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Arrivano le biblioteche condominiali

Dopo quella milanese, si diffondono in svariate cittā: servono a litigare meno!

Gio 24 Set 2015 | di Maurizio Targa | Casa
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Metti un signore milanese che, passate le colonne d'Ercole della pensione, decida di non limitarsi alla panchina e al pur nobile compito di sfamare i piccioni della piazza. Ma pensi, invece, a quanto la sua energia possa ancora risultare utile a far star meglio il prossimo e magari, visto che storicamente metà delle cause civili pendenti derivano da liti condominiali, contribuisca a migliorare proprio i rapporti tra vicini. Relazioni che quando non sono conflittuali, molto spesso risultano addirittura inesistenti, visto che a volte non si conosce neanche il nome della signora del quarto piano.  Possono, ad esempio i libri – si è chiesto il signor Chiapella, questo il nome del “colpevole” – avvicinare tra loro persone che condividono il pianerottolo senza farli sbranare tra loro? La risposta che si è dato a queste domande, stando all’esperienza della biblioteca condominiale che ha fondato in via Rembrandt 12, a Milano (zona Lorenteggio), è stata in entrambi i casi positiva.

Nella casa del portiere
Come nasce il tutto? L’idea smette di essere astratta e prende forma compiuta quando il palazzo del signor Chiapella resta senza custode e la portineria condominiale, di proprietà del Comune, rimane inutilizzata. Con l’aiuto di amici, comincia a costruire scaffali e a portare libri, mettendoli a disposizione degli inquilini e augurandosi che le oltre settanta famiglie presenti nello stabile comincino a utilizzare il posto come luogo d’incontro e di socializzazione. Raccoglie cento-centocinquanta volumi, certamente ancora pochi per lo scopo, ma comincia anche a chiedere un contributo, nei palazzi limitrofi, a chiunque fosse interessato a partecipare. A poco a poco la voce si spande e dagli altri stabili del vicinato arrivano libri in dono; gli abitanti del quartiere cominciano ad affacciarsi fino ad arrivare alle prime migliaia di tomi custoditi. Si aggiungeranno scaffali, si porteranno divani, tavoli, sedie e una macchinetta del caffè, fino ad organizzare una vera e propria inaugurazione. Con un’assemblea straordinaria, all’unanimità viene votata l’apertura al pubblico, con la gestione di tutte le famiglie dello stabile che a turnazione garantiscono l’apertura ai visitatori per tre pomeriggi a settimana. “Biblioteca Rembrandt 12”, questo il nome completo dall'omonimo suo indirizzo, diventa così la prima biblioteca condominiale di proprietà privata ad  aprire le porte anche a chi non risiede nello stabile.

Per favore, non fate silenzio
Chiunque infatti può recarsi alla biblioteca e, dopo aver citofonato alla voce “Custode”, salendo quattro gradini, potrà sedersi a leggere oppure ottenere un libro in prestito gratuitamente, a patto di riconsegnarlo nei tempi pattuiti, proprio come accade in tutte le biblioteche. Adesso il locale conta più di cinquemila volumi dei generi più disparati, è fruito anche dagli ospiti del vicino carcere di Opera e di una casa di riposo limitrofa, presto lo sarà anche dai detenuti di San Vittore. Ma non aspettatevi silenzio, tranquillità e atmosfere ovattate: qui è quasi d’obbligo parlare e interagire. «Il bilancio di questi primi mesi di vita di biblioteca è positivo - afferma l'ideatore -, e grazie alla biblioteca condominiale il rapporto tra i residenti è migliorato, quindi lo scopo per cui è nata è stato raggiunto con soddisfazione. Contiamo oltre cinquemila libri, come detto, ma da qui ne sono transitati molti di più: i libri doppi, ad esempio, li abbiamo regalati agli ospedali milanesi e ad associazioni locali.
Abbiamo avuto e continuiamo ad avere molte gratificazioni: l'amministrazione comunale è sempre stata dalla nostra parte, così come gli anziani, i vicini e tutto il quartiere. Quando siamo aperti al pubblico, ci sono persone che vengono a trovarci anche solo per salutarci e fare quattro chiacchiere o per bere un caffè in compagnia».
Progetti ancora in cantiere? Tanti e variegati: periodicamente si organizzano presentazioni di libri, alcune anche con accompagnamento musicale, e con l’assessorato alla cultura del comune di Milano si sta provvedendo ad instaurare cooperazioni con altre piccole biblioteche locali. Sono già in essere collaborazioni con scuole, parrocchie, e tante altre iniziative.

Una biblioteca tira l'altra
E non basta: lanciato il sasso, l'esempio è diventato virale ed ha già attecchito a Roma, Trieste e Torino con iniziative nate sulla falsariga dell'entusiasmante esperienza milanese.  Nella capitale, in particolare, in via Giovanni da Castel Bolognese 30, scala C, piano ammezzato, è nata la biblioteca condominiale “Al cortile”, uno spazio comune che, come la primogenita meneghina, ha come aspirazione di diventare il luogo dell’incontro del palazzo per parlare di libri, letteratura, arte, ma anche di giochi e film, come ha spiegato Loredana Grassi, condomina e fondatrice della biblioteca. Il regolamento anche in questo caso s’ispira a quello delle biblioteche pubbliche: la consultazione in loco c’è il mercoledì pomeriggio e il sabato mattina, i libri si possono portare via per trenta giorni, spesso il sabato pomeriggio si fanno conferenze ed incontri: hanno avuto molto successo quelle dedicate alla rivisitazione del Parco dell'Appia Antica e al Flamenco, a cui ha partecipato con un piccolo concerto il chitarrista Ciro Biasutto, raccontano i responsabili. «In questo particolare momento storico in cui le persone sono sole e hanno tanti problemi cui pensare – conclude il “colpevole di tutto”, Roberto Chiapella -, bisogna tornare a socializzare, perché stando insieme i problemi si risolvono meglio. Io ho solo cercato di innescare una scintilla, di ricreare un paese al pianterreno di un condominio, invitando gli inquilini a scendere dai piani alti per ritrovarsi. Il resto è riuscito grazie alla buona volontà di tutti».                                                             

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