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Un antico romano dei giorni nostri

I grandi valori di un tempo nel cuore di mio nonno, che mi ha sempre donato il meglio di se stesso

Gio 27 Ago 2015 | di Giacomo Meingati | Attualità
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Una di queste sere estive sono andato a fare un saluto ai miei nonni.
Guarda caso era proprio perché volevano il numero di luglio di “Acqua & Sapone”, perché gli fa piacere leggere i miei articoli.
Ad un certo punto, mio nonno mi ha offerto una cosa da bere, che ho accettato con piacere, e cominciammo a parlare, insieme con i miei zii e mia nonna.

Parlando di vari argomenti, ad un certo punto mi venne da dire: «Cavolo, io ho davvero pochi ricordi di quando ero piccolo», al che nonno rispose: «Aò! Ma quando te portavo a passeggio a Roma e ti raccontavo le storie però te lo ricordi?».

Come vuoi rispondere ad una domanda del genere? «Certo nonno! Certo che mi ricordo!».

Di sfuggita, l’ho guardato in faccia e ho proprio visto quanto ci teneva a quelle passeggiate ed era davvero importante per lui che io me ne ricordassi.

“Dannazione - ho pensato -, un uomo che ha raggiunto tutto nella vita, tutti gli obiettivi che si è prefissato, pieno di successo, affermazione, figli, nipoti, mica avrà bisogno che io mi ricordi di quelle passeggiate!”.

Ho capito che in realtà non ne aveva bisogno, ma ci tieneva che io mi ricordassi di quelle gite per un motivo preciso. Ma quale?

Chiedendomi questo, mi sono ricordato di alcune di quelle giornate, come quando mi portò davanti ai tre disegni che sono su via dei Fori Imperiali, che mostrano le diverse fasi dell’espansione dell’impero romano.

«Vedi quel puntino bianco? - disse, indicando il primo dei tre -, quella era Roma all’inizio e guarda quanto è diventata grande!». Io non credevo ai miei occhi: quant’era diventata grande quella piccola città bianca! L’ultimo disegno era quasi tutto bianco!

«E sai - mi disse - perché sono diventati così grandi?». Allora mi raccontò la storia di Attilio Regolo, il console romano che onorò la sua parola che aveva dato ai cartaginesi, tornando a Cartagine pur sapendo che lo avrebbero ucciso.
«Sono arrivati tanto avanti, perché erano tanto forti, perché un uomo che non rispetta quello che dice è un uomo che non vale niente».

Quando tornammo a casa sua per pranzo, mi fece vedere il suo libretto universitario che ancora conservava, facendomi vedere un esame datato 12 luglio del 1947: mia nonna mi disse che a nonno era stata diagnosticata la tubercolosi, che all’epoca era letale.
Lui, ricevuta la notizia della malattia, disse ai suoi cari di voler dare ingegneria meccanica, l’esame più difficile del corso, e quando la madre gli disse: «Ma Cesare morirai!», lui rispose: «Io voglio morire in piedi».

Allora io fui tutto contento e feci ridere nonno e nonna perché dissi: «Io lo so perché! Perché nonno è un antico romano!». Era così, è così.

Quei racconti avevano un senso, perché i valori che rappresentavano erano anche i suoi. Attilio Regolo, Catone l’Uticense, Seneca, Furio Camillo, Scipione l’Africano (il mio preferito), Marco Aurelio, il generale Ezio… lui era come loro, io questo lo percepivo, anche se non lo capivo, e non lo era a parole, ma nei fatti. Non erano valori di cui mi parlava, ma che mi mostrava attraverso la sua vita.

Una volta passò una bellissima ragazza e io chiesi a nonno se gli piacevano le donne, lui mi disse che gli piacevano molto, allora gli chiesi: «Ma tu hai avuto anche altre ragazze oltre a nonna?». E lui: «Sì, ne ho avute tante!», ed io, puro come solo un bambino può essere: «Ma anche mentre stavi con nonna?».

Lui lì si fermò e mi disse che una volta da sposato incontrò un’austriaca che gli fece perdere la testa. La corteggiò, la portò in un ristorante–motel, dove c’erano anche stanze da letto e stava per tradire mia nonna. Poi però non lo fece, offrì il pranzo all’austriaca e la riportò a casa sua.

«Nonno allora gli vuoi bene a nonna!», dissi tutto felice, e lui: «Sì, ma non fu per tua nonna che non lo feci.
Non lo feci perché io non so mentire e glielo avrei dovuto dire dopo. Avevo troppo senso dell’onore per mettermi nelle condizioni di dover dire a me stesso e a tua nonna una cosa del genere, per cui non ho potuto farlo e non lo ho mai fatto. Io la amo tua nonna».

Mio nonno non è credente, eppure in sessant’anni ed oltre di matrimonio non ha mai tradito mia nonna.

«Non metterti mai in una situazione in cui non hai stima di quello che sei», mi dice sempre, anche ora.

Alla fine ho capito perché ci teneva tanto che io mi ricordassi di quelle passeggiate, perché lui lì aveva voluto fare una cosa molto semplice e molto bella: donarmi il meglio di quello che era, quell’esempio era quanto di meglio lui avesse da offrire e voleva donarlo a suo nipote.

Ecco perché ci teneva che me ne ricordassi, perché quelle cose per lui avevano un valore grande e perché lui ha un valore grande! Lui è un antico romano! Come Scipione, Seneca, Virgilio, Furio Camillo e Attilio Regolo, e siccome a settembre compie 88 anni il mio regalo per lui è questo: permettere alle cose che lui ha donato a me di essere donate e condivise con tante persone che leggeranno questo scritto, in cui c’è il meglio dei valori che lui incarna. Valori romani di un romano, che proprio in questo momento di grande difficoltà per la mia città vorrei dedicare in particolare a tutti noi romani, perché ce ne ricordiamo, perché li onoriamo e perché li pretendiamo per la nostra Città. Perché noi siamo questo, questa è la nostra storia. Questa è Roma.

Buon compleanno nonno! Questo è per te, ti voglio bene! Giacomo.

 



GRAZIE NONNI!

In Italia sono circa 12 i milioni di nonni per circa 7 milioni di nipoti. Secondo Federanziani, i nonni italiani sono tra i più arzilli d'Europa: vanno a prendere i nipoti a scuola, preparano il pranzo, li accompagnano in piscina e il 63% di loro anche dal pediatra. Non solo, spesso con la loro pensione aiutano i figli a pagare le bollette e in certi casi addirittura le rate del mutuo. Il valore del contributo fornito dai nonni alle famiglie italiane è stimato in media sui 200 euro mensili. Il 2 ottobre si celebra la loro festa istituita nel 2005.


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