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L’idrogeno pulito č made in Italy

Sta prendendo piede lo straordinario processo per produrre energia davvero pulita: usa batteri e rifiuti. Non solo non inquina, ma addirittura abbatte l’anidride carbonica

Gio 24 Set 2015 | di Francesco Buda | Energia
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C’è ancora strada da percorrere, ma la direzione è quella giusta: la rivoluzione dell'idrogeno è in atto. Ed è Made in Italy. Le menti più avanzate del pianeta la invocano e la preconizzano, basti pensare al celebre economista statunitense Jeremy Rifkin o alle varie auto a idrogeno lanciate quest'anno da diversi colossi mondiali del settore.
La geniale trovata italiana è fatta di ricerca d'eccellenza, intuito, complicate sperimentazioni, studi all'avanguardia. Il tutto, basato su tre 'semplici' elementi: rifiuti organici, batteri e il clima-killer numero uno, l'anidride carbonica. Incredibile: ciò che sempre più spesso comporta inquinamento, problemi sanitari ed anche sociali (vedi le note emergenze rifiuti) ora può generare energia, tantissima energia e soprattutto senza aggredire l'ambiente. Anzi, offrendo un modo efficiente per liberarsi della CO2. Si tratta di un sistema che risolve non solo il problema di produrre idrogeno senza inquinare, ma supera il rebus di come produrlo con un bilancio energetico positivo. Ossia tirandone fuori più energia di quella impiegata per produrlo. Un team di giovani scienziati italiani ora c'è riuscito, con un processo capace di rendere ancora più idrogeno rispetto ai sistemi già noti, con rese mai ottenute finora, fino al 30% in più. E non solo in laboratorio, con prospettive industriali concrete già in atto. Grosse aziende gli stanno facendo la corte.

IL SISTEMA È IN FUNZIONE
Stiamo parlando della fermentazione lattica capnofilica, in sigla CLF. È il sistema brevettato dai ricercatori dell'Istituto di chimica biomolecolare del CNR, il Centro nazionale delle ricerche, di Pozzuoli, vicino Napoli. Ad ottobre scorso, dalla rivista Acqua & Sapone avevano annunciato la messa in opera della scoperta entro l'estate 2015. Ebbene, lo hanno fatto.
Guidati dal chimico Angelo Fontana, hanno costruito e messo in funzione un primo impianto capace di generare idrogeno pulito da scarti alimentari e vegetali.
Come? In pratica i batteri 'mangiano' gli zuccheri contenuti nei materiali organici, li digeriscono e producono come sottoprodotto idrogeno. La scoperta l'hanno trasformata in invenzione, mettendo a punto una macchina capace di fare questo. Poi, dai laboratori di Pozzuoli, l'hanno messa in cantiere in vista di impieghi industriali. «Abbiamo realizzato e stiamo facendo funzionare un impianto CLF in provincia di Avellino - racconta ad Acqua & Sapone il direttore della ricerca, Angelo Fontana -, è un prototipo pre-industriale, che imita varie caratteristiche per il processo industriale vero e proprio e stiamo discutendo per farne un impianto pilota più grande».
È la riprova che la loro scoperta con conseguente invenzione sono pronte, vanno ora sviluppate per l'impiego industriale, come avviene per ogni nuova tecnologia. Inoltre, i batteri del CLF producono acido lattico, sostanza utilizzatissima in tutto il mondo. Ottima per le plastiche biodegradabili, ma trova impiego anche nell'industria cosmetica, chimica e alimentare. «Stiamo migliorando la capacità del batterio di convertire la CO2 in acido lattico - aggiunge il dottor Fontana - che adesso dipende dalla produzione di idrogeno».
In tal modo, disaccoppiando i due processi, si potranno realizzare una sorta di ‘filtri’ biologici per eliminare l'anidride carbonica al 100%: basterà catturarla e stoccarla, come già è possibile fare, e darla in pasto alla Thermotoga Neapolitana.

GROSSE AZIENDE INTERESSATE
Il progetto ad ottobre probabilmente sarà presentata all’Expo di Milano. Intanto le istituzioni europee si sono accorte della rivoluzionaria novità e vogliono saperne di più: a settembre il dottor Fontana l’ha illustrata a Bruxelles.
In Italia, il governo è invece fossilizzato su inceneritori e trivelle per gas e petrolio, favoriti nuovamente con la legge "Sblocca Italia'. Una legge che impone altri 19 inceneritori, oltre i 42 già esistenti, definiti in modo mistificante 'termovalorizzatori'. Impianti che, da studi scientifici anche internazionali, risultano essere nocivi per la salute e l'ambiente. Sono previsti in Liguria, Lazio, Piemonte, Veneto, Toscana, Umbria, Marche, Campania, Abruzzo, Calabria e Puglia. Reiterando così la truffa di Stato degli incentivi a questi altiforni che bruciano i rifiuti anziché riciclarli, con la scusa che producono un po' di elettricità. Per quello che Acea, Ama e gruppo Cerroni vogliono realizzare vicino Roma, ad Albano Laziale, ci sono già pronti mezzo miliardo di sussidi pubblici Cip6. E un altro vogliono aggiungerne a Malagrotta, Roma, accanto all'inceneritore già presente, ma fermo e ora candidato al riavvio. «Questi incentivi non sono diretti a noi - dice Fontana, il papà dell'idrogeno pulito -, ma abbiamo fondi di aziende private disponibili a finanziarci e un certo interesse c'è anche nell'Unione Europea, dicono che potrebbero finanziare il nostro progetto. In Italia alcuni stanno trattando per l'acquisto del brevetto dal Cnr. Gli investitori hanno varie idee su come utilizzare l'idrogeno. Si pensa soprattutto nel convertirlo mediante celle a combustibile e ai motori dei veicoli, oltre ad altre modalità applicative che però sono secretate, perché non ancora brevettate».
Qui scatta il segreto industriale, non si può dire di più. Possiamo solo aggiungere che si tratta di aziende che producono energia o che ne consumano tanta, le cosiddette attività energivore. Quindi su entrambi i fronti del mercato elettrico: chi vende e chi compra kilowatt. Una via concreta per favorire l'ormai non più rinviabile drastica riduzione di emissioni di anidride carbonica, senza dove rinunciare ad avere tanta energia.
I 28 Paesi dell'Unione Europea si sono impegnati a tagliare i gas serra del 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030. Cina e Usa hanno siglato un accordo per ridimensionare nei prossimi anni l'enorme quantità di anidride che emettono ogni giorno. La lobby dei petrolieri ha reagito, proponendo come alternativa energetica più gas al posto di carbone e petrolio... E in Italia gli mettono il tappeto rosso per trivellare i nostri mari e territori senza neanche seri tornaconti per la nazione. In mezzo a tanti parassiti economici, finanziari e politici, c'è da fare il tifo i batteri. Quelli Made in Napoli!



IL CORTEO DI VADO LIGURE
I427 morti riconducibili ai fumi, tra i 1.700 e i 2.00 ricoveri ospedalieri di adulti e 450 bambini ricoverati per malattie respiratorie. Sono i numeri del processo contro 86 indagati per la centrale a carbone di Vado Ligure , in provincia di Savona. Sono accusati a vario titolo di disastro ambientale colposo aggravato, disastro sanitario colposo aggravato, abuso d’ufficio, disastro colposo aggravato e omicidio colposo plurimo. Si tratta di impianti fortemente foraggiati dallo Stato, insieme ad altre centrali alimentate e a fonti fossili. In Italia vi sono altre 15 centrali a carbone. Ma invece di sostenere progetti come il CLF dei nostri ricercatori del Cnr di Pozzuoli, che possono offrire al mondo la svolta epocale per l'energia pulita, il governo italiano e la casta al potere continuano a sussidiare e sponsorizzare impianti e tecnologie che inquinano e frenano il vero sviluppo 'green'.



IDROGENO SHELL
Alcuni colossi dei carburanti stanno un po' alla volta aprendo stazioni di rifornimento per veicoli a idrogeno. Ad esempio, l'italiana Eni e l'americana Shell, da oltre 10 anni in vari Paesi del mondo, lo scorso marzo lo ha fatto in 4 città tedesche. Nel 2011 in California, con Toyota ha inaugurato la prima area di servizio per veicoli a idrogeno degli Stati Uniti, alimentata direttamente da una condotta nella quale non scorre gas o petrolio, ma idrogeno. La scoperta e l'invenzione del Cnr di Pozzuoli, potranno consentire di produrlo senza più dover usare fonti fossili, come avviene ancora oggi. E così l'idrogeno sarà davvero pulito



E IL GOVERNO PERCHÉ NON SI SVEGLIA?
Il progetto CLF per produrre idrogeno dai rifiuti, abbattendo CO2, non pare aver attratto l'interesse del governo nazionale, che va a rimorchio delle fonti fossili. Un paradosso mondiale, con dati scioccanti: quasi 4,8 miliardi di euro di sussidi pubblici solo nel 2015 in tutto il pianeta. Circa 9 milioni di euro al minuto. Non lo afferma un retrogrado ambientalista contestatore, ma il Fondo Monetario Internazionale, tra le massime autorità finanziarie del mondo. Ecco perché la bolletta elettrica non scende come dovrebbe e come consente da subito il crollo dei costi di produzione del kilowatt all'ingrosso, grazie soprattutto al fotovoltaico.



ALTRO CHE LA BUFALA DEL ‘BIO’GAS!
In Italia è in atto una nuova grande bufala sotto le mentite spoglie dell'energia verde: il cosiddetto 'bio'gas e 'bio'metano. Sistemi alimentati con rifiuti organici, comprese deieizioni animali, percolati ed altro, da cui i batteri estraggono gas e metano di solito abbastanza sporchi. I gas vengono bruciati per generare elettricità o venduti alla rete del gas o come carburante per veicoli. Questi impianti  godono di ricchi sussidi statali, come se fossero vere fonti rinnovabili.
Pure il sistema CLF del Cnr di Pozzuoli, utilizza batteri e scarti organici. Ma non c'entra nulla con queste tecnologie inquinanti e mangiasoldi pubblici. «Il nostro pure è un biogas - spiega il direttore della ricerca Cnr, Angelo Fontana -, ma è completamente differente dai cosiddetti 'bio'gas tanto in voga ora che emettono anidride carbonica. Hanno diversi problemi che non riguardano il nostro sistema CLF e questo è uno dei motivi per cui le aziende si stanno interessando al nostro brevetto che non emette, ma abbatte CO2, è l'alternativa ecologica al metano, anche in termini di scarti. Quello che resta dal CLF non è un prodotto inquinante né rischioso, totalmente diverso dagli scarti dei vari 'bio'gas tradizionali. Lo conferma una prima relazione non ufficiale dell'Enea». L'Enea è l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, la seconda maggiore istituzione italiana per la ricerca.


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