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Madri tecnologiche

La rete per gli anziani è un ottimo strumento per non rimanerE isolati dal mondo e non sentirsi soli

Gio 24 Set 2015 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

Sono mamma, ma resto anche figlia. Mia madre ha varcato la soglia degli 80 anni senza aver mai messo mani su un computer. Perfino spiegarle il concetto di email, avendo così poca pratica di schermo, tastiere e internet, era arduo. Eppure è stata una donna attiva, ha mandato avanti una famiglia e ricoperto ruoli di responsabilità nel suo lavoro. Mi dispiaceva quindi che restasse così sconnessa da internet, l’innovazione più straordinaria dell’era che viviamo. Avevo sentito dire che molti anziani riescono a imparare abbastanza rapidamente l’uso del tablet e allora ho deciso di regalargliene uno. Che soddisfazione mi ha dato? Non è che sia diventata Steve Jobs e mantiene un rapporto con la tecnologia informatica che si può senz’altro definire difficile. Però ha la sua prima email! Riesce a mandare e ricevere foto dai nipoti e a vedere documenti. Inoltre, Google è diventato suo inseparabile compagno di parole crociate… Molto buono anche il rapporto con Facebook: ha il suo profilo, ha fatto “amicizia” virtuale con i parenti vicini e lontani e riesce a dialogare con loro, commenta le foto e le battute. E tutto questo in pochi mesi? Va bene, è orgoglio di figlia. Ma è stata davvero una rivelazione. Lo consiglio a chiunque abbia parenti anziani.
Il fatto è che il tablet riduce al minimo la mediazione tra noi e ciò che compare sullo schermo. L’idea che schiacciando dei tasti sulla tastiera e muovendo il mouse si possa far accadere qualcosa di concreto sullo schermo sembra una banalità, ma è così per noi che apparteniamo ad una generazione di mezzo, la prima (e ultima) generazione che è stata per metà della sua vita analogica e per l’altra metà digitale. Questo concetto era chiarissimo a Steve Jobs: il geniale creatore di Apple voleva ridurre al minimo questo effetto di mediazione, per rendere più semplice il nostro rapporto con i computer. Apple ha praticamente inventato il mouse, eppure poi è diventato uno strumento fondamentale per gli utenti del software rivale, cioè Windows. Il mouse così ha cominciato a mutare, si sono aggiunti altri tasti e la rotellina per far scorrere lo schermo. Jobs si rifiutò sempre di seguire questo esempio e il mouse di Apple restò sempre monotasto. L’obiettivo del genio della mela morsicata era quello di arrivare a strumenti che eliminassero completamente ogni tasto. Con il tablet ci è andato vicinissimo: c’è un solo tasto. Tutto il resto dei comandi e delle scelte avviene toccando direttamente lo schermo, toccando con le proprie dita l’oggetto dell’operazione che si vuole compiere. Una teoria che si conferma clamorosamente nel modo in cui gli anziani usano il tablet. Per i bimbi è diverso: loro nascono completamente digitali e hanno un  rapporto facile e immediato con tutte le tecnologie per le quali a noi serve leggere manuali. Con i bambini casomai il problema è permettergli di esercitarsi su strumenti che sicuramente saranno preziosi nella loro vita, badando allo stesso tempo che non trascorrano troppe ore incollate a quegli schermi, per evitare che si rifugino nel virtuale, perdendo di vista il reale. Per gli anziani, stando almeno all’esperienza di mia madre e di qualche altra di cui ho sentito parlare, riuscire a entrare nel mondo di internet è veramente una buona cosa. Il rischio, quando i capelli si fanno grigi e si smette di lavorare, è l’isolamento. Restare indietro e tagliati fuori da ciò che per gli altri è vita quotidiana.
Il rovescio della medaglia?
Se concedete l’amicizia alla mamma sarà esattamente com’era da piccoli quando i genitori cercavano di saperne di più della nostra vita. Una strana sensazione di essere osservati e giudicati… Di recente ho letto una ricerca da cui risulta che le mamme sono più tecnologiche: sono sopra la media per percentuale di possesso di smartphone, uso di messaggeria istantanea, presenza in Rete e sui social network. E certo, mi sono detta, altrimenti come faremmo a tenere d’occhio i nostri tecno-pargoli?                                                          



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