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Sono punk dentro

Il frontman dei Sex Pistols e i suoi primi 40 anni di carriera

Gio 24 Set 2015 | di Federico Scoppio | Interviste Esclusive
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Quando i Sex Pistols spaventavano il mondo negli anni Settanta, il frontman era lui, John Lydon. A quei tempi tutti lo chiamavano Johnny Rotten, a causa di quei denti marci che la vita sregolata di allora gli aveva donato. Icona punk, arrabbiato, spiazzante, sempre contro, quest'anno festeggia i primi 40 anni di musica, e lo fa con una nuova autobiografia ancora non tradotta in italiano (“Anger is an Energy: My Life Uncensored”) e con un nuovo disco dei PiL, la sua seconda band, “What the World Needs Now”... A sette anni una meningite gli rovinò la vita, lui, nato in un sobborgo di Londra, entrò in una band di ribelli in cui incontrò Sid Vicious, l'altro Sex Pistols che morì tragicamente qualche anno dopo.

Hai una vita normale o sei ancora un punk oggi?
«Ma sai, l'essere punk è una forma di vita e cultura e non credo possa togliermelo nessuno. È il mio stile, il mio modo di vivere, di vestirmi, di cantare. È il mio modo di stare al mondo da quando ero piccolo e non credo a quelli che ci diventano a tavolino, ci devi stare dentro al punk, lo devi vivere. Io ho accumulato tutta la mia aggressività, la mia rabbia, il mio odio nel corso degli anni per rendere la mia vita punk. Se ti svegli un giorno e dici di voler essere punk, non fai altro che obbedire a delle regole, niente di diverso da un campo militare dove tutti si vestono e si muovono allo stesso modo e allo stesso ritmo. Il punk è l'opposto di questo: è libertà, ribellione, un'attitudine naturale. Non è violenza, il mio eroe politico è Gandhi, che non ha mai avuto a che fare con la politica, con la religione, con le istituzioni, talmente era al di sopra di ogni cosa terrena. Ognuna di esse è impura perché corrompe e può essere corrotta da un momento all'altro. Il mio miglior consiglio è non abbassare mai la voce e continuare a far fracasso finché i rumori non smettono».
La tua vita artistica dopo i Sex Pistols, nei PiL, è stata molto meno graffiante però...
«Non è vero, la band nacque per continuare ciò che avevo iniziato con i Sex Pistols, anche se siamo sempre stati meno aggressivi e sovversivi. Ma è solo una questione di attitudine».

E poi ci fu un passaggio importante...
«Sì, a un certo punto mi sentii che volevo cessare di attaccare le istituzioni, che era praticamente la mia attività preferita che facevo quando ero con i Pistols e volevo sperimentare a partire da me stesso. Non puoi cambiare il mondo se per primo non cambi te stesso. Quindi quella era la mia ambizione più alta. Molto utopistica sotto certi aspetti, ma di base è così che funziona con i PiL».

Come nascono i Pil?
«Nascono a fine anni Settanta per combattere l'omologazione sociale, perché in quegli anni il tema della cultura giovanile era proprio l'attrito continuo con la società politica di allora e con la cultura predominante».

E ora stai tenendo la politica fuori dalla tua musica?
«Cerchiamo di esplorare il vasto e complicato ambito delle emozioni umane. Prima il benessere interiore e poi quello esteriore».
 
“God Save The Queen” cantavi nei Pistols, ora cosa ne pensi della nuova principessa Kate Middleton?
«Sembrano davvero una coppia dolcissima. Credo che Harry possa fare davvero del gran sesso con lei. Purtroppo le cose non sono cambiate molto nel tempo all'interno della famiglia reale e non la invidio assolutamente, perché è costretta a recitare un ruolo, a indossare ogni istante una maschera. È un sistema nel quale sono ingabbiati, una prigione che li intrappola e che alla lunga li può asfissiare. Provo pietà per lei, per la persona. Io ho sempre detestato l'istituzione che essi rappresentano, ma non ho mai, mai, mai detestato gli esseri umani che le incarnano. Loro sono vittime, io sono John e le vittime hanno il mio amore».

Passi gran parte del tuo tempo a Los Angeles, però torni spesso a Londra, dove c'è un'altra persona con un carattere ribelle come il tuo, Josè Mourinho...
«Ne ho sentito parlare perché abbiamo lo stesso sarto, forse allora non siamo poi così diversi. Ma io sono un tifoso dell'Arsenal e non sostituirei mai il nostro Arsène Wenger con lui. Mio padre mi ha fatto conoscere il calcio e mi ha insegnato ad amare l'Arsenal nel bene e nel male, come dice anche la Bibbia: non desiderare la donna d'altri. È uno sport straordinario e, come vedi, ha anche una morale».

Hai raccontato molte volte la tua dipendenza dalle droghe, dalla cocaina all'eroina, come qualcosa che ti ha segnato profondamente. Eppure ne sei uscito, come hai fatto?
«È stato un passaggio naturale, rovinavano il mio rapporto con il palcoscenico e con il pubblico che veniva ai concerti, così ho deciso di lasciar stare».

Invece il tuo grande amico ai tempi dei Sex Pistols, Sid Vicious, non sei riuscito ad aiutarlo?
«Era impossibile, un fottuto pazzo che viveva con una mamma tossicodipendente e che aveva una compagna che si faceva più di lui. Era fragile almeno quanto buffo. In effetti il suo humor tagliente mi manca molto».         



BIOGRAFIA
John Joseph Lydon (Londra, 31 gennaio 1956) è voce del gruppo punk rock dei Sex Pistols e del gruppo post-punk Public Image Ltd. Nel corso della sua carriera quarantennale ha pubblicato diversi singoli (incluse “Anarchy in the U.K.”, “God Save the Queen” e “Pretty Vacant”). Ha condotto diversi programmi televisivi e ha scritto la sua autobiografia “Rotten: No Irish, No Blacks, No Dogs” (1993).

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