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Will Smith: “Una cena mi ha cambiato…”

Dalla passione infantile per “Guerre stellari” a Gabriele Muccino: ma al primo posto c’è la famiglia

Gio 27 Ago 2015 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
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Principe di Bel Air, men in black, nemico pubblico, rapper, supereroe stonato, barbone in cerca di una seconda occasione, eroe di fantascienza. Will Smith è stato, ed è, uno, nessuno e centomila. Come il truffatore di “Focus - Niente è come sembra”, il suo ultimo film. è persino un cantante melodico-pop, o quasi, come ha dimostrato nell’incursione a Sanremo lo scorso febbraio, dove ha duettato con Carlo Conti, sotto gli occhi divertiti della splendida Margot Robbie.

Si sta dedicando molto al cinema di genere, come mai?
«Eh sì, è vero, in particolare la fantascienza. è semplice, ho iniziato ad amare il cinema con alcuni film. Tra questi, quello che entusiasmava di più il Will bambino era “Guerre Stellari”. Quel tripudio di effetti speciali mi colpì, mi trascinò in un mondo unico e fantastico. Avevo solo 10 anni e sento ancora addosso lo stupore, la meraviglia, la sensazione di benessere che provai su quella poltrona, al cinema. Lì ho capito di amare il cinema e lì con ogni probabilità ho anche deciso di fare l’attore. E ho desiderato che tutti, guardandomi, si potessero sentire come me quel giorno. O almeno ho promesso a me stesso che avrei sempre dovuto fare di tutto perché potessero stare così bene».

Se le dicono Italia, lei a cosa pensa?
«A un paese bellissimo, che amo molto. A un grande amico ed eccezionale regista come Gabriele Muccino, che forse mi ha regalato la più bella interpretazione che ho mai fatto, ne “La ricerca della felicità”. Il nostro è un rapporto speciale, siamo come fratelli e sempre alla ricerca del prossimo progetto da fare assieme. E infine mi viene in mente mia mamma che intonava “Volare” quando cantava per noi. Un bel ricordo».

Cosa si aspetta dalla vita?
«Dalla carriera ho avuto tanto e ho ancora un credito tale da poter fare al meglio ciò che amo, scegliendo chi e cosa mi convince di più. Anche solo per divertirmi, per trovare un’opera che sappia darmi gioia. Come uomo sono ancora più fortunato: ho una splendida famiglia, dei valori saldi e confesso che queste due cose sono la mia priorità. Da giovane pensavo solo al lavoro, a cercare di essere il migliore. Ora capisco invece che la sfera personale, i figli, l’amore, l’amicizia, ciò in cui credi, sono il tuo tesoro più prezioso».

Non molti suoi colleghi hanno capito il senso della vita e sono schiavi della fama.
«Beh, io ho avuto modo di vivere esperienze uniche che forse mi hanno influenzato. Una di queste è stata una cena, una semplice cena. Oddio, a dir la verità, non è che fosse proprio un banalissimo pasto in compagnia, a dir la verità...».

Cosa intende?
«Gli invitati erano molto speciali. Due soprattutto: Nelson Mandela e Muhammad Alì. Insomma, quando hai l’occasione di conoscerli, vederli insieme, magari sedere tra loro, e poi pensi a te stesso, capisci di non essere davvero nessuno. E ridimensioni ogni successo che puoi aver conseguito nella vita».

Cosa le hanno insegnato?
«Di quella cena in Mozambico ho in mente ogni minuto, ma la verità è che il loro esempio, la loro storia, generosamente da loro messi a disposizione di tutti, erano già stati uno sprone per me. E credo che la lezione più importante di due giganti come loro sia che non saprai mai quanto forti e importanti siano i tuoi valori se non davanti a un problema che possa davvero metterli in crisi. E allora io lavoro ogni giorno perché possa essere forte per qualsiasi cosa la vita possa riservarmi».

Il suo personaggio in “Focus”, la sua ultima fatica, non sembra così virtuoso!
«è un personaggio molto diverso da me e per questo mi è piaciuto molto interpretarlo. Pensa che noia essere se stessi anche sul set a macchina da presa accesa. Lui è un uomo guardingo, che dedica la vita a nascondere i propri pensieri e le sue emozioni, ma si scontra con il sentimento che rende più vulnerabili al mondo: l'amore. Un aspetto che mi interessa particolarmente in una fase della vita in cui sento che quello che conta di più è l'autenticità, la sincerità, è proprio quello di confrontarmi con un personaggio che invece, ad entrambe, non è affatto avvezzo».

Ha qualche bel ricordo di questa esperienza?
«Altroché! L’Argentina, dove abbiamo girato, è un posto speciale. Assomiglia molto al vostro paese, anche nell’amore per il vino. A cui, diciamo, io non sono molto abituato. Ma lì non potevi non berlo e così era difficile rimanere lucidi. Scherzi a parte, sono un professionista! Però qui in Italia voglio trovare qualche bottiglia buona...».

E sua moglie, Jada Pinkett, è gelosa di compagne di set belle come Margot Robbie? Soffre della lontananza quando lavora?
«è un’attrice, una grande attrice anche lei. Sa com’è il nostro lavoro. Anzi, quando ha visto quant’era giovane e bella la coprotagonista, mi ha guardato e mi ha detto “tu hai 46 anni, amore, lei 24. Mi sa che ti conviene andare in palestra”. E così ho fatto. Sulla lontananza, credo che dopo 20 anni che mi sopporta sia solo contenta che per un mese non mi faccia vedere!».   

 



L’EX principe

Nel 1989, comincia a girare la serie “Il principe di Bel Air”. Durante i 6 anni delle riprese, recita nel film “6 gradi di separazione”. Con “Bad Boys” (1995), “Men in Black” e “Nemico pubblico” diventa famoso in tutto il mondo. Segue il film “Alì” del 2001, che gli vale una nomination agli Oscar. Con la sua compagnia di produzione cinematografica, poi, realizza i film “Hitch - Lui sì che capisce le donne” e “La ricerca della felicità”, di Muccino, per il quale riceve la seconda nomination all'Oscar come Miglior Attore Protagonista. Seguono “Io, Robot”, “Io sono leggenda”, “Hancock” e “Sette anime”, diretto ancora da Muccino. Nel 2012 riprende il ruolo in “Men in Black 3”. A febbraio 2015 è uscito al cinema con “Focus - Niente è come sembra”.     


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