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Tutti contro Manuel, ma è nato!

Mio marito non lo voleva: ora con il nuovo bimbo è rinato anche lui

Gio 24 Set 2015 | di Patrizia Lupo | Bambini

Avevo rinviato quel piccolo intervento tante volte, fino a quando, costretta dai dolori,  avevo dovuto arrendermi. Avevo resistito per non lasciare lavoro, famiglia e figli piccoli. Il più però era fatto, adesso dovevo solo rimettermi in piedi e avrei ricominciato a fare la vita di prima, correndo a destra e a sinistra. Non stavo bene però, i malesseri continuavano... Potete immaginare la mia faccia quando ho letto il risultato del test di gravidanza. Non potevo crederci, eppure era vero: ero incinta! Mi sono cascate le braccia.
Ormai non pensavo più ad avere figli e dopo tutta la fatica che avevo fatto per crescerli, mandarli a scuola, trovare un lavoro, ecco che si ricominciava tutto da capo, con notti in bianco e pannolini. Come avremmo fatto poi a mantenerlo? Questi i primi pensieri. Non stavo rifiutando mio figlio, ero solo preoccupata di come avremmo fatto. Mio marito si arrabbiò, quasi fosse colpa mia. All’inizio non avevo capito cosa voleva, anche se ripeteva con toni forti: «Non ci sono i soldi, non c’è lavoro!». Poi è stato esplicito: quel bambino non doveva nascere. Inutili i miei tentativi di rifiuto. Non me lo aspettavo, non ci credevo, ero confusa. Lo capivo, questo non era certo il momento giusto per avere un figlio. Il suo lavoro era precario, si stava arrangiando come meglio poteva ed io facevo poche ore di pulizie. C’era l’affitto da pagare. Ma come si poteva dire di no all’arrivo di un bambino? Non riuscivo a convincermi che avrei dovuto abortire. Era un peso troppo forte per me e cercavo qualcuno che mi capisse, ma sembravano essersi messi tutti d’accordo,  parenti e amiche: per loro era meglio fare l’aborto.
Io però non mi convincevo e non riuscivo a rassegnarmi. Pensavo cosa potevo fare ancora per far nascere quel figlio. Ho passato giorni di tormento. Poi sono andata a cercare una signora che avevo conosciuto in parrocchia, che pensavo potesse aiutarmi, e le ho raccontato tutto. Mi ha detto subito di non abortire e che conosceva un’associazione, il Segretariato Sociale per la Vita Onlus, che aiuta mamme in difficoltà, come me, perché possano accogliere il loro bambino. Li ho chiamati.
Quando ho spiegato per telefono quello che stavo vivendo, mi hanno dato un appuntamento subito assicurandomi che mi avrebbero aiutata a tenere il bambino, che potevano offrirmi diverse possibilità di sostegno, anche materiale. È come se una piccola luce si fosse accesa di nuovo nel buio, mi sentivo capita ed accolta. Le operatrici mi hanno spiegato che attraverso il Progetto Gemma, un aiuto economico, avrebbero potuto aiutarci ad affrontare le spese per nostro figlio per 18 mesi. Mi hanno informato anche degli aiuti previsti dallo Stato e che avrei potuto richiedere alla nascita del bambino. Che avrebbero potuto sostenerci con generi di necessità per neonato e altre cose ancora. Non mi sono sentita più sola e ho deciso che quel figlio lo volevo, anche se mio marito era contrario, ed ho accettato il loro aiuto. Tornata a casa, spiegai tutto a mio marito. Si arrabbiò, ma ho pensato che avrebbe capito. Manuel è nato e lui, il papà, ha capito ed è rinato anche lui.


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