticidi si legano alla sensazione piacevole derivante dall’assunzione di nettare e polline, mentre poi l’assunzione costante ne determina un effetto sostitutivo. In sostanza, c’è il piacere per gli insetti anche in assenza dei nutrienti e questo li porta alla morte.

 



I DATI SUL RISCHIO DI ESTINZIONE DELLE SPECIE

Secondo il sito internet dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) in Europa sono a rischio di estinzione il 42% dei mammiferi autoctoni, il 15% degli uccelli, il 45% delle farfalle, il 30% degli anfibi, il 45% dei rettili, il 52% dei pesci di acqua dolce. In Italia risultano estinte ben 13 specie animali (10 uccelli, 1 mammifero e 2 rettili) e circa 400 specie sono minacciate d’estinzione; di queste almeno 50 sono in grave pericolo. Ad esempio, il chiurlottello, la berta minore delle Baleari e la pavoncella gregaria (tre specie di uccelli) sono diventati talmente rari da essere ormai prossimi all’estinzione.


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